giovedì 31 dicembre 2009

Roadhouse Grill - Roma



E' il 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica. Decidiamo di andare a fare un giro per Roma. Prendiamo la metropolitana fino alla fermata che si trova a Piazza della Repubblica. Scendiamo per Via Nazionale e cominciamo a camminare con l'intenzione di andare a vedere i Giardini del Quirinale, che comunque verranno aperti solo nel pomeriggio. La giornata è abbastanza variabile, il sole si mischia con le nubi e qualche sporadica goccia di pioggia. E' bella Roma, non ci sono molti turisti, anche perchè ci avviciniamo all'ora di pranzo e i locali aperti, risultano essere abbastanza frequentati. Essendo giorno di festa, ci siamo alzati più tardi, per cui anche la colazione è stata posticipata e il pranzo di conseguenza. Ma ad un certo punto l'orologio biologico della fame, comincia a farsi sentire, così provo a vedere se Khaled, il proprietario di Pasta Love, locale recensito qualche tempo fa dal sottoscritto, sia aperto per il pranzo. Ma niente da fare, allora ci viene in mente la StazioneTermini o meglio viene in mente a Marco e Luisa e non certo per prendere un treno.
Dunque, dentro la Stazione Termini, dalla parte di Via Marsala, si trova questo locale, che ha nella cottura della carne alla griglia, il suo punto di forza. E' luogo ideale per chi arriva alla stazione , per chi decide di partire o per chi come noi si trova al centro di Roma. C'è un pò di fila, ma molto gentilmente e celermente, le ragazze che si occupano dei tavoli, ci riservano un tavolo tondo al piano terra, dove noi tutti, cioè quattro adulti e tre bambini, stiamo molto comodi. Proprio mentre aspettavamo il tavolo, abbiamo letto che il martedì i bambini non pagano. E che giorno era il 2 giugno? Proprio un martedì. Ci sediamo e troviamo sul tavolo, due grossi recipienti di noccioline tostate. L'arredamento interno, riprende lo stile country e dentro tra le varie cose, si trovano anche un piccolo aereoplano e una pompa di benzina. La gentilezza di chi ci ha servito è stata molto apprezzata da tutti noi. La ragazza ha accontentato i bimbi in tutte le loro richieste. Neanche a dirlo, io ho preso un bel filetto al sangue, cotto proprio come piace a me. il piatto è accompagnato da una patata con crema di yogurt e panna. Insomma un sapore un pò particolare, ma niente male. Da bere una birra chiara alla spina, ma devo dire abbastanza insapore e anche la scura non è che fosse migliore. Per i bambini il classico piatto contenente panino con hamburger, patatine e bibita a scelta, più un dolcetto. E questo era gratis, anzi quasi tutto gratis, perchè si paga una quota fissa di un euro e sessanta centesimi. Ci si può stare. Molto buona anche la pulizia dei bagni, che si trovano al piano superiore, ove sono ubicati anche altri tavoli. Da notare che la ragazza che ci ha servito, ci ha invitato a non prendere la carne di maiale, in quanto era congelata, insomma non proprio fresca. Una nota negativa è relativa al servizio, nel senso che si paga e questo non lo trovo molto giusto. La mia conclusione finale è che si può andare, perchè la carne è buona. Il locale è posizionato alla grande e senza aspettarsi una cucina superba, ci si può ritenere più che soddisfatti.

martedì 29 dicembre 2009

Roma, la pittura di un impero - Scuderie del Quirinale - Roma

E' una bella giornata festiva di sole e anche se la sera precedente abbiamo fatto le 3 di mattina, decidiamo, con comodo, di andare a vedere la splendida mostra che si trova all'interno della meravigliose Scuderie del Quirinale. Non è la prima volta che vengo in questo luogo, in quanto durante i suoi dieci anni di mostre altre ne ho visitate. Però è sempre un'emozione entrare in questo posto, fare un giro nella libreria, dove anche stavolta ho trovato un bel libro da comprare successivamente, prima di entrare. Fino al 17 Gennaio c'è la mostra Roma: la pittura di un Impero. Siamo entrati verso le 13, quando non c'era fila e siamo usciti verso le 16, quando la fila c'era , eccome. Per entrare abbiamo sfruttato l'offerta famiglia, cioè ogni bambino accompagnato da massimo due adulti, paga 4 euro mentre i grandi 6. Insomma con 16 euro , più 4 di audio guida, c'è la siamo cavata egregiamente. Rapporto qualità/prezzo, perfetto.
Arrivare alle Scuderie è stato molto semplice, infatti presa la metro A siamo scesi a Repubblica e da li con 10 minuti a piedi lungo Via Nazionale, siamo arrivati a destinazione. Lasciati i giubbotti al guardaroba, gratuito, abbiamo cominciato la nostra visita. Una visita che spiega subito il perchè del nome "colombario", riferito al luogo ove venivano deposti i resti di coloro che trapassavano. Ma è solo l'inizio di un entusiasmante viaggio riferito al livello artistico raggiunto dagli artisti che vissero tra il II° secolo a.C. e il IV° d.C. La mostra è divisa in due piani, al primo si trovano dipinti o parte di essi, che trattano i contesti decorativi, mentre al secondo troviamo rappresentazioni di nature morte, interessante anche il motivo di questo nome a dette opere, scene mitologiche e paesaggi. Tra i due piani si trova la caffetteria, dove si può prendere una pausa per un caffè e per un pranzo, con veduta spettacolare sulla piazza del Quirinale. Ma tornando alla mostra, devo dire che personalmente il secondo piano è risultato più interessante, forse perchè più vicino alle mie esigenze o meglio a ciò che più mi interessa. Mi spiego, il ritratto è qualcosa di più affascinante, rispetto alla decorazione. Ma parliamo di sottigliezze, nel senso che la mostra è interessante in toto. Avendo portato Jacopo, quello a cui lui è rimasto molto interessato, è riferito alll'arte delle lenzuola funerarie, in quanto erano rappresentati gli egizi. Questo è il periodo storico che lui stà studiando in questo momento, per cui il suo interesse è stato maggiore. Quest'opera è la numero 34 dell'audio guida, l'ultima della mostra. Ecco a questo punto uscite dalla sala e vi si presenta un panorama da rimanere a bocca aperta, si vede Roma in tutta la sua bellezza, soprattutto in una giornata come quella di ieri.
Le Scuderie regalano storia, cultura, ma anche una veduta della Città Eterna, veramente stupenda.

venerdì 25 dicembre 2009

Mosquee Hassan II° - Casablanca - Marocco

Casablanca è una città, almeno per quello che riguarda il mio punto di vista, che non mi ha appassionato. Una città ti appassiona sia dal primo momento che la vedi, che senti il suo profumo, invece tutto questo non è successo. Però , fortunatamente, in ogni luogo, qualcosa di positivo esiste sempre. Ecco, la Moschea di Hassan II° rappresenta l'eccezione alla brutta impressione che ho avuto di questa città. Una città piena di taxi di colore rosso, che altro non sono che le nostre Fiat Uno, primo tipo. Una città in cui vedi tanti di quegli uomini seduti fuori dai bar o da luoghi a loro dedicati. Non so, Il Cairo, mi è piaciuta, con tutta il suo caos, la sua profonda povertà, i bambini che ti salutano, ma Casablanca, no. Però , qui succede qualcosa di strano, cioè la Cittadella Santa a Il Cairo, mi colpì relativamente, mentre come ho scritto in precedenza, la Moschea di Casablanca, grazie soprattutto alla bravura della nostra guida ,che non a caso si chiamava Hassan, mi ha colpito molto positivamente.
La Moschea di Hassan II°, è definita una delle meraviglie del ventesimo secolo e capolavoro dell'architettura Arabo-Musulmana. Vederla da fuori fa un effetto incredibile, la sua grandezza è quasi incalcolabile, ma in realtà è la la terza moschea più grande del mondo e la più grande in Marocco. Inaugurata nel 1993, è stata costruita in soli sei anni e economicamente non è gravata sull'economia non molto florida del Marocco, in quanto è stata realizzata grazie ai versamenti volontari dei marocchini stessi. Soltanto nel cortile esterno della stessa, si possono accomodare in preghiera circa 80 mila fedeli. Il suo minareto, alto 210 metri, è il più alto del mondo. E quando arriva la sera, un fascio di luce verde è puntato verso la Mecca. Ribadisco che la bravura della guida è stata fondamentale, per far si che la visita sia stata una cosa indimenticabile. Come indimenticabile è l'interno, con il pavimento fatto con marmo di Carrara e i rilievi, gli stucchi e i tappetti, che sono opera di circa 6000 artigiani provenienti da tutto il Marocco. L'interno può contenere fino a 25 mila persone, grazie ad una superficie di circa 20 mila quadrati. Il soffitto, con dei lampadari di Murano giganteschi, è rimovibile e ai lati ci sono due mezzanini sopraelevati riservati alle donne. Infatti durante la preghiera, uomini e donne, devono essere separati. Dalla sala delle preghiere, tramite un tratto di pavimento fatto con vetro molto spesso, si può vedere la sala delle abluzioni, costituita da 41 fontane. La sala delle abluzioni, è quella sala, dove i fedeli si purificano, infatti bagnandosi con l'acqua , prima della preghiera, si tolgono tutte le impurità. Ma scriverlo è differente dal raccontarlo, è veramente una cosa particolare, che ti fa capire , ma non solo per questo, la differenza tra le varie religioni, nel modo di concepire la quotidianità della parola di Dio o di Maometto. In tutto questo, anche un'altra cosa mi è rimasta impressa, cioè che noi tutti eravamo molto attenti alle spiegazioni della guida, mentre Jacopo, mio figlio, avendo trovato un pezzo di carta, provava i sette passi di Cristiano Ronaldo, quando calcia le punizioni. Ma a parte questo, la visita è stata proprio interessante. Logico che poi c'è sempre qualcuno che non rispetta le regole delle religioni altrui, come quei due signori che hanno cercato di entrare in uno dei due mezzanini riservati alle sole donne e sono stati prontamente ripresi. La visita è terminata con la visita alla sala delle abluzioni , un autentico gioiello incastonato all'interno della Moschea. Ritengo per chi si reca a Casablanca, di spendere almeno un paio di ore alla visita di questo capolavoro architettonico, costruito per due terzi sulle acque dell'Oceano.

lunedì 7 dicembre 2009

Stanco di odiare - Paolo Bannetta


Quando per la prima volta ho preso questo libro in mano, ero a cena insieme all'autore, cioè con Paolo. Eravamo ad uno spettacolo di cabaret e l'occasione è stata sfruttata per una breve presentazione del suo libro. Il suo primo libro. Lui, logicamente, era all'oscuro di tutto e quando è stato chiamato per spiegare la sua opera, l'emozione si è vista sul suo volto. Finita questa breve presentazione, Paolo torna al tavolo e regala a mia moglie Carla e al sottoscritto il suo libro, con una breve dedica. Io non avevo ancora letto nulla, lo apro e sfoglio qualche pagina, leggendo qualche breve passo e l'unica cosa che ho detto è stata: “Questo è un libro bello, ho questa netta impressione”. E non mi sono sbagliato, perchè cominciare a leggerlo e finirlo nel breve tempo di qualche giorno è stato velocissimo.
Ma passiamo al libro, un libro che parla di un maresciallo dell'Arma dei Carabinieri, Paolo Guerra. La storia si svolge a Diano Marina, in Liguria. Perchè proprio questo luogo? Perchè da giovane l'autore ha svolto proprio qui il servizio militare e i ricordi, molto belli, hanno prevalso su qualsiasi altro luogo.
Il libro parla del trasferimento del maresciallo Guerra, in quel di Diano Marina, per cercare di porre fine a un traffico di droga. Lo stesso proviene da una tremenda esperienza personale, da un dolore che ancora non ha fine. Durante un inseguimento, il fuggitivo ha investito e ucciso la moglie e il figlioletto del maresciallo, di appena cinque mesi. Da allora la vita di Paolo è cambiata, con la rabbia e il rancore verso questa vita che le aveva tolto le cose più belle. Giornate intere a cercare di arrestare l'assassino, ma il tempo, inesorabile, rendeva sempre più flebili le speranze di poterlo prendere. Fortunatamente arriva questo trasferimento, luogo in cui ritrova il suo amico del cuore. Lui romanista e l'amico laziale. Ma in questo paesino, prova, dopo tanto tempo, un sentimento che sembrava non albergasse più nel suo cuore. Si innamora, una passione che lo travolge, che lo fa tornare indietro nel tempo, ma che lo mette in lotta con se stesso, con quella parte di lui che ancora pensa alla vendetta e che crede che un nuovo amore, possa fargli dimenticare gli amori che non ci sono più. La sua lotta interna e quella combattuta contro i trafficanti rendono questo libro, avvincente, drammatico, tenero e ironico. Tutte queste sensazioni si racchiudono in 318 pagine. E tutte le sue azioni sono accompagnate dall'inseparabile Giulia, la quale non è una semplice macchina, ma una passione che rasenta un sentimento ben più importante.
Insomma Paolo Guerra, in quel di Diano Marina, avrà a disposizione una squadra che renderà il suo lavoro più semplice, perché il tutto sarà un mix di professionalità e umanità, soprattutto quest'ultima.
Logicamente come in ogni storia, non tutto fila liscio, sia in amore che nel lavoro. Ci saranno intoppi, colpi proibiti e soltanto al termine si saprà se la vita ha restituito a Paolo , quello che con efferatezza, gli aveva tolto in precedenza.
Termino con i miei pubblici complimenti all'autore, perché in questa storia, vagamente autobiografica, vedi la cervicale e non solo, ci sono tutte quelle belle sensazioni che avevo avuto all'inizio.

