martedì 25 agosto 2009
Hotel King's Cross - Londra - Regno Unito
E qui entriamo nella massima negatività della situazione. La stanza nel complesso non è piccola, ma la pulizia è veramente irrisoria a cominciare dalla moquette e per finire al bagno, dove ogni volta che tiravi la scarico del water, da una mattonella limitrofa usciva del liquido, non voglio aggiungere altro. La veduta? non c'era, dato che eravamo a livello sottoscala. Veramente una cosa brutta. Nella stanza c'è la tv lcd con ricezione di canali satellitari, il necessario per te e caffè, solo che l'acqua del bagno non è potabile. Un letto matrimoniale e un divano letto con un materassino alto poco più di un centimetro. la stato della stanze, moquette compresa, poco più che sufficiente.
Esteticamente l'hotel non si presenta male, anzi è anche ben tenuto. Il personale della reception è gentile e comunque sempre ben disponibile nei confronti del cliente, ma purtroppo la struttura è quella che è.
Dunque parliamo della colazione o meglio di quello che dovrebbe essere chiamate tale. La sala è allo steso piano della stanza dove alloggiavo io, per cui è una sala posta al sottoscala e senza luce naturale. Le bevande vengono servite per mezzo di macchinetta tipo lavazza, ma più grande. Per cui ci sono le classiche bevande tipo cappuccino, mocaccino, cioccolato, te e così via. Da mangiare cornetti, corn flakes e se non finivano prima i panini all'olio. Questa mia ultima considerazione è relativa al fatto che la capo sala colazioni, a nostra richiesta di altri panini, ci ha detto che non c'era più pane e se andava bene ci poteva scaldare qualche toast. Insomma se il buongiorno si vede dalla colazione, si comincia male.
Come posizione è eccellente, nel senso che è posto vicino alla stazione della metro e alla stazione dei treni. Ad appena 100 metri passano molte linee di autobus, per cui ripeto la posizione è ottimale. In zona non ci sono molte cose da vedere, bisogna camminare un pochino, come per poter effettuare un pò di shopping. La posizione non è affatto tranquilla, per esempio una notte alle 4 , ci hanno svegliato persone che parlavano e urlavano poco fuori dall'albergo. La vita notturna non è consigliabile , diciamo che la zona è frequentata da coloro che si guadagnano da vivere facendo il più antico mestiere del mondo, a buon intenditore poche parole.
In definita evitate questo albergo.
sabato 15 agosto 2009
The Conifers - Guest House - Edimburgo
Noi alloggiavamo in una stanza con letto matrimoniale, anche se bisogna dire che nel Regno Unito non sono spaziosi come dalle nostre parti, mentre Jacopo aveva un divano letto matrimoniale tutto per se. Appena arrivati abbiamo trovato dei cioccolatini e ci siamo preparati un bel te caldo, dato che fuori pioveva e la signora ha acceso il riscaldamento Tutto questo il 24 di luglio, mentre in Italia il termometro rasentava i 40°. La stanza è grande e molto luminosa, con una finestra a parete a quattro ante. La televisione lcd, aveva una piccola luce di cortesia per vederla meglio durante le ore notturne. A proposito faceva buio alle 23 circa e alle 4,30 del mattino ritornava la luce del giorno. La stanza è tutta bianca, con dei rilievi in stucco sul soffitto e lo stato è ottimo. Il bagno con doccia e asciugacapelli è pulitissimo e ci sono dei campioncini tra shampoo e doccia gel. Per quanto riguarda il letto, la cosa è abbastanza soggettiva, infatti io sono abituato a dormire su uno strato duro, mentre questi erano molto morbidi, però molto curati e puliti.
E' la classica guest house, con una parte della casa, nel caso specifico la posteriore, a disposizione dei titolari, mentre tutto il resto è per i clienti. La casa, con una sala colazione che affaccia direttamente sul giardinetto della casa e con della pareti a finestra, è la classica casa a due piani , con un angolo pieno di opuscoli pubblicitari inerenti le attrazioni di Edimburgo. La casa è tenuta benissimo, si vede la cura e il buon gusto dei proprietari. Come si vede la loro disponibilità nel cercare di metterci a nostro agio. dato che di italiani non ce ne sono stati molti e per non incorrere in qualche problema di incomprensione linguistica, ci hanno fatto parlare con una loro amica italiana la quale a poi spiegato loro le nostre richieste, soprattutto relative alla colazione. Insomma veramente una organizzazione da prendere come esempio.