sabato 5 dicembre 2009

Pala Palino - Ristorante Pizzeria - Roma



Dunque ormai era da tanto tempo che dovevo recarmi in questa pizzeria, praticamente da un anno e mezzo, cioè da quando ha cambiato gestione. Mio cugino sempre a dirmi di andare e provare, ma per una cosa o per un'altra, per il ritmo di vita che ci porta a perdere le cose buone a portata di mano, abbiamo sempre rimandato. Premettendo che poi si trova a circa 10 minuti da dove abito io, per cui veramente una cosa incredibile. Finalmente dopo tanti appuntamenti mancati e impegni di vario genere, riusciamo, anzi ci imponiamo, di andare. E' un mercoledì e niente e nessuno può farci annullare il nostro impegno e il tavolo a nostro nome prenotato.
Dunque arriviamo e un bel parcheggio ci aspetta e questo è un aspetto da non sottovalutare. Annesso al ristorante c'è anche il bar, il quale è aperto fino a tarda notte. Il locale è molto grande e si presta sia per una cenetta a due, sia per cene tra amici e per cene o pranzi di lavoro. Si perchè il locale è aperto sia a pranzo che a cena. Ma torniamo alla descrizione del locale, molto ben tenuto e con il forno a legna ben in vista. La cordialità di che ci lavora è veramente gradevole, ma ancora più gradevole è il cibo. Noi iniziamo con una serie di antipasti, tra cui il prosciutto tagliato a mano, il sapore è nettamente diverso da quello tagliato a macchina, una ricottina fresca, altri affettati e formaggi vari. Insieme vengono servite delle verdurine di stagione, molto buone e gustose. Durante la cena è possibile vedere le partite o gli avvenimenti sportivi più importanti in quanto è visibile la tv satellitare con abbonamento a Sky. Per dovere di informazione, le partite della Roma, sono quelle che vengono viste con maggior frequenza e personalmente è una grande nota di merito. Gli antipasti, avendo già deciso di proseguire con la pizza, gli abbiamo accompagnati con una buona birra alla spina. Della pizza Jacopo non ne ha voluto sapere e ha optato per una pasta allo scoglio, per la precisione pasta lunga fatta in casa. Data la quantità , non è riuscito a terminare il piatto, ma io lo ho assaggiato e devo dire che era veramente superlativo. Dimenticavo che appena seduti vi viene portata una focaccina calda per fermare la fame.
Ma torniamo al vero piatto forte del locale, cioè la pizza. Io per esempio ho preso la pizza palapalino, mentre Carla ha preso una gorgonzola rossa e mio cugino una capricciosa. Il fatto è la qualità della pasta, non sono gli ingredienti. Alla fine i gusti della pizza si possono costruire con facilità, ognuno la può chiedere come più gli piace, ma quando la pasta della pizza è croccante al punto giusto, ben cotta e altamente digeribile, sei di fronte a tre fattori che rendono la pizza veramente eccezionale. Credetemi erano anni che non mangiavo una pizza così buona e pensare che a pochi minuti da dove abito. Quante volte ci siamo abbindolati il cervello per trovare una pizzeria all'altezza e con uno spazio per i bambini? Ecco ora l'abbiamo trovata. E si , perchè da Pala Palino, si organizzano anche feste per bambini e comunque , a richiesta, ci sono dei menù soltanto per loro.
Ma tornando alla cena, non potevamo chiudere che con una focaccia alla nutella, insomma la classica ciliegina sulla torta.
I prezzi sono nella norma, anzi leggermente sotto, ma la qualità è fuori norma, cioè è molto sopra.
Ricapitolando, è stata proprio una bella serata e quando vedevo passare i piatti di portate di altro genere, tra me e me pensavo che la prossima volta, oltre la pizza, perchè non mangiarla sarebbe un delitto, mi gusterò anche qualche altra prelibatezza preparata dalla chef. La cordialità dello staff vi sarà sentire di stare presso casa di amici.
Insomma ve lo raccomando e se non siete di Roma e vi capita di passare , dal Grande Raccordo Anulare, prendete l'uscita Casalotti-Boccea, direzione fuori Roma e in pochi minuti sarete a destinazione. Se siete di Roma, anche se vi è fuori mano, è un delitto non andare almeno una volta.

mercoledì 25 novembre 2009

Concessionaria Honda Freeway

Nel novenbre 2005 ho acquistato la mia nuova auto, una honda fr-v 2.2 turbo diesel. Macchina molto bella, almeno per me e motore dell'anno 2005, insomma scelta giusta, ma fino ad un certo punto.
Perchè se l'acquisto è azzeccato, il postvendita è abominevole.
Tutto questo, perchè la concessionaria, ha deciso che il cliente non è una cosa importante nell'andamento positivo di un marchio , come quello Honda.
Dunque, la prima lamentela è dovuta al fatto che, al ritiro dell'autovettura, a mia insaputa, non erano stati installati i fari fendinebbia, regolarmente pagati e acquistati come optional.
C'è stata una telefonata da parte del responsabile officina, che si indignava con chi non mi aveva avvertito del contrattempo, comunque sia , dopo 20 giorni e nel traffico caotico di roma, sono dovuto tornare alla concessionaria, lasciare un giorno la macchina e riprenderla nel tardo pomeriggio, per cui prima cosa negativa.
Altra nota dolente, le borchie ruota. Esco dalla concessionaria, per cui macchina con meno di 20 chilometri e, puff, uno dopo l'altra perdo due borchie.
Contattato immediatamente colui che mi aveva venduto la macchina, notiziandolo del problema, ma dato che ormai la cosa per lui importante , cioè vendere l'automobile, era stata fatta, si è dimostrato indifferente al problema.
Sempre di mia iniziativa, allora contatto la concessionaria ove ho ritirato la macchina e mi dicono di recarmi da loro , in quanto erano a conoscenza del problema e mi avrebbero restituito le borchie. Per cui altro traffico caotico e ,sorpresa, insieme alle borchie, mi viene data una bustina con delle fascette, per metterle a tutte le coppe ruota.
Questa cosa non mi va giù, passa un pò di tempo e scrivo direttamente alla Honda ufficiale. Dopo una ventina di giorni, ricevo una risposta, abbastanza salomonica, che mi rimandava al responsabile della freeeway.
Contatto il tizio in questione, mi dice di essere stato informato dalla sede centrale e che per qualsiasi problematica sul mezzo, ci dovevamo vedere.
Punto molto il dito sul fatto delle borchie, in quanto non è possibile andare in giro con le fascette, la macchina è costata 24.000 euro, non sono mica bruscolini.
Lui dice che è impossibile che io perda le borchie e ci diamo appuntamento a settembre, in quanto devo esporgli anche un altro problema, che dirò a controversia conclusa.
Ieri pomeriggio, mi sorge un dubbio, me lo devo togliere.
Prendo la chiave e tolgo i bulloni dalle ruote e capisco il misfatto.
I signori della freeway, nel loro modo di lavorare maldestro, non hanno ritenuto opportuno fare una cosa fondamentale.
Togliere i bulloni, mettere le borchie e poi rimettere i bulloni.
Loro le borchie, le avevano soltanto appoggiate sul cerchione, per questo le perdevo.
Molto contento di aver risolto il problema, ma veramente imbufalito con la freeway.
Di seguito metto gli indirizzi della freeway, così , se volete, la potete evitare:
Via Ardeatian 188- 00179- Roma tel 065136402 (vendita)
Via Collatina 79 - 00177 - Roma tel 0625217801 (vendita & assistenza)
Aggiornamento:
allego la risposta della Honda Italia, dopo la mia esposizione della risoluzione personale del problema relativo alle borchie

siamo felici che il problema sia risolto.
Facciamo presente immediatamente al concessionario Honda che i bulloni
fissa copricerchio delle ruote non erano stati correttamente installati e
verificheremo il perchè di quanto accaduto.
Ci scusiamo ancora per quanto accaduto.

Cordiali saluti.
HONDA AUTOMOBILI ITALIA SPA
Direzione Post Vendita

Nazzareno Brandimarti
Relazioni Clienti



Ora, purtroppo, anche la casa madre rientra in questa categoria, in quanto la serietà non è cosa a loro conosciuta. Vi faccio un breve riassunto della situazione, copiando le mail che ho mandato alla honda, in tre date differenti, che esplicitano i problemi riscontrati :
QUESTA E' LA MAIL INVIATA IN DATA 05/06/06
Buonasera, lo scorso novembre 2005 ho acquistato presso la vs filiale freeway, una honda fr-v 2.2 modello confort con l'aggiunta come optional dei fari fendinebbia. Appena arrivo al ritiro dell'autovettura ho la prima sorpresa in quanto i fari fendinebbia, non sono stati montati e tutto questo senza essere stato avvisato di questo contrattempo. Appena esco dalla concessionaria , perdo due borchie. Una riesco a recuperarla , mentre l'altra viene frantumata da un'altra autovettura che procedeva dietro al sottoscritto. Rimetto prontamente la borchia rimanente, pensando ad un piccolo contrattempo, ma, tornando a casa,
mi accorgo di averla persa nuovamente. Dopo varie telefonate tra venditore e officina, riesco a riavere le due borchie (gratis), le quali costano circa 90 euro cadauna. Insieme alle borchie, mi viene data una confezione di fascette, in quanto il problema era noto, ma il personale si era ben guardato dall'informarmi. Ora, secondo voi, è giusto che avendo acquistato una vs autovettura e avendola pagata circa 24.000,00 euro, andare in giro con
le fascette sulle borchie? Ma non finisce quì. Recentemente,sono andato dal carrozziere in quanto parte lesa in un incidente. Vedevo il carrozziere girare intorno all'autovettura, poi mi chiama e mi fa notare che il colore del cofano anteriore è diverso dal resto dell'autovettura. (logicamente tutto ciò un occhio normale non lo nota). Mi ha fatto anche notare che i bulloni del cofano erano stati svitati, per cui il cofano era stato cambiato o forse riverniciato, comunque non come uscito dalla fabbrica. Ora dopo tutto ciò, cosa pensereste Voi,della Honda Automobili? Rimango in attesa di una Vs considerazione in merito.