Ecco qui entriamo in un campo spettacolare, perchè una colazione così non la vedevo da anni. Ogni giorno c'è a disposizione una tripla scelta sui tipi di colazione che si preferiscono. C'è la continentale, cioè la classica con marmellata, brioches, toast, burro, pane, latte, caffè, te e succhi di frutta. Poi c'è la vegetariana, con frutta e verdure grigliate o lessate e per finire, la famosa "scottish breakfast". Premetto che io l'ho presa una sola volta su cinque e poi qualche volta l'ho assaggiata da Jacopo, che dopo questa vacanza è stato ribattezzato o Guida Michelin o "figlio segreto di Vissani". In cosa consiste? Ecco le pietanze: fagioli, bacon, salsiccia, uovo , toast, pomodoro, funghi fritti e formaggio fritto. Una vera bomba calorica che ti permette di arrivare tranquillamente al pasto serale senza sentire assolutamente i morsi della fame. Ma la cura con cui viene presentata la colazione è un altro aspetto positivo. La sala non è molto grande ma spaziosa per le persone che vi siedono e permette, volendo, di scambiare qualche parola con le persone presenti, in quanto si possono scegliere gli orari più comodi, dalle 7 fino alle 9,30, basta segnarli sul foglio di scelta della prima colazione.
La casa affaccia su una strada molto tranquilla, che è sede di parecchie guest house. Proprio di fronte all'ingresso c'è la fermata dell'autobus numero 11. Comunque conviene fare qualche centinaio di metri e arrivare a Leith, la via principale e li passano molti autobus per arrivare , in soli cinque minuti, al centro di Edimburgo. Il parco di Pilrig, che sembra un campo da golf, per quanto è ben tenuto, si trova a pochi passi dalla casa.
La spesa è sta di 100 sterline a notte per tre persone, al cambio attuale 115 euro a notte.
In definita, se un giorno dovessi tornare a Edimburgo ( o Edimbraa, come lo pronunciano loro), non esiterei a tornare ad alloggiare qui e soprattutto invito chi dovesse recarsi a visitare questa bellissima città, a soggiornare al The Conifers Guest House e tutto ciò lo abbiamo anche lasciato scritto nel libro degli ospiti.
venerdì 7 agosto 2009
Ventimila volte grazie
giovedì 23 luglio 2009
Ristorante Prime - Roma

In questo locale ci sono stato giusto una settimana fa, per festeggiare un compleanno. Era il 19 febbraio, dapprima si era deciso per una pizza, poi gli eventi ci hanno portato in questo luogo. Premessa, era meglio andare a mangiare la pizza e questo è il preludio a ciò che scriverò in seguito. Siamo in una delle zone più chic di Roma. Il quartiere è quello dei Parioli, locali alla moda, gente bene, insomma molto snob, per dirla tutta il contrario di quello che piace a me. Ma comunque andiamo avanti. Il parcheggio non è un grande problema, ci troviamo a Piazza Euclide e con la sosta a pagamento fino alle 23, posti liberi ce ne sono. Sulla piazza ci sono un pò di lavori, ma questo non toglie quasi nulla alla sua bellezza.
L'appuntamento è alle 20,30 e nella mia testa, speravo di rimanere talmente contento che avevo anche portato la macchinetta fotografica per immortalare la serata. Alla fine ho fatto un paio di foto, giusto per il gusto di farle.
Dunque, appena entriamo ci chiedono se avevamo prenotato e ci danno un tavolo proprio vicino alla consolle del dj. No, non si può neanche scambiare una parola, musica troppo alta e troppo vicini alla fonte. Gentilmente ci preparano un altro tavolo, che allevia solo parzialmente i nostri timpani, in quanto è bastato che hanno alzato un pò la musica e io riuscivo solo a parlare con chi mi era vicino di sedia. Il lato positivo è che il mio vicino era Jacopo, mio figlio. Dopo aver atteso un pochino l'arrivo di un ritardatario, ecco arrivare il menù e la lista dei vini. Però per i vini abbiamo dovuto attendere, in quanto avevano perso la chiave della cantina frigo, per cui si sono messi con un trapano e dopo un pò sono riusciti ad aprirla. Tra me ho pensato che la serata non era cominciata troppo bene. Per tornare al vino, dato che avevamo scelto chi carne e che pesce, ho optato per un bianco barricato del Lazio della casa vinicola Casale del Giglio. Il vino è l'Antinoo, che generalmente si trova sui 7 euro al massimo, qui ne costa 17 di euro. Veniamo agli antipasti. Io ho preso una Julienne di calamari con insalatina di finocchi olive nere e agrumi. Voto 5 e perché fondamentalmente sono buono. Dunque si trattava di calamari lessi, freddi, sconditi, con delle fette di arancio e olive snocciolate insapori. I primi li abbiamo saltati, tranne Jacopo che ha optato per degli spaghetti al ragù di cinghiale, però penso che il cinghiale fosse scappato prima di cuocerlo. Insomma del cinghiale neanche l'odore. Con molta calma e con le orecchie ormai a bassa ricettività, passiamo ai secondi. Io opto per una tempura di calamari. Voleva essere un piatto che si richiamasse alla cucina giapponese, dato che la tempura è un fritto fatto da loro. Ma altro non erano che otto e ribadisco otto, calamari fritti al prezzo di 15 euro, insomma una media superiore ai 2 euro cadauno. La bracioletta di maiale alla piastra con aceto balsamico e nido di spinaci, era un pò duretta e infatti Jacopo l'ha lasciata nel piatto quasi tutta. La tagliata di manzo al profumo di timo con miele e noci, niente di speciale e veniva 18 euro. Se la vuoi buona la tagliata devi andare da un'altra parte. Solo un commensale ha dichiarato buono il millefoglie di manzo con verdure grigliate, ma secondo me era di parte. La cosa che è stata gradita molto, è stata la crema catalana, definita ottima da chi l'ha mangiata. Ma certo se per mangiare qualcosa di dignitoso devo arrivare all'ultima portata, la prossima volta o resto a casa o vado da un'altra parte. Una cosa è sicura, qui non ci torno.
Ristorante " Valle del Treja" - Mazzano Romano - Roma
Dunque ci accomodiamo, siamo sei adulti e quattro bambini. Arriva solerte il cameriere , il quale prende l'ordinazione delle bevande e degli antipasti. Per le bevande prendiamo un'acqua gassata e una liscia , per il vino optiamo per un bianco Falerna, fresco e discreto. Gli antipasti sono una serie di affettati, che non sono niente di eccezionale, buoni ma nulla di più. Molto più interessanti i formaggi, tra cui spicca un formaggio al pepe nero, veramente notevole. Tra me penso che se l'inizio è questo, non è che ci sia molto da stare allegri. Insomma se devo mangiare normale, meglio stare a casa. Passiamo ai primi e dietro indicazione dell'amico che ha prenotato, optiamo per una serie di assaggi di primi. E la scelta è stata eccellente. Sono quattro specialità diverse, ma tutte buone. I ravioli ripieni di ricotta , cotti in un buon sugo, sono molto buoni. Buoni anche gli gnocchetti al sugo di funghi porcini. Ma le due pietanze che hanno raccolto l'ovazione di tutti i commensali, sono le lasagnette in bianco con il radicchio, veramente superbe e i fagottini ripieni , anche loro in bianco, con salsa di tartufo. Dire buoni è dire poco, gli si farebbe uno sgarbo. Siamo veramente sazi e a questo punto sono anche soddisfatto. Solo per una questione di gola, decidiamo di prendere qualche porzione di arrosticini, che è carne di agnello cotta alla brace infilzata su degli spiedini di legno. Buoni, ma soprattutto vedevo dei piatti di carne che passavano per gli altri tavoli, molto invitanti. Tra questi lo stinco e delle belle bistecche di manzo. Per dolce , che io ho saltato, sono state prese delle fragole condite e il tiramisù per i piccoli. Assaggiati tutti e due, voto molto positivo. I bagni puliti, cosa da non sottovalutare e un bel biliardino per smaltire qualche caloria. Insomma , si può fare anche una bella scampagnata, ma se volete rilassarvi del tutto, mangiare più che bene e poi andare a divertirvi alla vicine Cascate del Monte Gelato, non c'è cosa migliore che mangiare alla Valle del Treja. Noi abbiamo speso venti euro a testa, per cui ottimo rapporto qualità/prezzo.