QUESTA E' LA MAIL INVIATA IN DATA 14/08/06
Buongiorno Signor Brandimarti, la vorrei notiziare del fatto di aver risolto il problema borchie.
Il problema è riconducibile alla poca efficienza del gruppo freeway, inquanto le borchie non erano state fissate al cerchio ruota con i bulloni, ma soltanto appoggiate sullo stesso cerchio, per questo le perdevo ed ero obbligato a mettere le fascette sulle stesse.
Francamente non pensavo di dover prendere chiave e crick per risolvere ilproblema, ma tantè...
Rimango in attesa di una sua considerazione in merito
QUESTA E' LA MAIL CHE VI INVIO OGGI 13/11/06

Allora dopo il disguido dei fari fendinebbia non montati, dopo che le borchie non sono state montate ma soltanto appoggiate, ecco la ciliegina sulla torta.
Come da anticipatovi nella prima mail, vi confermo che il cofano è stato riparato e sicuramente non dal sottoscritto.
Vi allego perizia della ditta solari2 e vi informo che in data 03/11/06 ho portato la macchina presso l'autofficina autorizzata honda MONNI, che si trova a Roma in via Teulada 20, per il primo tagliando.Il responsabile,sig.MONNI Massimo, mi ha confermato che il cofano anteriore è stato riparato,o meglio riverniciato.
Rimango in attesa di una vs risposta, con la volontà del sottoscritto di non voler alcun contatto con la freeeway.
In data 23 gennaio sono riuscito ad aver il fatidico incontro con l'ispettore di zona per la perizia e in proposito vi allego la mail inviata da me alla honda:

in data 23/01/2007, come da accordo preso precedentemente con la ditta Monni, mi sono recato presso l'officina della ditta stessa, per avere un incontro con l'ispettore di zona, Signora DONSANTO Gaia, spero di non aver sbagliato il nome. L'incontro è stato condotto dalla stessa, in modo altezzoso e supponente, con la precisa volontà di non risolvere il problema.Io sono andato a questo incontro molto fiducioso, in fondo non chiedevo la luna, anche perchè mettere in piedi tutto questo per una cifra irrisoria, non è da me. Comunque, dato che ho visto la totale indifferenza della Signora alle mie rimostranze, non ultima quella relativa al problema delle borchie, trattata dalla stessa, come una cosa di cui non sapesse nulla , invece facente parte parte della mia lamentela in toto sul servizio freeway.All'ennesimo suo modo di fare, educatamente ho preferito andar via, in quanto il "non" colloquio non dava alcun frutto.
Dopo Monni, mi sono recato alla freeeway e ho avuto l'occasione di parlare con il capo officina signor Evangelisti, il quale era abbastanza risentito di come si era svolta questa faccenda.La sua lamentela derivava dal fatto che io mi fossi prima rivolto direttamente a Voi e poi all'officina Monni, senza averlo interpellato.Fortunatamente ho tutte le mail da me inviate sia a voi che alla freeway direttamente, che mettevano in luce i vari problemi. Anche questo colloquio alla luce dei fatti, è stato infruttuoso, anche riguardo al problema della borchie, in quanto il signor Evangelisti, ha deciso di non affrontare e risolvere più il mio problema, dal momento in cui io ho scritto a Voi.Però c'è un piccolo particolare, il mio problema era a conoscenza della freeway da metà novenbre, mentre io ho scritto a voi solo verso il mese di maggio/giugno.
Tralascio altri dettagli, comunque , con rammarico, oltre la freeway, anche la Honda Italia,nella persona dell'ispettore di zona, non ha avuto un comportamento consono alla grandezza del suo marchio e come Ponzio Pilato, se ne è lavata, abbondantemente, le mani.
Conseguentemente a ciò ho anche richiesto una perizia tecnica sul perchè le borchie si perdessero e allego la relativa mail:

Con la presente chiedo una perizia tecnica sul perchè della perdita delle borchie, in quanto c'è un evidente problema relativamente al loro montaggio.
Chiedo anche il motivo per il quale la freeway non ha voluto risolvere il problema, dato che loro erano a conoscenza del problema del mese di novembre 2005, cioè da quando ho ritirato la macchina e soltanto nel mese di giugno
2006 ho scritto per la prima volta a Voi evidenziando il problema.Metto in evidenza queste due date, in quanto a dire del capo officina freeway, generalmente lui non lascia i clienti che hanno problemi con le autovetture, ma nel mio caso dato che avevo scritto alla honda, lui aveva ritenuto opportuno non intervenire più per risolvere il problema.Ma, durante quei sette mesi, il problema non è stato mai affrontato.
Alla luce del recente incontro con l'ispettore di zona, chiedo un riscontro scritto relativo alla perizia avuta in data 23/01/07, presso l'officina Monni.
Mi auguro che questa volta, non si venga con la sola volontà di difendere, anche contro l'evidenza, l'operato della concessionaria e mettere in dubbio la mia persona, come è avvenuto nel recente incontro.
Questo è quanto, chiaramente sono ancora in attesa di queste due ultime richieste.
Ed a oggi Novembre 2009 non ho mai ricevuto risposta e purtroppo qualcuno ancora cade nella rete Freeway

sabato 7 novembre 2009

Agriturismo Cassetta - San Giuliano del Sannio - Campobasso

Siamo in un fine settimana di ottobre e partendo da Roma il tempo non è dei migliori. La nostra destinazione è il Molise, regione sconosciuta al sottoscritto e dopo questo fine settimana, conosciuta un pochino e con la voglia di approfondire le bellezze di questi luoghi.
Ma dove andiamo a dormire? A San Giuliano del Sannio, che si trova a poco più di dieci chilometri da Campobasso. In questo piccolo comune è l'unico agriturismo, per cui la scelta è ristretta, però è una bella scelta, perchè è tenuto molto bene ed è pulito.
Insomma l'agriturismo Cassetta è stata una piacevole sorpresa, sia per il bel panorama che regala, che per la gentilezza dei titolari e di coloro che vi lavorano.
Anche il rapporto qualità/prezzo non è male, abbiamo pagato 30 euro a testa , compresa prima colazione. Forse l'unico appunto è relativo al bambino, in quanto paga lo stesso prezzo di un adulto, ma ormai ho notato che più ci spingiamo verso il sud, meno è marcata , a livello turistico, la sensibilità verso i piccoli.
La nostra stanza si trova al primo piano e si tratta di una matrimoniale con due lettini singoli, anche se a noi ne serviva soltanto uno. La stanza è abbastanza grande, con un finestra con scuri che affaccia sulla valle, regalando un bel panorama , soprattutto al mattino con le nuvole basse.
Il tutto è molto ben tenuto e soprattutto pulito.
All'interno troviamo un armadio, la televisione , tre comodini, una poltrona , una scrivania e il bagno accessoriato con il minimo indispensabile, ma senza phon.
Il design è molto spartano, cioè senza fronzoli , insomma improntato alla sostanza.
Si vede che si tratta di un'antica casa rimessa a nuovo da non molto tempo. L'esterno della struttura è pulito e tirato a lucido. Anche gli spazi adiacenti sono curati, soprattutto il lungo viale che immette al parcheggio e che porta alle scale che conducono all'ingresso dell'agriturismo.
Appena siamo arrivati, ci ha accolti la titolare della struttura, la quale ci ha offerto dei dolcetti fatti da loro, in quanto all'interno c'è anche un ristorante. Ci ha accompagnati nelle nostre stanze e ha registrato i documenti.
Il bar è ben fornito e serve un ottimo caffè locale, di cui non ricordo la marca, ma che ho visto sponsorizzato in tutto il Molise. Sono disponibili svariati tipi di bevande alcoliche e analcoliche.
Per esempio la nostra colazione, è stata a base di caffè, cappuccino, te e dolcetti fatti in casa, con l'aggiunta di nutella e fette biscottate, insomma una colazione continentale e ricca di calorie, oltre che di alimenti.
Come dicevo precedentemante il panorama è bellissimo, tra le nuvole basse al mattino e il sole che si insinua tra le montagne circostanti, sembra di vedere una cartolina. E tutto questo ci porta alla tranquillità del posto, un posto in cui è d'obbligo rimanere un pò di tempo per ricaricare le pile. La tranquillità e lo stile di vita improntato alla serenità, servirebbero soprattutto ai cittadini come me, abituati al traffico impazzito di una metropoli come Roma e ha un'aria divenuta ormai irrespirabile.
Ecco l'agriturismo Cassetta, serve a rilassarsi e a riscoprire gli antichi rumori o silenzi, della vita di qualche tempo fa.
Come avrete capito lo consiglio vivamente.

giovedì 22 ottobre 2009

Il vagabondo delle stelle - Jack london

Questo libro mi è stato segnalato e devo dire, che se anche non rientra tra i miei tipi preferiti di letture, è stata veramente un'ottima scelta e di conseguenza un'ottima segnalazione. Non è un libro da leggere sotto l'ombrellone, anche perché le condizioni meteorologiche attuali non lo permettono, ma soprattutto per l'alto valore che trasmette.
Questa è l'ultima opera scritta da Jack London, un'autobiografia che vede le sue radici dal momento in cui fu arrestato all'inizio del secolo , in quanto senza fissa dimora partecipava a delle manifestazioni di protesta negli Stati Uniti. Il racconto , scritto nel 1915, è ambientato nel 1913.
E' un libro che trasmette sensazioni particolari, che fa tornare in mente a chi lo legge , situazioni che si vivono e che sembrano già state vissute. In fin dei conti, a chi non è mai capitato di dire “questa situazione mi sembra di averla già vissuta in precedenza”. Ecco è questo che ha voluto dimostrare lo scrittore, che comunque ognuno di noi ha vissuto delle vite precedenti e di conseguenza attimi di vita che si ripetono nel tempo.
La storia prende spunto da un fatto veramente accaduto nel penitenziario di San Quentin e tratta della difficile vita carceraria che si viveva in quel momento storico. Lo scopo dello scrittore, il quale è poi riuscito nel proprio intento, era quello di ridurre la pena del suo amico Ed Morrel, veramente esistito, come d'altronde Jake Oppenheimer e Darrel Standing, il suo personaggio nel racconto.
La voce parlante, nonché personaggio principale della storia è Darrel Standing, il quale si trova rinchiuso nel carcere di San Quentin in seguito all'omicidio da lui commesso nei confronti del professor Haskell. Omicidio commesso e subito ammesso. Per questo reato fu condannato all'ergastolo, ma successivamente, incastrato da un altro recluso, fu condannato alla pena di morte per impiccagione.
E proprio a causa di questa condanna a morte , ha passato gli ultimi cinque anni della sua esistenza nella totale oscurità di un isolamento , detto morte vivente, in cui oltre che vagare nei luoghi più sperduti dell'universo, ha viaggiato anche nel tempo. Da qui “Il vagabondo delle stelle “.
Il racconto intreccia momenti di prigionia, soprattutto che rievocano i momenti più duri, quelli con la camicia di forza, con il suo vagare nel tempo. Con personaggi che una volta combattono, un'altra volta si ritrovano su un'isola sperduta, un'altra ancora , un'altra sono presenti durante la crocifissione di Gesù Cristo, insomma il suo è un vagare a 360°. E comunque, non mancherà mai il sorriso sul volto di Darrel, quel sorriso che era un inno alla vita, una vita che nessuno e chiunque in alcun modo avrebbe potuto mai distruggere, neanche con la pena capitale.
“La morte non esiste, la vita è spirito e lo spirito non può morire. Solo lo spirito, nella sua ascesa verso la luce, resiste e continua a crescere su se stesso in virtù di successive e infinite incarnazioni. Cosa sarò quando tornerò a vivere? Chissà. Chissà...”
Non vado avanti e non entro nei particolari , in quanto non voglio togliere nulla alla stupenda stesura di questo libro. Però una cosa va evidenziata, cioè che questo scritto è anche una forte denuncia contro la pena di morte, contro coloro che ancora accettano questo vile comportamento da parte di autorità che talvolta si ergono a paladini della democrazia.
Sono sicuro che se avrete la fortuna e la voglia di leggere con cura questo libro, dentro di voi ci saranno riflessioni a cui il vostro animo non potrà sottrarsi.