La scelta - N. Sparks
Mercato Rionale Trionfale - Roma
Anche se dire venditori è un pò fuori luogo. Per esempio Dulal lo conosco da 20 anni, è originario del Bangladesh e ormai ha tutta la famiglia che vive qui in Italia. E' prima arrivato lui , poi sua moglie e infine i suoi figli, che sono nati a Roma. E' il mio punto di riferimento per la verdura, mi da sempre consigli e mi indica alla grande. Per la frutta, vado da Patrizia, che con la mamma , è titolare del banco. Frutta buonissima e mai una fregatura. E per il pesce? Vado da Maria la Pugliese, autentico monumento del mercato. Conviene sempre andare sul tardi, soprattutto per il pesce, in quanto si risparmia. Certo questi sono i miei riferimenti, ma ce ne sono tanti altri altrettanto validi. Per esempio la zona dei vignaroli è stupenda. Li trovi prodotti di proprietà di chi li vende, cioè di loro produzione. Talvolta si trovano verdure ormai sparite , tipo la misticanza, un mix di verdure povere, ottima ripassata in padella o per fare le torte rustiche. Ora è anche più facile arrivare al mercato, in quanto nella nuova struttura ci sono i parcheggi sotterranei, per cui si può fare la spesa g e mettere il tutto in macchina. Ci sono varie tipologie merceologiche. Si vai dal macellaio, per passare al pescivendolo , per arrivare al calzolaio e al venditore di scarpe e abbigliamento. Logicamente bar e panetterie non mancano. Delle volte, camminando tra i banchi, risenti quelle battute romane, simpatiche, ma che non sfociano nella volgarità. Poi sarà che per chi è romano come me, questo ambiente è talvolta rilassante, perchè ti permette di fare un giro tra i banchi e vedere e sentire cose di tanto tempo fa. Si dice che il mercato Trionfale sia uno dei migliori per quanto riguarda i prezzi. In effetti tra quelli che ho girato, è quello che ha i prezzi più abbordabili. E' situato al centro di Roma, a pochi passi da Piazza San Pietro, per cui è molto facile vedere, soprattutto i giapponesi, fermarsi tra i banchi di frutta e verdura e farsi delle foto. Fate una cosa, se ne avete il tempo. Passate da queste parti, il giorno dopo il derby di calcio Roma-lazio e se non tenete per nessuna delle due squadre, vi morirete dalle risate. Insomma qui è cambiato l'involucro esterno, sono cambiati i servizi, ma non sono cambiati gli attori, ormai gli stessi da molto più di venti anni.
Mille splendidi soli - K. Hosseini
Questo è un libro che lascia il segno, che continua a parlare anche dopo averlo finito di leggere. Ti rimane dentro, talvolta sembra la lama di un coltello , provoca dolore e rabbia. Khaled Hosseini, dopo "Il cacciatore di aquiloni", è riuscito nell'intento di scrivere un romanzo-verità che rimarrà nella storia.
Il libro tratta dell'Afghanistan, delle continue lotte di potere che l'hanno attraversato per anni e di due donne, profondamente diverse tra loro, che hanno avuto la fortuna/sfortuna di incontrarsi e di condividere una parte della loro esistenza.
E' la vita delle donne, il loro voler essere parte attiva o comunque cercare di esserlo nella difficile realtà afghana. E' la loro sofferenza, il loro sacrificio, quello che rende questo libro speciale. Riesci anche a capire la storia degli ultimi 40 anni di questo paese, sempre al centro dei pensieri dei signori della guerra.
Le due donne, sono Mariam,una "harami", una bastarda, in quanto nata al di fuori del matrimonio. La sua vita nella "kolba", la casa di legno dove vive con sua madre, gira intorno al giovedì, giorno in cui il suo papà la va a trovare e le racconta tante cose belle. Gli parla del suo cinema, di cui lui era proprietario e dei film che trasmetteva e lei con la fantasia volava e volava sempre più in alto e solo quando con i suoi occhi vedrà come era realmente il padre, Jalil, capirà la verità che le ripeteva spesso sua madre Nana, e cioè che sei e sarai sempre una harami e niente e nessuno potrà mai dimenticarlo e soprattutto tuo padre non lo scorderà. E fu così che giunta a Herat, trascorse molti giorni fuori dalla casa del padre senza che questi si preoccupasse minimamente di lei. Soltanto dopo il suicidio di Nana, ebbe un piccolo sussulto, ma solo per poi poterla scaricare ad un calzolaio di Kabul di circa 25 anni più grande di lei e farla sposare.