martedì 13 ottobre 2009

Sito archeologico dell'antica città di Saepinum - Campobasso - Italia

Il caso ha voluto che una nota trasmissione della Terza Rete Rai, ne parlasse subito dopo che avevamo deciso di andare a Saepinum. La trasmissione era Presa Diretta e devo dire che andando di persona sono rimasto esterrefatto della bellezza di questo sito archeologico e di come , ancora oggi, non sia possibile poter visitare tutto ciò che in realtà è ancora da scoprire. All'interno del complesso archeologico che ospita l'antica Saepinum, ci vivono persone che da secoli sono proprietari di appezzamenti e dove, sui resti dell'antica città, hanno costruito le loro dimore. Lo Stato non è in grado di espropriare questi appezzamenti , in quanto non ci sono i soldi. Ma non andiamo oltre, perchè c'è un solo modo per poter migliorare la situazione, cioè far conoscere a più persone possibili l'esistenza del sito archeologico di Altilia o dell'antica Saepinum.
Noi siamo stati veramente fortunati, perchè abbiamo avuto durante la nostra visita una guida competente e appassionata, cioè Giovanna, una archeologa giovane e simpatica.
Appena arrivati noto che il sito è poco pubblicizzato e rimango basito nel vedere tutte queste bellezze , lasciate un po' all'incuria.
Ma passiamo alla storia della città di Saepinum e a cercare di capire meglio come funzionava questo piccolo centro.
Come in tutte le città romane che si rispettino, troviamo all'interno di essa il teatro, le terme, il foro e ciò che resta delle abitazioni.
Saepinum è un cento di pianura, che si trova alle falde del Matese e che sbocca sulla Valle del Tammaro. La città è luogo di scambio all'incrocio di due assi stradali, uno di fondovalle, l'altro montano e collinare. Insomma pensate ad un grande incrocio e su questo incrocio cominciò a nascere Saepinum. Infatti sembra che il nome Saepinum derivi da Saepio, che significa recinto, insomma indica un luogo ove venivano ricoverate le greggi a scopo di scambio, una sorta di mercato all'aperto.
Il maggior splendore economico e non solo, si ebbe durante l'epoca augustea. Infatti in questo periodo vennero edificati tutti i maggiori edifici. Il complesso delle mura delle porte e delle torri, fu ispirata da Augusto stesso. La costruzione della cinta, permetteva una maggiore sicurezza al municipio di Sepino, da eventuali attacchi esterni. La cinta muraria, non aveva il solo scopo difensivo, ma aveva anche la necessità di conferire al municipio dignità urbana. Per esempio le porte , che sembravano archi trionfali, erano ornate, per esempio, da statue di prigionieri incatenati. L'unica porta ancora integra in parte , è quella di Bojano, sulla quale è possibile salire fino in cima per mezzo di una scala laterale e da dove si ha un'intera panoramica di Antilia.
Le torri , che erano parte integrante della cinta stessa, erano di pianta circolare, distanti tra loro circa 30 metri, mentre altre due, a pianta ottagonale, si trovano nei punti più visibili e comunque speculari fra loro. Ho visto una di queste torri, che è attualmente parte integrante, con un gregge di pecore e un recinto per galline e galli. Insomma vedere la nostra storia adibita a deposito ovino, è veramente mostruoso.
Il teatro è l'edificio più monumentale dell'antica Saepinum e si trova nella parte della città a ridosso delle mura di cinta. Prima di addentrarci nel teatro, vi parlo un pochino della postierla del teatro, che aveva lo scopo di incanalare il traffico pedonale da e per il teatro. Si trattava di un varco, ancora oggi visibile in parte, largo appena 210 centimetri e si presume che avesse una copertura, che purtroppo oggi non c'è più. Il nome è indicativo di un varco molto ridotto.
Entrando si notano ancora l'orchestra, l'ima e la media cava, mentre è rimasto ben poco per ciò che riguarda la summa cavea e la scaena, cioè il palco. Le comunicazioni con l'orchestra avvenivano attraverso le Parodoi, che erano dei corridoi compresi tra le parti dell'edificio scenico e il muro di cinta.
L'orchestra che si estende fino alla fronte del proscenio, simile, come forma, ad un ferro di cavallo, ha ancora intatta la pavimentazione originale.
L'ima cavea si differenzia dalla media cavea per la presenza di un corridoio semicircolare , ove nella parte inferiore era situato il condotto fognante che serviva per lo smaltimento delle acque piovane. Chi sedeva nell'ima aveva il privilegio di disporre di seggi portatili e comunque le postazioni si trovavano più in basso rispetto alle altre gradinate in quanto destinate a persone di elevato ceto sociale, tipo magistrati, augustali, ecc.
Della madia cavea sono visibili parte delle gradinate e il corridoio interno che serviva per immettersi nei posti a sedere, detto vomitoria. Comunque ai lati della media cavea si trovavano delle gradinate che permettevano più facilmente l'accesso alle stesse.
La summa cavea, di cui è rimasto ben poco, era la parte di seduta destinata al popolo, ove era possibile accedere per mezzo delle gradinate laterali e per mezzo di porticine arcuate , che si trovavano sul corridoio esterno.
La scaena, cioè l'impianto scenico, è strutturalmente un elemento a se stante. La lunghezza era quelle della cavea, ma nella parte anteriore c'era il palcoscenico destinato alle rappresentazioni, mentre in quella posteriore c'era il frontescena., il quale serviva sia da sfondo alle rappresentazioni che funzioni di servizio. Probabilmente era presente uno scenario mobile.
Alle spalle della scaena, si trovava il complesso campus, piscina, porticus, che fu edificato a spese di Erennio Obelliano. Il portico aveva la funzione di ospitare coloro che assistevano agli spettacoli, nel momento in cui iniziava a piovere, mentre il campus era adibito a luogo per esercitazioni ginniche.
Chi si trova a visitare questo luogo, stupendo a dir poco, per ciò che ha rappresentato e per quello che riesce a trasmettere a coloro che hanno la fortuna di arrivare fin qui , non può fare a meno di non visitare il Museo Archeologico Vittoriano, a fronte di una spesa d'ingresso di due euro, vedrete cose veramente interessanti.
Ma continuiamo il nostro viaggio e arriviamo alla piazza della città, cioè il forum, ove si svolgevano le attività commerciali e tutte le attività che servivano per il buon andamento del municipio. Dell'originaria perimetrazione architettonica non c'è più nulla, salvo qualche piccolo resto.
Per concludere , continuo a dire che è stupefacente ciò che abbiamo e come non riusciamo a sfruttarlo. Abbiamo vari tesori nella nostra penisola, eppure mi è toccato vedere, che dove una volta regnava l'antica Roma, ora ci sono coltivazioni di vario genere, tra pecore e galline.

venerdì 2 ottobre 2009

L'Anguilla Ubriaca - Anguillara Sabazia - Roma


Dunque prima di tutto è d'obbligo un chiarimento. Cosa è la Centeuri Soccer Club? E' la squadra di calcio a otto, in cui gioco e il mio ruolo è il portiere. Ogni inizio di anno sportivo, per cui sempre nel mese di Settembre, si organizza la cena sociale, a cui partecipano tutti i soci, cioè coloro che giocano nella squadra. Quest'anno abbiamo deciso di provare la cucina, dietro consiglio di Don Lurio, capitano della squadra, dell'Anguilla Ubriaca. E meno male che abbiamo seguito il suo consiglio, perchè altrimenti avremmo perso il piacere di gustare una cucina veramente particolare, una cucina salutistica. I nostri complimenti vanno allo Chef, perchè abbiamo mangiato eccellentemente e anche la scelta dei vini è stata azzeccata. Un informazione, chi ama i piatti tradizionali, tipo fettuccine, bistecca, patatine, insalata e così via, è meglio che non vada a mangiare all'Anguilla Ubriaca, perchè questo è un luogo per cultori del buon mangiare e la Centeuri è tanto brava sui campi di calcio, quanto con i piedi sotto il tavolino.
Dunque la serata è ottima, c'è una fresca brezza che arrivava dall'antistante lago di Bracciano e noi ci accingiamo ad entrare e passare una serata memorabile.
Il locale si trova a circa 25 chilometri da Roma, precisamente ad Anguillara Sabazia, ove oltre a visitare il suo centro storico è possibile fare una passeggiata sul lungolago. Ma torniamo alla nostra cena. Appena entrati, ci aspettava un prosecco con degli stuzzichini vari, tra cui bruschettine con zucca e composta di cipolla o pomodorini estirpati dei semi e peperoni. Dopo questo breve aperitivo, ci sediamo nella saletta a noi dedicata. L'ambiente è molto soft, con una musica italiana in sottofondo, che non disturba , anzi aiuta a rilassarsi e colloquiare tra un pasto e l'altro. La sommelier ci presenta il primo vino della serata, uno chardonnay bianco del Lazio. Molto gradevole e amabile, che si è sposato molto bene con il primo antipasto, cioè Sgombro con patate in salsa di uova e senape rustica. Molte parole e anche molti fatti, nel senso che la lunga descrizione è sinonimo di ottima cucina, almeno nel caso in questione. Dopo aver assaporato questa delizia, passiamo al secondo antipasto, si tratta di Capasanta saltata e trancio di pesce spada grigliato in semi di papavero. Vi assicuro mai mangiato un pesce spada così buono, delicato e saporitissimo, che richiama alla mente la pubblicità di un noto tonno "si taglia con un grissino". A questo punto, passiamo a uno dei due primi, con la sommelier che ci propone un altro bianco, della stessa casa vinicola, ma con una gradazione leggermente maggiore e con retrogusto sapido. Ecco arrivare il Cuscus di Kamut con ceci, frutti di mare e pesce di lago. Notare che per il sottoscritto è stato preparato senza ceci, per cui questa è un'altra nota di merito per lo chef e per i suoi collaboratori. A seguire abbiamo Fusilli giganti di Kamut con calamari al limone e asparagi. Signore e signori, due primi piatti da Oscar, veramente gustosi e delicati nelle stesso momento. Ora una piccola pausa per spiegare quanto è durata questa cena, cioè dalle 21 fino all'una e trenta di notte. Tutto questo tempo, perchè ogni piatto non è preparato in precedenza, ma è tutto cotto all'istante. Si pensi che se si decide di prendere un risotto l'attesa è abbastanza lunga, ma è relativa al periodo di cottura dello stesso e al tempo di riposo che necessita per la buona riuscita del piatto. Logicamente la durata lunga nel nostro caso, è dipesa anche dalle chiacchiere e dalle risate. Ma non mi voglio dilungare e vi narro i secondi piatti , partendo dai Gamberoni alla piastra con patate fritte, ma con una frittura molto particolare e arrivando al secondo piatto, cioè il Tonno palamido al pistacchio di bronte. Io non sono assolutamente in grado di dire quale dei due era migliore rispetto all'altro. Due pietanze semplicemente gradevoli, con i gamberoni già sgusciati e il tonno spettacolare. Tutto veramente perfetto, dalla cucina, al servizio, alla clientela, non so cosa scrivere di più. Giusto mancano ancora i dolci all'appello. Siamo partiti da una mousse al cioccolato e rum con frutti di bosco, per terminare con una pallina di gelato alla soia al gusto di crema servita su amaretto e guarnita con dell'ananas tagliato a fettine sottili.
Un 'ottima grappa affinata in barrique ha chiuso la serata.
Una serata veramente speciale, che oltre a farci ritrovare come gruppo sportivo, ci ha dato modo di provare questa cucina, superlativa a dir poco.
Che dire, che non siete appassionati di cibo e invece lo siete di calcio, potete seguire le nostre gesta su centeurisoccerclub.blogspot.com.

giovedì 24 settembre 2009

Aeroporto Leonardo da Vinci - Ritiro bagagli -



11 Settembre 2009 ore 14,30, circa, Terminal A, Aeroporto Leonardo da Vinci, Roma. Mi devo imbarcare con la mia famiglia per la città di Palermo, così espleto tutti i doveri per imbarcarmi e dopo aver preso un caffè, con calma mi reco al gate di imbarco. Siamo alle partenze nazionali e mentre mi avvio al mio imbarco, affacciandomi noto che una valigia, cioè quella in foto, è abbandonata nel bel mezzo dello scalo. Proprio in quel momento, arriva un furgoncino che trasporta i bagagli di un aereo appena arrivato. Mentre cammina, perde una valigia, proprio all'altezza di dove si trova l'altra (chissà da quanto tempo si trova li).L'omino del mezzo fortunatamente si accorge della perdita del bagaglio, lo rimette a posto, ma l'altra valigia sempre li rimane. Noto con stupore che accanto a quella valigia, passano molti automezzi, in quanto si trova in prossimità di uno stop e parecchio personale dell'aeroporto. Riflettendo con mia moglie, penso a tutti i problemi che hai quando ti perdono una valigia e a tutti quelli che ci sono stati durante il mese di agosto, relativamente al ritiro degli stessi. Passano circa 90 minuti e dopo aver varcato il gate di imbarco, saliamo sul pullman che ci porta all'aereo della Blu-Express. Il pullman è a pochi metri da quella valigia, ancora li, senza che nessuno si sia preso la briga di spostarla e metterla in un luogo più sicuro. Il tragitto con il pullman per arrivare all'aereo è abbastanza lungo e con stupore della maggiore parte di coloro che sono sul mezzo, si notano circa 10 valigie abbandonate. Ma possibile che se cadono dai mezzi che le trasportano nessuno le raccoglie? E' così complicato essere un pò più civili e cercare di pensare a quale danno si procura a coloro che non ritrovano la loro valigia? In una valigia ci possono essere, oltre ai capi di abbigliamento, tanti di quei ricordi, che una volta persi, non ritornano più.

lunedì 21 settembre 2009

The River - Inverness - Scozia

Sembra semplice mangiare in Scozia, nel senso trovare posti liberi per sedersi e mangiare. Invece non è affatto così , tanto che siamo arrivati in questo ristorante, che si trova sulle rive del fiume Ness, dopo aver ricevuto non disponibilità di posti a sedere in altri tre locali. Arrivati davanti al River, siamo entrati e ci hanno chiesto di attendere 10 minuti, in quanto avevano necessità di prepararci il tavolo. Il tutto molto cordiale e con un non so che di serata molto positiva. Nel frattempo aspettavamo fuori e il magnifico sottofondo dei gabbiani, ci teneva compagnia. Di Inverness, oltre alle sue bellezze, mi rimarranno impressi, per sempre, i suoi rumori, cioè quelli dei gabbiani e le sue lepri, che passeggiano tranquillamente nei pressi del Castello. E' una realtà bellissima , che ti rimane dentro. Ma torniamo a noi e al tavolo pronto, apparecchiato con cura e sapienza.
Entrando si nota che l'arredamento è molto semplice, ma segue il filo logico del buon gusto, come quello che proveremo assaggiando i loro piatti, di li a poco. Non ci sono uomini che servono, ma solo donne e precisamente ragazze. Hanno un occhio di riguardo per Jacopo, è il cucciolotto del gruppo. Ci portano il menù e ordiniamo subito da bere, le due classiche bottiglie di acqua, una naturale e una gassata e stasera, dando fiducia al posto, scegliamo un vino bianco della casa che arriva a 11 gradi alcolici. Quando siamo all'estero non manchiamo mai di assaggiare le zuppe del luogo. Stasera ne propongono due, una che non rientra tra i miei gusti, cioè una zuppa vegetale con ceci e l'altra invece molto interessante, cioè una zuppa di piselli e menta. Io e Jacopo abbiamo optato per quest'ultima, gli altri si sono diretti verso la vegetale. Devo dire che piselli e menta è veramente un mix azzeccato e da riprovare a casa. Molto buona, a dir loro, anche quella di vegetali. Qui ci vuole un chiarimento, a me i ceci non piacciono, ecco svelato l'arcano. Tra le zuppe e il resto della cena , c'è una breve pausa e guardando dalla vetrate che si affaccia sul lungofiume, notiamo che anche se sono le nove e trenta, il sole è ancora alto e l'estate sembra non finire mai. Ho capito, torniamo alla cena e alle nostre successive scelte. Carla opta per un primo piatto, molto gustoso e ricco di ingredienti. Prende un risotto con gamberi, cozze, panna e limone. Delicato e gustoso, un piatto che cattura il mio sguardo e anche un mio discreto assaggio. Jacopo per non smentirsi, sceglie anche lui un primo, cioè una lasagna con verdure e formaggio fuso. Devo dire di non averla assaggiata, ma il fatto che il piatto è tornato indietro pulito, significa che è stato gradito. Marcolino , gia dal menù, aveva adocchiato la papera(duck) e la sua scelta non è cambiata. Viene servita con verdure grigliate, scalogno e composta di cipolle rosse. Molto ma molto buona, sia a dire di Marcolino che a dire mio che l'ho assaggiata. Invece io ho scelto un tipico taglio di carne scozzese , il sirloin. Fino ad ora lo avevo sempre mangiato tipo bistecca, invece mi è stato proposto tipo spezzatino dentro un cestino di pasta di filo, mantecato con vegetali bolliti. Già la presentazione valeva il biglietto, ma il sapore valeva molto di più. Che bella cena, che bella atmosfera. E si , perchè il locale è frequentato da qualche turista, ma soprattutto da gente del luogo e da coppiette, che cenano in modo molto romantico. Allora prima il dolce e poi il caffè. Da notare che i caffè saranno due, mentre i dolci ammonteranno a tre, cioè le signore più il piccolo Jacopo. Per dolce viene servita una meringa al cocco e toffee, con crema liquida, accidenti che prelibatezza e in alternativa un cheesecake con cioccolata bianca e crema liquida. Devo dire che la scelta tra il più buono dei due è stata ardua, per cui è stato assegnato un punteggio di parità, elevato al top. Il caffè è quello del luogo, leggermente lungo, per cui senza voto.
Una cena perfetta, un ambiente che ti mette a tuo agio e che ti invoglia a tornare. Le ragazze che servono ai tavoli e prendono le comande, sono gentilissime. Ci hanno fatto una foto di tutti noi in ricordo della bella serata e dietro il conto ci hanno lasciato scritto un bel Thank You. A proposito, meno di 20 sterline a testa, poco più di 23 euro. Un rapporto qualità/prezzo semplicemente perfetto.
Un unico rammarico, esserci stati solo una sera , perchè meritava il bis.

mercoledì 16 settembre 2009

Skippers Seafood Bistro' - Edimburgo - Scozia

Metti una sera a cena cinque italiani e quando finiscono hanno la netta percezione di aver provato uno dei ristoranti più buoni e simpatici degli ultimi tempi. Metto anche la parola simpatici, perchè il servizio è stato piacevole a dir poco, grazie a Andres il cameriere spagnolo , che parlava un pò italiano, il quale ci ha servito con solerzia e simpatia. Però bisogna fare un passo indietro, cioè a circa un'ora predente al nostro approdo in questo bistrò. Leggendo qua e la e consultando le guide, i ristoranti che avevamo selezionato erano tutti pieni. Allora cominciamo ad affidarci al nostro fiuto, che ci porta ad un bel ristorantino vicino al porto. Dapprima una ragazza ci dice che è possibile cenare, poi , la stessa, scusandosi a dismisura ci spiega che non era più possibile. Però , dato che a Edimburgo si parla molto di Angeli, noi ne abbiamo trovato uno. Infatti , molto gentilmente, è stata proprio lei ad indirizzarci allo Skippers. Ecco, anche se un pò forzatamente, quella sera ad Edimburgo anche noi abbiamo trovato il nostro piccolo angelo culinario.
Dunque con le indicazioni della ragazza in cinque minuti arriviamo al locale. Entriamo e la sensazione è molto bella. Sembra di essere tornati in uno dei bistrò di Parigi, quelli che hanno reso la capitale francese la mia preferita. Ma torniamo alla serata e al fatto che ci hanno fatto subito accomodare, senza batter ciglio. Certo questo è risultato un pò strano, rispetto agli altri locali pieni. Prendiamo subito due bottiglie di acqua e proviamo il bagno, piccolo e pulito. Arrivano i menù e scopriamo che dato che si festeggia il trentennale del locale, c'è il "celebrating 30 years", che permette di prendere due piatti ,a base di pesce, per sole 19,79 sterline. La scelta ricade fra 11 piatti a scelta e tutti preparati con pesce scozzese. Non mi dilungo fra tutti i piatti scelti, che comunque abbiamo accompagnato con un ottimo vino bianco del Sudafrica, però ce ne è qualcuno che merita di essere menzionato, sia per la sua presentazione, ma soprattutto per la sua bontà. Vorrei iniziare con il piatto che ha preso Jacopo, un qualcosa che mai avrei immaginato accadesse. Ha preso "Haggis, neeps & tatties whit an Arran mustard and whisky cream". Dunque devo spiegare che l'haggis è il piatto tipico scozzese. Ma di cosa si tratta? Semplicemente di interiora dell'animale. Generalmente si parla di haggis di carne, in questo caso erano di pesce. Mi credete se vi dico che quel piatto era semplicemente fantastico? Io ne assaggiato un pochino e ho fatto appena in tempo, perchè si è volatilizzato nel breve volgere di qualche minuto. Altro piatto degno di attenzione è stato quello che ho preso io, cioè
" Orkney rollmop herring with dressed leaves and a shallot and orange compote". Trattasi di aringa delle Orcadi, rivestita di scalogno e composta di arancio. Che splendido abbinamento e una freschezza piacevolissima. E cosa dire del "Grilled fillet of Loch Duart salmon served whit wilted spinach and salsa verde"? niente di più che è stato molto apprezzato da noi tutti. Si perchè alla fine abbiamo assaggiato un pò di tutto. Però , per la presentazione, il top va a quello che ha preso Marcolino, cioè "Whole roasted sea bream with a crayfish tail, sun-blushed tomato and basil stuffing". Splendida orata, guarnita con ciuffo di basilico e che al suo interno aveva gamberi e pomodorini. Un sapore delicato e leggermente fortificato grazie ai pomodorini. Non dimentico la frittura, ottima anche quella. Passiamo ai dolci che sono stati presi dalle signore e da Jacopo. Buona la torta al limone, ma il migliore, è stato la crema catalana, a dire di mia moglie, la migliore mangiata in assoluto, Catalogna compresa. Siamo in Scozia e allora io e Marcolino, invece del dolce, ci buttiamo sul whisky, per me un Glenkichie invecchiato 10 anni, mentre Marcolino opta per Isle of Jura. Il mio più delicato, il suo abbastanza affumicato. Per che si intende di whisky sa di cosa parlo. Però c'è la sorpresina finale, cioè il caffè. Logicamente il caffè niente di speciale, almeno per i nostri gusti, però viene accompagnato con dei biscottini alla lavanda. Che sensazione particolare, io la lavanda la vedo, anzi la sento, come deodorante e invece è ottima anche nei biscottini. E alla fine arriva il conto, che rispecchia un ottimo rapporto qualità/prezzo, cioè 35 sterline a testa e se è tutto a base di pesce, ci si deve stare per forza.
Insomma , questa era l'ultima sera a Edimburgo, poi saremmo partiti per Inverness e la chiusura è stata delle migliori.
Se andate a Edimburgo non dimenticate questo bistrò , chiedete di Andres e salutatelo da parte nostra.

giovedì 27 agosto 2009

Il silenzio dei chiostri - Alicia Gimenez-Bartlett

L'autrice di questo libro è Alicia Gimenez-Bartlett, è nata a Almansa e vive a Barcellona.E' la creatrice della serie letteraria dedicata all'Ispettore Petra Delicato. Nel 2006 e nel 2008 ha vinto due premi letterari, il Premio Piemonte il Raymond Chandler Award a Courmayer.
Il silenzio dei chiostri, tratta della incredibile indagine portata avanti dall'Ispettore Petra Delicato e dal vice Garzon Fermin. Cosa hanno in comune i due personaggi? in comune hanno il rispettivo matrimonio, che ha cambiato entrambi, anche se per Petra si tratta del terzo tentativo. Nella storia fa da contrappunto la durezza di Petra e la difficoltà di poter interagire con i figli, due gemelli e una bambina, del marito Marcos, con la dolcezza e le attenzioni di Fermin verso la moglie. E tutto ciò poi si ripercuote nelle indagini. Indagini che trattano di un omicidio e poi successivamente di un secondo omicidio, collegato alla sparizione delle spoglie del Beato Asercio de Montcada. E tutto questo è avvenuto all'interno del Convento delle sorelle del Cuore Immacolato. A questo punto data la stranezza del caso, Petra e Fermin, i più bravi investigatori della sezione vengono comandati per risolvere l'enigma. Ma cosa si può fare di una "mummia" di un santo? Mettono a frutto tutti i loro modi investigativi e anche altri molto fantasiosi per cercare di risolvere il caso. Si creerà una stretta collaborazione fra l'Ispettore e Madre Guillermina, la reverenda madre del Convento. E' una lettura scorrevole, simpatica e che alla fine farà scoprire al lettore che la causa di tutto ciò che è successo poco ha a che fare con le cose spirituali e molto più a quelle terrene e umane.

martedì 25 agosto 2009

Hotel King's Cross - Londra - Regno Unito

Dunque , soggiornare a Londra è sempre abbastanza problematico a livello economico, ma certo spendere 443 euro per tre notti per una tripla e avere un servizio come quello che andrò a spiegare meglio in seguito, penso che sia veramente disdicevole. Tanto più che questa struttura , catalogata come un tre stelle, è stata premiata dall'ente del turismo londinese, con una stella aggiuntiva, cioè addirittura quattro. Vi dico subito che la zona è una delle meno raccomandbili di Londra, ma noi avevamo necessità di trovare qualcosa molto vicino alla Stazione di King Cross, dato che saremmo arrivati con un volo interno da Inverness all'aeroporto di Luton, non prima delle 23. Poi il volo interno ha avuto un ritardo di un'ora e poco più, per cui siamo arrivati a destinazione dopo le 24 in una zona che poi ho capito perchè intendevano non molto tranquilla.
E qui entriamo nella massima negatività della situazione. La stanza nel complesso non è piccola, ma la pulizia è veramente irrisoria a cominciare dalla moquette e per finire al bagno, dove ogni volta che tiravi la scarico del water, da una mattonella limitrofa usciva del liquido, non voglio aggiungere altro. La veduta? non c'era, dato che eravamo a livello sottoscala. Veramente una cosa brutta. Nella stanza c'è la tv lcd con ricezione di canali satellitari, il necessario per te e caffè, solo che l'acqua del bagno non è potabile. Un letto matrimoniale e un divano letto con un materassino alto poco più di un centimetro. la stato della stanze, moquette compresa, poco più che sufficiente.
Esteticamente l'hotel non si presenta male, anzi è anche ben tenuto. Il personale della reception è gentile e comunque sempre ben disponibile nei confronti del cliente, ma purtroppo la struttura è quella che è.
Dunque parliamo della colazione o meglio di quello che dovrebbe essere chiamate tale. La sala è allo steso piano della stanza dove alloggiavo io, per cui è una sala posta al sottoscala e senza luce naturale. Le bevande vengono servite per mezzo di macchinetta tipo lavazza, ma più grande. Per cui ci sono le classiche bevande tipo cappuccino, mocaccino, cioccolato, te e così via. Da mangiare cornetti, corn flakes e se non finivano prima i panini all'olio. Questa mia ultima considerazione è relativa al fatto che la capo sala colazioni, a nostra richiesta di altri panini, ci ha detto che non c'era più pane e se andava bene ci poteva scaldare qualche toast. Insomma se il buongiorno si vede dalla colazione, si comincia male.
Come posizione è eccellente, nel senso che è posto vicino alla stazione della metro e alla stazione dei treni. Ad appena 100 metri passano molte linee di autobus, per cui ripeto la posizione è ottimale. In zona non ci sono molte cose da vedere, bisogna camminare un pochino, come per poter effettuare un pò di shopping. La posizione non è affatto tranquilla, per esempio una notte alle 4 , ci hanno svegliato persone che parlavano e urlavano poco fuori dall'albergo. La vita notturna non è consigliabile , diciamo che la zona è frequentata da coloro che si guadagnano da vivere facendo il più antico mestiere del mondo, a buon intenditore poche parole.
In definita evitate questo albergo.