Comincia una vita piena di tristezza, il burqa come segno distintivo della volontà di Rashid, suo marito e padrone. Un bambino mai nato per problemi di gravidanza, portarono all'esasperazione lui e la sua collera nei confronti di Mariam non cessò mai di finire.
E quante volte aveva ripensato alle parole di Nana, la quale diceva "che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice e che tutti i loro sospiri salivano nel cielo, formavano nubi le quali si frantumavano e silenziosamente cadevano sulla gente. Ecco noi donne in silenzio sopportiamo tutto ciò che ci viene addosso."
Ecco Laila, l'altra donna, nata nell'aprile del 1978 quando Mariam aveva diciannove anni e aveva già passato le pene dell'inferno, sia come harami che come moglie.
Laila, terza figlia di Fariba, sua madre e Babi, suo papà. I suoi fratelli maggiori si arruolarono nella jihad e per la jihad morirono, dando un dispiacere indicibile a Fariba, tanto che non si riprese più da quello stato talvolta surreale. Per Laila, che non aveva ricordi limpidi dei due fratelli, il vero fratello era Tariq, un bimbo che aveva perso l'arto inferiore a causa di una mina e con cui ogni sera scambiava giochi di luce con una torcia per scambiarsi la buonanotte e non solo.
Le varie guerre che si sono succedute, portarono alla partenza di Tariq per stare vicino ai genitori ormai troppo anziani e questo fu un colpo molto difficile da assorbire per Laila. Ormai la loro non era più amicizia, era amore, quello che tutti sognano, quello che tutti vorrebbero vivere e invece …..
Proprio mentre era in procinto di partire da Kabul, una bomba raggiunse in pieno la propria casa uccidendo i suoi genitori e lasciando lei in balia della morte per giorni.
Ed ecco che entra in scena Miriam, ma solo perché Rashid aveva deciso di voler corteggiare quella ragazzina per poi sposarla. Laila acconsentì al matrimonio, ma solo perché portava in grembo il frutto del suo amore con Tariq. Non doveva far passare troppo tempo, altrimenti Rashid se ne sarebbe accorto. Purtroppo nacque una bambina Aziza, anche lei portatrice di sofferenze e tristezze.
Nel racconto mi fermo qui, perché ora inizia la vita tra Mariam e Laila, una vita all'inizio difficile ma poi piena di piccole gioie e quotidianità.
Queste erano le leggi talebane per le donne:
"Dovete stare dentro casa a qualsiasi ora del giorno. Non è decoroso per una donna vagare oziosamente per le strade. Se uscite, dovete essere accompagnate da un mahram, un parente maschio. La donna che verrà sorpresa da sola per la strada sarà bastonata e rispedita a casa.
Non dovete mostrare il volto in nessuna circostanza.
Quando uscite dovete indossare il burqa, altrimenti verrete duramente percosse.
Sono proibiti i cosmetici.
Sono proibiti i gioielli.
Non dovete indossare abiti attraenti.
Non dovete parlare se non per rispondere.
Non dovete guardare negli occhi gli uomini.
Non dovete ridere in pubblico, in caso contrario verrete bastonate.
Non dovete dipingere le unghie, in caso contrario vi sarà tagliato un dito.
Alle ragazze è proibito frequentare la scuola, tutte le scuole femminili saranno immediatamente chiuse. Se aprirete una scuola femminile sarete bastonati e la scuola verrà chiusa.
Alle donne è proibito lavorare.
Se vi rendete colpevoli di adulterio sarete lapidate."
Questo è il talebano pensiero e allora mi rileggo le parole di Nana:
"Come l'ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell'uomo trova sempre una donna cui dare la colpa .Sempre."
Desidero fare i miei complimenti a Khaled Hosseini e, come lui ha dedicato il suo libro a tutte le donne dell'Afghanistan, io desidero dedicare queste mie righe a tutte le donne che ogni giorno soffrono e combattono per arrivare ad una parità che tarda ad arrivare.