sabato 15 agosto 2009

The Conifers - Guest House - Edimburgo

Edimburgo è una città che mi ha colpito molto, in positivo naturalmente. E' bella, sembra una bomboniera. La città è facilmente visitabile, non lontana dall'aeroporto e comunque ben collegata. E logicamente quando tutto gira bene, ruolo non irrilevante è quello di dove alloggiare. Ecco qui abbiamo raggiunto uno dei più alti livelli degli ultimi anni. Dopo aver prenotato, ho letto tante di quelle notizie positive su questa guest house, che avevo paura che tutto fosse troppo vero. Invece è stata una conferma di tutto quello che avevo trovato in giro su internet. Dire che siamo stati bene non rende onore ai padroni di casa, Liz e Paul. Gentili, premurosi, onesti e comunque sempre presenti per qualsiasi richiesta.
Noi alloggiavamo in una stanza con letto matrimoniale, anche se bisogna dire che nel Regno Unito non sono spaziosi come dalle nostre parti, mentre Jacopo aveva un divano letto matrimoniale tutto per se. Appena arrivati abbiamo trovato dei cioccolatini e ci siamo preparati un bel te caldo, dato che fuori pioveva e la signora ha acceso il riscaldamento Tutto questo il 24 di luglio, mentre in Italia il termometro rasentava i 40°. La stanza è grande e molto luminosa, con una finestra a parete a quattro ante. La televisione lcd, aveva una piccola luce di cortesia per vederla meglio durante le ore notturne. A proposito faceva buio alle 23 circa e alle 4,30 del mattino ritornava la luce del giorno. La stanza è tutta bianca, con dei rilievi in stucco sul soffitto e lo stato è ottimo. Il bagno con doccia e asciugacapelli è pulitissimo e ci sono dei campioncini tra shampoo e doccia gel. Per quanto riguarda il letto, la cosa è abbastanza soggettiva, infatti io sono abituato a dormire su uno strato duro, mentre questi erano molto morbidi, però molto curati e puliti.
E' la classica guest house, con una parte della casa, nel caso specifico la posteriore, a disposizione dei titolari, mentre tutto il resto è per i clienti. La casa, con una sala colazione che affaccia direttamente sul giardinetto della casa e con della pareti a finestra, è la classica casa a due piani , con un angolo pieno di opuscoli pubblicitari inerenti le attrazioni di Edimburgo. La casa è tenuta benissimo, si vede la cura e il buon gusto dei proprietari. Come si vede la loro disponibilità nel cercare di metterci a nostro agio. dato che di italiani non ce ne sono stati molti e per non incorrere in qualche problema di incomprensione linguistica, ci hanno fatto parlare con una loro amica italiana la quale a poi spiegato loro le nostre richieste, soprattutto relative alla colazione. Insomma veramente una organizzazione da prendere come esempio.
Ecco qui entriamo in un campo spettacolare, perchè una colazione così non la vedevo da anni. Ogni giorno c'è a disposizione una tripla scelta sui tipi di colazione che si preferiscono. C'è la continentale, cioè la classica con marmellata, brioches, toast, burro, pane, latte, caffè, te e succhi di frutta. Poi c'è la vegetariana, con frutta e verdure grigliate o lessate e per finire, la famosa "scottish breakfast". Premetto che io l'ho presa una sola volta su cinque e poi qualche volta l'ho assaggiata da Jacopo, che dopo questa vacanza è stato ribattezzato o Guida Michelin o "figlio segreto di Vissani". In cosa consiste? Ecco le pietanze: fagioli, bacon, salsiccia, uovo , toast, pomodoro, funghi fritti e formaggio fritto. Una vera bomba calorica che ti permette di arrivare tranquillamente al pasto serale senza sentire assolutamente i morsi della fame. Ma la cura con cui viene presentata la colazione è un altro aspetto positivo. La sala non è molto grande ma spaziosa per le persone che vi siedono e permette, volendo, di scambiare qualche parola con le persone presenti, in quanto si possono scegliere gli orari più comodi, dalle 7 fino alle 9,30, basta segnarli sul foglio di scelta della prima colazione.
La casa affaccia su una strada molto tranquilla, che è sede di parecchie guest house. Proprio di fronte all'ingresso c'è la fermata dell'autobus numero 11. Comunque conviene fare qualche centinaio di metri e arrivare a Leith, la via principale e li passano molti autobus per arrivare , in soli cinque minuti, al centro di Edimburgo. Il parco di Pilrig, che sembra un campo da golf, per quanto è ben tenuto, si trova a pochi passi dalla casa.
La spesa è sta di 100 sterline a notte per tre persone, al cambio attuale 115 euro a notte.
In definita, se un giorno dovessi tornare a Edimburgo ( o Edimbraa, come lo pronunciano loro), non esiterei a tornare ad alloggiare qui e soprattutto invito chi dovesse recarsi a visitare questa bellissima città, a soggiornare al The Conifers Guest House e tutto ciò lo abbiamo anche lasciato scritto nel libro degli ospiti.

venerdì 7 agosto 2009

Ventimila volte grazie

Che dire un altro traguardo è stato raggiunto. I 20.000 visitatori unici. Grazie a tutti coloro che hanno avuto la gentilezza di visitare il mio blog e spero che sia stato utile per tutto quello che hanno letto. E magari qualche volta, anche da anonimi, lasciate un messaggio. Grazie a tutti voi!

giovedì 23 luglio 2009

Ristorante Prime - Roma



In questo locale ci sono stato giusto una settimana fa, per festeggiare un compleanno. Era il 19 febbraio, dapprima si era deciso per una pizza, poi gli eventi ci hanno portato in questo luogo. Premessa, era meglio andare a mangiare la pizza e questo è il preludio a ciò che scriverò in seguito. Siamo in una delle zone più chic di Roma. Il quartiere è quello dei Parioli, locali alla moda, gente bene, insomma molto snob, per dirla tutta il contrario di quello che piace a me. Ma comunque andiamo avanti. Il parcheggio non è un grande problema, ci troviamo a Piazza Euclide e con la sosta a pagamento fino alle 23, posti liberi ce ne sono. Sulla piazza ci sono un pò di lavori, ma questo non toglie quasi nulla alla sua bellezza.
L'appuntamento è alle 20,30 e nella mia testa, speravo di rimanere talmente contento che avevo anche portato la macchinetta fotografica per immortalare la serata. Alla fine ho fatto un paio di foto, giusto per il gusto di farle.
Dunque, appena entriamo ci chiedono se avevamo prenotato e ci danno un tavolo proprio vicino alla consolle del dj. No, non si può neanche scambiare una parola, musica troppo alta e troppo vicini alla fonte. Gentilmente ci preparano un altro tavolo, che allevia solo parzialmente i nostri timpani, in quanto è bastato che hanno alzato un pò la musica e io riuscivo solo a parlare con chi mi era vicino di sedia. Il lato positivo è che il mio vicino era Jacopo, mio figlio. Dopo aver atteso un pochino l'arrivo di un ritardatario, ecco arrivare il menù e la lista dei vini. Però per i vini abbiamo dovuto attendere, in quanto avevano perso la chiave della cantina frigo, per cui si sono messi con un trapano e dopo un pò sono riusciti ad aprirla. Tra me ho pensato che la serata non era cominciata troppo bene. Per tornare al vino, dato che avevamo scelto chi carne e che pesce, ho optato per un bianco barricato del Lazio della casa vinicola Casale del Giglio. Il vino è l'Antinoo, che generalmente si trova sui 7 euro al massimo, qui ne costa 17 di euro. Veniamo agli antipasti. Io ho preso una Julienne di calamari con insalatina di finocchi olive nere e agrumi. Voto 5 e perché fondamentalmente sono buono. Dunque si trattava di calamari lessi, freddi, sconditi, con delle fette di arancio e olive snocciolate insapori. I primi li abbiamo saltati, tranne Jacopo che ha optato per degli spaghetti al ragù di cinghiale, però penso che il cinghiale fosse scappato prima di cuocerlo. Insomma del cinghiale neanche l'odore. Con molta calma e con le orecchie ormai a bassa ricettività, passiamo ai secondi. Io opto per una tempura di calamari. Voleva essere un piatto che si richiamasse alla cucina giapponese, dato che la tempura è un fritto fatto da loro. Ma altro non erano che otto e ribadisco otto, calamari fritti al prezzo di 15 euro, insomma una media superiore ai 2 euro cadauno. La bracioletta di maiale alla piastra con aceto balsamico e nido di spinaci, era un pò duretta e infatti Jacopo l'ha lasciata nel piatto quasi tutta. La tagliata di manzo al profumo di timo con miele e noci, niente di speciale e veniva 18 euro. Se la vuoi buona la tagliata devi andare da un'altra parte. Solo un commensale ha dichiarato buono il millefoglie di manzo con verdure grigliate, ma secondo me era di parte. La cosa che è stata gradita molto, è stata la crema catalana, definita ottima da chi l'ha mangiata. Ma certo se per mangiare qualcosa di dignitoso devo arrivare all'ultima portata, la prossima volta o resto a casa o vado da un'altra parte. Una cosa è sicura, qui non ci torno.

Ristorante " Valle del Treja" - Mazzano Romano - Roma

E' il secondo giorno del mese di Maggio, un sabato di ponte. Decidiamo di fare una gita , non molto lontano da Roma e comunque all'aria aperta. Un luogo dove si possa respirare aria pulita, i bambini possano giocare e mangiare bene. Ecco questa è una cosa importantissima, cioè mangiare bene. Un nostro amico si prende la responsabilità e dichiara apertamente di volerci portare in un ristorante dove si mangia bene e immerso nel verde. Il parco della Valle del Treja è il verde, il ristorante Valle del Treja è il mangiare bene. Arrivare da queste parti da Roma è molto semplice. Si imbocca il Raccordo Anulare e si esce sulla Cassia Bis. Si percorre la stessa e dopo qualche chilometro si trovano le indicazioni per Mazzano Romano. Il tutto in trenta minuti di auto. E sembra, per la natura che si trova, di essere quantomeno ad un centinaio di chilometri. Ma torniamo al nostro ristorante. Arriviamo e parcheggiare è molto semplice, anche perchè lo stesso è veramente grande. C'è molta ombra, si sta bene. Il nostro tavolo, prenotato e apparecchiato, ci sta aspettando. Tra qualche istante avranno inizio gli antipasti.
Dunque ci accomodiamo, siamo sei adulti e quattro bambini. Arriva solerte il cameriere , il quale prende l'ordinazione delle bevande e degli antipasti. Per le bevande prendiamo un'acqua gassata e una liscia , per il vino optiamo per un bianco Falerna, fresco e discreto. Gli antipasti sono una serie di affettati, che non sono niente di eccezionale, buoni ma nulla di più. Molto più interessanti i formaggi, tra cui spicca un formaggio al pepe nero, veramente notevole. Tra me penso che se l'inizio è questo, non è che ci sia molto da stare allegri. Insomma se devo mangiare normale, meglio stare a casa. Passiamo ai primi e dietro indicazione dell'amico che ha prenotato, optiamo per una serie di assaggi di primi. E la scelta è stata eccellente. Sono quattro specialità diverse, ma tutte buone. I ravioli ripieni di ricotta , cotti in un buon sugo, sono molto buoni. Buoni anche gli gnocchetti al sugo di funghi porcini. Ma le due pietanze che hanno raccolto l'ovazione di tutti i commensali, sono le lasagnette in bianco con il radicchio, veramente superbe e i fagottini ripieni , anche loro in bianco, con salsa di tartufo. Dire buoni è dire poco, gli si farebbe uno sgarbo. Siamo veramente sazi e a questo punto sono anche soddisfatto. Solo per una questione di gola, decidiamo di prendere qualche porzione di arrosticini, che è carne di agnello cotta alla brace infilzata su degli spiedini di legno. Buoni, ma soprattutto vedevo dei piatti di carne che passavano per gli altri tavoli, molto invitanti. Tra questi lo stinco e delle belle bistecche di manzo. Per dolce , che io ho saltato, sono state prese delle fragole condite e il tiramisù per i piccoli. Assaggiati tutti e due, voto molto positivo. I bagni puliti, cosa da non sottovalutare e un bel biliardino per smaltire qualche caloria. Insomma , si può fare anche una bella scampagnata, ma se volete rilassarvi del tutto, mangiare più che bene e poi andare a divertirvi alla vicine Cascate del Monte Gelato, non c'è cosa migliore che mangiare alla Valle del Treja. Noi abbiamo speso venti euro a testa, per cui ottimo rapporto qualità/prezzo.

La scelta - N. Sparks

Devo dire che questa tipologia di lettura , non rientra nei miei canoni. Perché allora ho deciso di leggere ugualmente questo romanzo? Per primo perché leggere è sempre una cosa positiva, poi perché mi sono fatto trasportare dalle classifiche dei libri più venduti. Si è una delle poche volte che ho seguito questa logica e devo dire che , forse, se vado a naso è meglio. Comunque partiamo dalla reperibilità del libro, che è molto facile da trovare. Io lo ho acquistato su webster.it, con uno sconto del 20%. E' un romanzo d'amore, di quelli che tutti vorrebbero vivere in prima persona. Parla della storia d'amore tra Travis Parker e Gabby Holland. Lui è un giovane veterinario, mentre lei è un'assistente medico in una clinica pediatrica. Hanno una passione in comune, i cani. E proprio a causa del cane di lui, che secondo Holly aveva messo in cinta la sua Molly, comincia la frequentazione dei due, anche se all'inizio è una frequentazione abbastanza turbolenta. Sono vicini di casa e questo fa si che Molly non indietreggi sulla sua certezza circa la paternità del cane di Travis. Sembra sempre di essere su una nave in burrasca, Gabby non perde occasione per far pesare questa cosa a Travis, fin quando, dopo averla portata in visita proprio da lui, nell'imminenza dell'evento, lui gli dice che il suo cane è stato sterilizzato molto tempo fa. Gabby vorrebbe sparire, sprofondare. Cerca di evitarlo accuratamente per la vergogna, ma quando Molly senti arrivare il momento della nascita dei suoi cuccioli, Gabby lasciò stare ogni remora e chiese aiuto al veterinario. Da quel momento in poi, comincia una vita diversa. Lei, fidanzata da parecchio tempo, dopo molti sussulti provenienti dal suo cuore, per colpa di Travis, decide di finire la sua storia precedente. In tutto questo compare anche la sorella di Travis, Stephanie, che in questa storia d'amore ci mette molto impegno per far si che vada in porto. Prima del fidanzamento vero e proprio vivono situazioni stupende, come quando sull'Oceano, con una specie di mongolfiera, volano in alto e poi si abbassano fino a toccare l'acqua del mare, trainati dal motoscafo di Travis. O quando vanno a fare una gita in moto e in tanti altri luoghi. Poi il romanzo , dai ricordi , arriva ai giorni nostri e arriva dentro la stanza di un ospedale. In cui una famiglia, composta da moglie, marito e due bambine, sta passando momenti di vera e propria angoscia. Il tutto a causa di un incidente, dovuto alla pioggia e forse all'alta velocità, di cui Travis si sente responsabile. A questo punto mi fermo, chi vuol sapere la fine deve leggere il libro. Però c'è bisogno di una spiegazione in relazione al titolo che ho dato a questa opinione. Questo libro lo ho terminato di leggere poche giorni dopo la morte di Eluana Englaro e devo dire che mi ha coinvolto emotivamente proprio per questo. E' stato un caso, però devo dire che ha rafforzato ancora di più la mia idea sul testamento biologico e sull'idratazione forzata. Ognuno ha le proprie idee al riguardo e la cosa migliore sarebbe che tutti abbiano la possibilità di poter scegliere di come finire la propria esistenza in particolari situazioni. La scelta è difficile , ma quello che farà Travis, sarà una scelta fatta in un romanzo d'amore.

Mercato Rionale Trionfale - Roma

Devo essere sincero, mai e poi mai avrei pensato di scrivere una mia personale opinione sul mercato Trionfale. E si, è il mio mercato da più di venti anni e anche adesso che mi sono allontanato dal quartiere Trionfale, non passa settimana che non mi rechi in questo luogo. Prima il mio posto di lavoro era in zona, per cui la mattina prima di andare e durante l'ora del pranzo , mi affacciavo in loco. In venti anni ha cambiato posizione per tre volte, almeno così mi sembra e ora è finalmente diventato un mercato bello, pulito e più a misura d'uomo. Fino all'anno scorso, tutti i banchi si trovavano lungo Via Andrea Doria, con delle problematiche non indifferenti, soprattutto per gli operatori, con il problema del freddo invernale, della pioggia e del caldo estivo. Ora tutto questo è quasi risolto, piccole cose devono ancora essere aggiustate , ma rispetto a prima il passo avanti è notevole. Anche se qualche operatore si lamenta, in quanto coloro che frequentavano il mercato precedentemente sapevano direttamente da chi andare, cioè avevano imparato dove si trovavano i loro venditori preferiti. E infatti anche io ci ho messo un pò, nella nuova struttura a trovare i miei venditori di riferimento.
Anche se dire venditori è un pò fuori luogo. Per esempio Dulal lo conosco da 20 anni, è originario del Bangladesh e ormai ha tutta la famiglia che vive qui in Italia. E' prima arrivato lui , poi sua moglie e infine i suoi figli, che sono nati a Roma. E' il mio punto di riferimento per la verdura, mi da sempre consigli e mi indica alla grande. Per la frutta, vado da Patrizia, che con la mamma , è titolare del banco. Frutta buonissima e mai una fregatura. E per il pesce? Vado da Maria la Pugliese, autentico monumento del mercato. Conviene sempre andare sul tardi, soprattutto per il pesce, in quanto si risparmia. Certo questi sono i miei riferimenti, ma ce ne sono tanti altri altrettanto validi. Per esempio la zona dei vignaroli è stupenda. Li trovi prodotti di proprietà di chi li vende, cioè di loro produzione. Talvolta si trovano verdure ormai sparite , tipo la misticanza, un mix di verdure povere, ottima ripassata in padella o per fare le torte rustiche. Ora è anche più facile arrivare al mercato, in quanto nella nuova struttura ci sono i parcheggi sotterranei, per cui si può fare la spesa g e mettere il tutto in macchina. Ci sono varie tipologie merceologiche. Si vai dal macellaio, per passare al pescivendolo , per arrivare al calzolaio e al venditore di scarpe e abbigliamento. Logicamente bar e panetterie non mancano. Delle volte, camminando tra i banchi, risenti quelle battute romane, simpatiche, ma che non sfociano nella volgarità. Poi sarà che per chi è romano come me, questo ambiente è talvolta rilassante, perchè ti permette di fare un giro tra i banchi e vedere e sentire cose di tanto tempo fa. Si dice che il mercato Trionfale sia uno dei migliori per quanto riguarda i prezzi. In effetti tra quelli che ho girato, è quello che ha i prezzi più abbordabili. E' situato al centro di Roma, a pochi passi da Piazza San Pietro, per cui è molto facile vedere, soprattutto i giapponesi, fermarsi tra i banchi di frutta e verdura e farsi delle foto. Fate una cosa, se ne avete il tempo. Passate da queste parti, il giorno dopo il derby di calcio Roma-lazio e se non tenete per nessuna delle due squadre, vi morirete dalle risate. Insomma qui è cambiato l'involucro esterno, sono cambiati i servizi, ma non sono cambiati gli attori, ormai gli stessi da molto più di venti anni.

Mille splendidi soli - K. Hosseini

Questo è un libro che lascia il segno, che continua a parlare anche dopo averlo finito di leggere. Ti rimane dentro, talvolta sembra la lama di un coltello , provoca dolore e rabbia. Khaled Hosseini, dopo "Il cacciatore di aquiloni", è riuscito nell'intento di scrivere un romanzo-verità che rimarrà nella storia.
Il libro tratta dell'Afghanistan, delle continue lotte di potere che l'hanno attraversato per anni e di due donne, profondamente diverse tra loro, che hanno avuto la fortuna/sfortuna di incontrarsi e di condividere una parte della loro esistenza.
E' la vita delle donne, il loro voler essere parte attiva o comunque cercare di esserlo nella difficile realtà afghana. E' la loro sofferenza, il loro sacrificio, quello che rende questo libro speciale. Riesci anche a capire la storia degli ultimi 40 anni di questo paese, sempre al centro dei pensieri dei signori della guerra.
Le due donne, sono Mariam,una "harami", una bastarda, in quanto nata al di fuori del matrimonio. La sua vita nella "kolba", la casa di legno dove vive con sua madre, gira intorno al giovedì, giorno in cui il suo papà la va a trovare e le racconta tante cose belle. Gli parla del suo cinema, di cui lui era proprietario e dei film che trasmetteva e lei con la fantasia volava e volava sempre più in alto e solo quando con i suoi occhi vedrà come era realmente il padre, Jalil, capirà la verità che le ripeteva spesso sua madre Nana, e cioè che sei e sarai sempre una harami e niente e nessuno potrà mai dimenticarlo e soprattutto tuo padre non lo scorderà. E fu così che giunta a Herat, trascorse molti giorni fuori dalla casa del padre senza che questi si preoccupasse minimamente di lei. Soltanto dopo il suicidio di Nana, ebbe un piccolo sussulto, ma solo per poi poterla scaricare ad un calzolaio di Kabul di circa 25 anni più grande di lei e farla sposare.
Comincia una vita piena di tristezza, il burqa come segno distintivo della volontà di Rashid, suo marito e padrone. Un bambino mai nato per problemi di gravidanza, portarono all'esasperazione lui e la sua collera nei confronti di Mariam non cessò mai di finire.
E quante volte aveva ripensato alle parole di Nana, la quale diceva "che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice e che tutti i loro sospiri salivano nel cielo, formavano nubi le quali si frantumavano e silenziosamente cadevano sulla gente. Ecco noi donne in silenzio sopportiamo tutto ciò che ci viene addosso."
Ecco Laila, l'altra donna, nata nell'aprile del 1978 quando Mariam aveva diciannove anni e aveva già passato le pene dell'inferno, sia come harami che come moglie.
Laila, terza figlia di Fariba, sua madre e Babi, suo papà. I suoi fratelli maggiori si arruolarono nella jihad e per la jihad morirono, dando un dispiacere indicibile a Fariba, tanto che non si riprese più da quello stato talvolta surreale. Per Laila, che non aveva ricordi limpidi dei due fratelli, il vero fratello era Tariq, un bimbo che aveva perso l'arto inferiore a causa di una mina e con cui ogni sera scambiava giochi di luce con una torcia per scambiarsi la buonanotte e non solo.
Le varie guerre che si sono succedute, portarono alla partenza di Tariq per stare vicino ai genitori ormai troppo anziani e questo fu un colpo molto difficile da assorbire per Laila. Ormai la loro non era più amicizia, era amore, quello che tutti sognano, quello che tutti vorrebbero vivere e invece …..
Proprio mentre era in procinto di partire da Kabul, una bomba raggiunse in pieno la propria casa uccidendo i suoi genitori e lasciando lei in balia della morte per giorni.
Ed ecco che entra in scena Miriam, ma solo perché Rashid aveva deciso di voler corteggiare quella ragazzina per poi sposarla. Laila acconsentì al matrimonio, ma solo perché portava in grembo il frutto del suo amore con Tariq. Non doveva far passare troppo tempo, altrimenti Rashid se ne sarebbe accorto. Purtroppo nacque una bambina Aziza, anche lei portatrice di sofferenze e tristezze.
Nel racconto mi fermo qui, perché ora inizia la vita tra Mariam e Laila, una vita all'inizio difficile ma poi piena di piccole gioie e quotidianità.

Il mio personale pensiero su questo libero è che assolutamente da leggere e che non è possibile non farsi coinvolgere emotivamente. Lo vivi talmente tanto, che talvolta sembra essere li con loro due, vuoi fare qualcosa o dar loro un consiglio su come comportarsi. L'arrivo dei talebani, per le donne afghane è la stata la fine soprattutto da un punto di vista della libertà di pensiero. Leggere le leggi emanate dai talebani è stato qualcosa di sconvolgente, la donna è ridotta al nulla, perché una donna è il nulla. Tutto ciò è raccapricciante , eppure molte donne hanno dato la vita per poter salvare le loro famiglie. Gli ospedali erano solo per gli uomini, le donne erano dirottate ad un nosocomio di terz'ordine, con l'obbligo per le dottoresse di intervenire a livello chirurgico indossando il burqa.


Queste erano le leggi talebane per le donne:
"Dovete stare dentro casa a qualsiasi ora del giorno. Non è decoroso per una donna vagare oziosamente per le strade. Se uscite, dovete essere accompagnate da un mahram, un parente maschio. La donna che verrà sorpresa da sola per la strada sarà bastonata e rispedita a casa.
Non dovete mostrare il volto in nessuna circostanza.
Quando uscite dovete indossare il burqa, altrimenti verrete duramente percosse.
Sono proibiti i cosmetici.
Sono proibiti i gioielli.
Non dovete indossare abiti attraenti.
Non dovete parlare se non per rispondere.
Non dovete guardare negli occhi gli uomini.
Non dovete ridere in pubblico, in caso contrario verrete bastonate.
Non dovete dipingere le unghie, in caso contrario vi sarà tagliato un dito.
Alle ragazze è proibito frequentare la scuola, tutte le scuole femminili saranno immediatamente chiuse. Se aprirete una scuola femminile sarete bastonati e la scuola verrà chiusa.
Alle donne è proibito lavorare.
Se vi rendete colpevoli di adulterio sarete lapidate."