giovedì 2 luglio 2009
Il bambino con il pigiama a righe - John Boyne -
L'autore di questa "favola", è John Boyne, non ha ancora 40 anni ma ha scritto qualcosa di grandioso. Soprattutto , ha scritto con gli occhi di un bambino, vedendo le cose con l'ingenuità classica di chi non conosce le sofferenze e la malizia. Ecco, la sofferenza, nessuno la dovrebbero conoscere, meno che mai un bambino. Questa è la storia di due bambini, profondamente diversi tra loro, Bruno e Shmuel. Il primo, figlio di un ufficiale nazista, il secondo , figlio di genitori polacchi, rinchiuso nel campo di concentramento di Auscit (questo è il modo come chiamava il campo di concentramento Bruno). La famiglia di Bruno, era composta da mamma, papà, la sorellina Gretel,definita "il caso disperato" e lui stesso. Dapprima vivevano a Berlino, Bruno aveva i suoi amici e si divertiva molto. Poi una sera venna a cena il Furio, insomma venne a cena Hitler in persona. Quella fu la cena che sconvolse la vita della famiglia e la sua in particolare. Il papà di Bruno, date le sue alte capacità, fu mandato a dirigere il campo di concentramento di Auscit. Per l'intera famiglia , tranne il papà, fu un trauma. Passare dalla capitale tedesca, con tutte le relative comodità, a un paesino dove esistevano solo baracche, oltre la loro casa, fu quasi un trauma. I primi giorni in Bruno c'era la speranza di tornare a breve a Berlino, dai suoi tre amici, continuare a divertirsi con loro. Ma mano mano che passava il tempo, cominciò a capire che in quella casa ci dovevano rimanere per molto. Ma i bambini vivono di fantasia, cercano con la loro immaginazione di porre rimedio ad una realtà , difficile da capire. Ed uno dei giochi preferiti di Bruno era quello di esplorare ciò che lo circonda e , comunque, un bravo esploratore, si avventura anche il luoghi più lontani. Ecco questo è quello che fece lui. Si avventurò lungo la recinzione del campo di concentramento e alla fine, quando ormai aveva perso le speranza di trovare qualcuno o qualcosa, in lontananza vide un puntino che divenne una macchia, che divenne una striscia, che divenne un bambino. Questo fu il primo incontro tra Shmuel e Bruno. Quest'ultimo non aveva mai visto un bambino così magro e triste. Qui ebbe inizio un'amicizia incredibile tra i due, talmente differenti, ma alla fine uniti dalla loro età. Certo un'età non età per Shmuel, ma che con l'andare avanti della loro frequentazione diventava sempre più vicina tra i due. La loro amicizia era qualcosa di inimmaginabile a qualsiasi altra persona, erano troppo diversi, ma le distanze tra i due ormai si erano annullate.
Non vado avanti, perchè il finale spetta a chi avrà voglia di leggere il libro o in alternativa vedere il film. Penso che il titolo che ho dato a questa mia opinione sia abbastanza chiaro su come questa storia possa andare a finire. Però una conclusione da parte mia è d'obbligo. Cioè che non accada mai più nulla di simile, quello che è successo a un popolo non succeda a nessun altro, ma che, soprattutto, nessun bambino conosca mai un luogo del genere e che i loro occhi possano raccontare i loro divertimenti e le loro gioie.
venerdì 5 giugno 2009
Trattoria Picarelli Tiberio dar Quajaro - Roma -

Siamo i soliti tre, quelli delle cene insieme e talvolta allargate a qualche altro amico. In rigoroso ordine alfabetico, Alfredo, Roberto e infine il sottoscritto, cioè Mauro. Dopo averci provato svariate volte, alla fine Alfredo è riuscito a portarci in questo locale, che si trova nella periferia romana a circa 25 chilometri da dove abito io. Fortuna lo scooter, così io e Alfredo evitiamo molto traffico e Roberto viene direttamente dal lavoro. L'appuntamento è per le 20, soprattutto perchè se arriviamo più tardi, dato che non si accettano prenotazioni, non si sa a che ora si mangia. Per dovere di cronaca, noi arriviamo in orario, Roberto, ritardatario cronico, è arrivato circa 30 minuti dopo. Giusto in tempo per sedersi, anzi lavarsi le mani e cominciare a mangiare. Prima di proseguire e entrare nel dettaglio della serata, vorrei dire il mio pensiero, circa alcune recensioni lette, su questo locale. Una molto dura e con la supponenza di non conoscere la cucina romana a chi parla in modo positivo di questo luogo. Secondo me uno prima dovrebbe capire dove si trova e cosa si può mangiare. Ecco , quando ti trovi a cena da Tiberio, sai che puoi mangiare non tante cose, ma cotte all'istante e con un prezzo assai contenuto. Qualità buona,non eccelsa, ma inserita in un ottimo rapporto qualità/prezzo.