Nella malvagità talebana, il cervello di un uomo è diverso da quello di una donna, in quanto le donne non sono in grado di pensare e tutto ciò è stato dimostrato scientificamente da medici occidentali
Questo è il talebano pensiero e allora mi rileggo le parole di Nana:
"Come l'ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell'uomo trova sempre una donna cui dare la colpa .Sempre."
Desidero fare i miei complimenti a Khaled Hosseini e, come lui ha dedicato il suo libro a tutte le donne dell'Afghanistan, io desidero dedicare queste mie righe a tutte le donne che ogni giorno soffrono e combattono per arrivare ad una parità che tarda ad arrivare.

giovedì 2 luglio 2009

Il bambino con il pigiama a righe - John Boyne -

Forse saranno gli anni che avanzano, forse sono i momenti della vita un pò particolari, ma dopo aver letto questo libro, non ho avuto il coraggio di andare a vedere il film. Eppure lo scopo era quello di leggere prima il libro e poi vedere se il film corrispondeva a quanto narrato. Un mio amico, avendo visto il film, mi aveva avvertito della tristezza della pellicola, ma mai avrei pensato che fosse tale leggendo il libro.
L'autore di questa "favola", è John Boyne, non ha ancora 40 anni ma ha scritto qualcosa di grandioso. Soprattutto , ha scritto con gli occhi di un bambino, vedendo le cose con l'ingenuità classica di chi non conosce le sofferenze e la malizia. Ecco, la sofferenza, nessuno la dovrebbero conoscere, meno che mai un bambino. Questa è la storia di due bambini, profondamente diversi tra loro, Bruno e Shmuel. Il primo, figlio di un ufficiale nazista, il secondo , figlio di genitori polacchi, rinchiuso nel campo di concentramento di Auscit (questo è il modo come chiamava il campo di concentramento Bruno). La famiglia di Bruno, era composta da mamma, papà, la sorellina Gretel,definita "il caso disperato" e lui stesso. Dapprima vivevano a Berlino, Bruno aveva i suoi amici e si divertiva molto. Poi una sera venna a cena il Furio, insomma venne a cena Hitler in persona. Quella fu la cena che sconvolse la vita della famiglia e la sua in particolare. Il papà di Bruno, date le sue alte capacità, fu mandato a dirigere il campo di concentramento di Auscit. Per l'intera famiglia , tranne il papà, fu un trauma. Passare dalla capitale tedesca, con tutte le relative comodità, a un paesino dove esistevano solo baracche, oltre la loro casa, fu quasi un trauma. I primi giorni in Bruno c'era la speranza di tornare a breve a Berlino, dai suoi tre amici, continuare a divertirsi con loro. Ma mano mano che passava il tempo, cominciò a capire che in quella casa ci dovevano rimanere per molto. Ma i bambini vivono di fantasia, cercano con la loro immaginazione di porre rimedio ad una realtà , difficile da capire. Ed uno dei giochi preferiti di Bruno era quello di esplorare ciò che lo circonda e , comunque, un bravo esploratore, si avventura anche il luoghi più lontani. Ecco questo è quello che fece lui. Si avventurò lungo la recinzione del campo di concentramento e alla fine, quando ormai aveva perso le speranza di trovare qualcuno o qualcosa, in lontananza vide un puntino che divenne una macchia, che divenne una striscia, che divenne un bambino. Questo fu il primo incontro tra Shmuel e Bruno. Quest'ultimo non aveva mai visto un bambino così magro e triste. Qui ebbe inizio un'amicizia incredibile tra i due, talmente differenti, ma alla fine uniti dalla loro età. Certo un'età non età per Shmuel, ma che con l'andare avanti della loro frequentazione diventava sempre più vicina tra i due. La loro amicizia era qualcosa di inimmaginabile a qualsiasi altra persona, erano troppo diversi, ma le distanze tra i due ormai si erano annullate.
Non vado avanti, perchè il finale spetta a chi avrà voglia di leggere il libro o in alternativa vedere il film. Penso che il titolo che ho dato a questa mia opinione sia abbastanza chiaro su come questa storia possa andare a finire. Però una conclusione da parte mia è d'obbligo. Cioè che non accada mai più nulla di simile, quello che è successo a un popolo non succeda a nessun altro, ma che, soprattutto, nessun bambino conosca mai un luogo del genere e che i loro occhi possano raccontare i loro divertimenti e le loro gioie.

venerdì 5 giugno 2009

Trattoria Picarelli Tiberio dar Quajaro - Roma -



Siamo i soliti tre, quelli delle cene insieme e talvolta allargate a qualche altro amico. In rigoroso ordine alfabetico, Alfredo, Roberto e infine il sottoscritto, cioè Mauro. Dopo averci provato svariate volte, alla fine Alfredo è riuscito a portarci in questo locale, che si trova nella periferia romana a circa 25 chilometri da dove abito io. Fortuna lo scooter, così io e Alfredo evitiamo molto traffico e Roberto viene direttamente dal lavoro. L'appuntamento è per le 20, soprattutto perchè se arriviamo più tardi, dato che non si accettano prenotazioni, non si sa a che ora si mangia. Per dovere di cronaca, noi arriviamo in orario, Roberto, ritardatario cronico, è arrivato circa 30 minuti dopo. Giusto in tempo per sedersi, anzi lavarsi le mani e cominciare a mangiare. Prima di proseguire e entrare nel dettaglio della serata, vorrei dire il mio pensiero, circa alcune recensioni lette, su questo locale. Una molto dura e con la supponenza di non conoscere la cucina romana a chi parla in modo positivo di questo luogo. Secondo me uno prima dovrebbe capire dove si trova e cosa si può mangiare. Ecco , quando ti trovi a cena da Tiberio, sai che puoi mangiare non tante cose, ma cotte all'istante e con un prezzo assai contenuto. Qualità buona,non eccelsa, ma inserita in un ottimo rapporto qualità/prezzo.
Come dicevo ci troviamo alla periferia di Roma, per essere precisi nel cuore del Quarticciolo, nella sua piazza più importante. Trovare posto non è semplice, bisogna girare un pochino e alla fine si parcheggia. Entriamo nel locale e vedo subito dei bei colori giallorossi, insomma sono tifoso della Roma e questo è già un punto a favore del locale. Chiediamo un tavolo per tre e ci parcheggiano vicino alla porta in attesa che si liberi un tavolo nella saletta superiore attigua alla cucina a vista. Nel senso che la porta è aperta e si vede per bene quello che si cucina. Passano cinque minuti e ci fanno sedere in un tavolo logisticamente un più tranquillo. Tovaglia e tovaglioli di carta. Le sedie quelle di formica rossa, quelle che un tempo si usavano in cucina. Si avvicina una signora e ci domanda se vogliamo ordinare. Le chiediamo di aspettare cinque minuti , nella vana speranza che arrivi il terzo. Ripassa la signora e ordiniamo il piatto forte del locale, cioè la quaglia ala forno, con una ciriola spaccata in due, funghetti e olive. La ciriola, per chi non è di Roma, è un tipo di pane, con parecchia mollica. Qui viene condito con olio, sale e pepe. Passano circa 15 minuti e insieme alla nostra ordinazione, arriva anche Roberto. Che tempismo! Vedo arrivare il piatto e dato che a me piacciono le quaglie, comincio a mangiare e a pulire bene il malcapitato volatile. Da bere prendiamo una birra e dell'acqua minerale. Diciamo la verità, i piatti alla fine risultano ben puliti, per cui il prodotto è stato ben gradito da noi tre. Però manca qualcosa, per completare la cena. Voi pensate ad un dolcetto? Sbagliate. Noi tre pensiamo a due piatti di pasta cacio e pepe, per loro due e a un piatto di gricia per me. La gricia è la matriciana in bianco. Anticipo il finale, per questi piatti di pasta, alla fine siamo andati in cucina e abbiamo fatto i complimenti al cuoco. Pasta ben cotta e condimento eccellente. a questo punto il finale, cioè un'insalatina per Roberto e il sotoscritto e una pizza margherita per Alfredo. La pizza è grande poco più di un piattino da frutta e francamente mi sembra l'unica nota stonata di una piacevole serata. Anche se cotta nel forno a legna, che si trova all'ingresso del locale, francamente non sono sicuro che sia fatta all'istante e comunque stona con i buoni sapori di quello che abbiamo assaggiato durante la serata.
Dato che il caffè non si prepara in questo locale, chiediamo il conto. Quando arriva la ricevuta fiscale e sottolineo ricevuta, non il conto fatto sul foglio del tavolo, in ognuno dei nostri volti è uscito un sorriso di approvazione. La quaglia 5 euro, il primo piatto 4 euro, l'insalata 2 euro, insomma senza stare a elencare tutte le voci, alla fine ce la siamo cavata con 13 euro a testa.
Quando siamo usciti, eravamo molto soddisfatti. La serata culinaria è andata bene, la compagnia non si discute e il conto finale è stata la ciliegina sulla torta.
Come avrete capito è da tornarci , non per degustare cibi speciali, ma per passare una bella serata e mangiare bene.

giovedì 21 maggio 2009

Explora - Il museo dei bambini - Roma



Questo interessante museo, molto simile a quello che si trova alla Città della Scienza di Parigi, si trova in Via Flaminia, a circa 300 metri da Piazza del Popolo. Dico che è molto simile a quello di Parigi, in quanto qualche anno fa , ci portammo Jacopo, il nostro piccolo, e si divertì molto. Ma torniamo ai nostri giorni. Dunque arrivare a Explora è molto semplice, con la linea A della Metropolitana, si scende alla fermata di Piazza del Popolo e si cade quasi dentro il museo. E questo è quello che abbiamo fatto noi. Poco prima delle 15 siamo arrivati alla biglietteria e abbiamo acquistato i bigllietti, che vengono 7 euro per i bambini fino a 12 anni e 6 per gli adulti. Alle 15 siamo entrati, perchè è il nostro turno, il quale terminerà alle 16 e 45. E vi assicuro che il divertimento, non solo per i bambini, è assicurato. Tanto è vero che alla fine i piccoli non vogliono andare via.
Innanzitutto bisogna dire, che Explora nasce nel complesso del Borghetto Flaminio e precisamente è la riqualificazione della ex rimessa degli autobus dell'Atac di Roma. Appena entrati, i bambini vengono accolti da una ragazza dello staff, un'animatrice, la quale li intrattiene e con delle domande mirate, riesce a far capire ai bambini che si trovano in una piccola città, in cui c'è la banca, l'ufficio postale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il supermercato, ecc. Ma la prima cosa da fare, è ascoltare se stessi, ascoltando il rumore della pancia della mamma, quando era in dolce attesa. E tutto questo è possibile per mezzo di un grande corpo di forma cilindrica che emette un suono simile a quello di una donna in stato interessante. Poi, una volta spiegato il senso e il funzionamento di questa città a misura di bambino, i piccoli cittadini vanno alla scoperta dei servizi essenziali per la vivibilità. Sicuramente una delle cose a cui sono più interessati i piccoli è il supermercato, soprattutto il posto relativo alla cassa. Infatti funziona anche il codice a barre, per cui esce uno scontrino di acquisto . Anche la banca, riscuote successo. Infatti il loro compito, è aprire dei conti correnti e indirizzare il cliente, cioè l'adulto, verso degli investimenti redditizzi. Lo studio Tv mette in risalto la possibilità di fare delle riprese con le telecamere. Tutte queste attività sono libere, nel senso che il bambino può andare e fare qualunque cosa desideri. Contemporaneamente è possibile partecipare a delle attività complementari, tipo "Economiamo", che è un percorso sull'uso consapevole del denaro per i bambini dai 7 ai 12 anni. In pratica, i bambini vengono registrati al municipio e poi cominciano a guadagnare soldi, tramite dei lavori, come il meccanico, il postino e lo scienziato. Ma per essere un buon cittadino e far funzionare l'economia della città, bisogna anche spendere quello che si guadagna, per cui si acquistano vestiti, si mangia un gelato o si va a vedere un film. Al termine viene rilasciato un attestato, che piegato in determinate parti, diventa un salvadanaio.
Devo dare atto a mia moglie che l'idea è stata veramente ottima, Jacopo e il suo amico si sono divertiti molto , noi adulti siamo tornati indietro di qualche anno e nel contempo abbiamo imparato cose che non sapevamo.
Trovo questo museo molto utile per lo sviluppo consapevole dei bambini e invito, chiunque ne abbia l'opportunità, di andare e portare i propri figli in questa piccola città.
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