Come dicevo ci troviamo alla periferia di Roma, per essere precisi nel cuore del Quarticciolo, nella sua piazza più importante. Trovare posto non è semplice, bisogna girare un pochino e alla fine si parcheggia. Entriamo nel locale e vedo subito dei bei colori giallorossi, insomma sono tifoso della Roma e questo è già un punto a favore del locale. Chiediamo un tavolo per tre e ci parcheggiano vicino alla porta in attesa che si liberi un tavolo nella saletta superiore attigua alla cucina a vista. Nel senso che la porta è aperta e si vede per bene quello che si cucina. Passano cinque minuti e ci fanno sedere in un tavolo logisticamente un più tranquillo. Tovaglia e tovaglioli di carta. Le sedie quelle di formica rossa, quelle che un tempo si usavano in cucina. Si avvicina una signora e ci domanda se vogliamo ordinare. Le chiediamo di aspettare cinque minuti , nella vana speranza che arrivi il terzo. Ripassa la signora e ordiniamo il piatto forte del locale, cioè la quaglia ala forno, con una ciriola spaccata in due, funghetti e olive. La ciriola, per chi non è di Roma, è un tipo di pane, con parecchia mollica. Qui viene condito con olio, sale e pepe. Passano circa 15 minuti e insieme alla nostra ordinazione, arriva anche Roberto. Che tempismo! Vedo arrivare il piatto e dato che a me piacciono le quaglie, comincio a mangiare e a pulire bene il malcapitato volatile. Da bere prendiamo una birra e dell'acqua minerale. Diciamo la verità, i piatti alla fine risultano ben puliti, per cui il prodotto è stato ben gradito da noi tre. Però manca qualcosa, per completare la cena. Voi pensate ad un dolcetto? Sbagliate. Noi tre pensiamo a due piatti di pasta cacio e pepe, per loro due e a un piatto di gricia per me. La gricia è la matriciana in bianco. Anticipo il finale, per questi piatti di pasta, alla fine siamo andati in cucina e abbiamo fatto i complimenti al cuoco. Pasta ben cotta e condimento eccellente. a questo punto il finale, cioè un'insalatina per Roberto e il sotoscritto e una pizza margherita per Alfredo. La pizza è grande poco più di un piattino da frutta e francamente mi sembra l'unica nota stonata di una piacevole serata. Anche se cotta nel forno a legna, che si trova all'ingresso del locale, francamente non sono sicuro che sia fatta all'istante e comunque stona con i buoni sapori di quello che abbiamo assaggiato durante la serata.
Dato che il caffè non si prepara in questo locale, chiediamo il conto. Quando arriva la ricevuta fiscale e sottolineo ricevuta, non il conto fatto sul foglio del tavolo, in ognuno dei nostri volti è uscito un sorriso di approvazione. La quaglia 5 euro, il primo piatto 4 euro, l'insalata 2 euro, insomma senza stare a elencare tutte le voci, alla fine ce la siamo cavata con 13 euro a testa.
Quando siamo usciti, eravamo molto soddisfatti. La serata culinaria è andata bene, la compagnia non si discute e il conto finale è stata la ciliegina sulla torta.
Come avrete capito è da tornarci , non per degustare cibi speciali, ma per passare una bella serata e mangiare bene.
giovedì 21 maggio 2009
Explora - Il museo dei bambini - Roma

Questo interessante museo, molto simile a quello che si trova alla Città della Scienza di Parigi, si trova in Via Flaminia, a circa 300 metri da Piazza del Popolo. Dico che è molto simile a quello di Parigi, in quanto qualche anno fa , ci portammo Jacopo, il nostro piccolo, e si divertì molto. Ma torniamo ai nostri giorni. Dunque arrivare a Explora è molto semplice, con la linea A della Metropolitana, si scende alla fermata di Piazza del Popolo e si cade quasi dentro il museo. E questo è quello che abbiamo fatto noi. Poco prima delle 15 siamo arrivati alla biglietteria e abbiamo acquistato i bigllietti, che vengono 7 euro per i bambini fino a 12 anni e 6 per gli adulti. Alle 15 siamo entrati, perchè è il nostro turno, il quale terminerà alle 16 e 45. E vi assicuro che il divertimento, non solo per i bambini, è assicurato. Tanto è vero che alla fine i piccoli non vogliono andare via.
Innanzitutto bisogna dire, che Explora nasce nel complesso del Borghetto Flaminio e precisamente è la riqualificazione della ex rimessa degli autobus dell'Atac di Roma. Appena entrati, i bambini vengono accolti da una ragazza dello staff, un'animatrice, la quale li intrattiene e con delle domande mirate, riesce a far capire ai bambini che si trovano in una piccola città, in cui c'è la banca, l'ufficio postale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il supermercato, ecc. Ma la prima cosa da fare, è ascoltare se stessi, ascoltando il rumore della pancia della mamma, quando era in dolce attesa. E tutto questo è possibile per mezzo di un grande corpo di forma cilindrica che emette un suono simile a quello di una donna in stato interessante. Poi, una volta spiegato il senso e il funzionamento di questa città a misura di bambino, i piccoli cittadini vanno alla scoperta dei servizi essenziali per la vivibilità. Sicuramente una delle cose a cui sono più interessati i piccoli è il supermercato, soprattutto il posto relativo alla cassa. Infatti funziona anche il codice a barre, per cui esce uno scontrino di acquisto . Anche la banca, riscuote successo. Infatti il loro compito, è aprire dei conti correnti e indirizzare il cliente, cioè l'adulto, verso degli investimenti redditizzi. Lo studio Tv mette in risalto la possibilità di fare delle riprese con le telecamere. Tutte queste attività sono libere, nel senso che il bambino può andare e fare qualunque cosa desideri. Contemporaneamente è possibile partecipare a delle attività complementari, tipo "Economiamo", che è un percorso sull'uso consapevole del denaro per i bambini dai 7 ai 12 anni. In pratica, i bambini vengono registrati al municipio e poi cominciano a guadagnare soldi, tramite dei lavori, come il meccanico, il postino e lo scienziato. Ma per essere un buon cittadino e far funzionare l'economia della città, bisogna anche spendere quello che si guadagna, per cui si acquistano vestiti, si mangia un gelato o si va a vedere un film. Al termine viene rilasciato un attestato, che piegato in determinate parti, diventa un salvadanaio.
Devo dare atto a mia moglie che l'idea è stata veramente ottima, Jacopo e il suo amico si sono divertiti molto , noi adulti siamo tornati indietro di qualche anno e nel contempo abbiamo imparato cose che non sapevamo.
Trovo questo museo molto utile per lo sviluppo consapevole dei bambini e invito, chiunque ne abbia l'opportunità, di andare e portare i propri figli in questa piccola città.
martedì 12 maggio 2009
Greenlandhouse - Norcia - Perugia
Era da molto tempo che avevamo in mente un fine settimana a Norcia. Questo era dovuto anche al fatto di avere un indirizzo quasi sicuro. Dico quasi, perchè ci era stato sponsorizzato da un collega di lavoro di mia moglie e ne aveva tessuto le lodi. Dopo averci passato un fine settimana, togliamo quasi, perchè Geenlandhouse, è un posto super sicuro, è un posto dove potrete rilassarvi, mangiare alla grande e fare tante altre cose. E tutto questo grazie ai proprietari, Filomena e Filippo, che vi faranno sentire a casa vostra. Sarete coccolati e i bambini ancora di più. Appena arrivati, prima delle presentazioni, ci è corsa incontro Camilla, la loro cagnolina. E' simpaticissima, si mette in posizione perchè vuole essere carezzata. Per chi ama la natura questo è il luogo ideale. Intorno c'è tanto di quel verde, che vi viene voglia di riempire i polmoni e fare scorta di aria pulita. E ancora non avete assaggiato la cucina e i salumi fatti in casa dai due condottieri, perchè dopo vorrete fare altre scorte.
Appena sbrigate le formalità di rito, veniamo accompagnati nel nostro appartamento, composto da soggiorno con angolo cottura, camera da letto e bagno. Tutte le stanze, bagno compreso, sono con finestra e quelle che sono nelle camere danno direttamente sulla valle e con sfondo la città di Norcia. L'appartamento è per 4 persone, dato che il prontoletto che si trova nel soggiorno è a due piazze. La cucina è equipaggiata di tutto ciò che occorre per cucinare, per cui ci sono stoviglie, piatti, bicchieri, posate e la moka. Il bagno, di dimensioni normali, ha una doccia spaziosa e ciò che serve per la pulizia della persona, per cui shampoo, saponetta, ecc. La camera da letto, ha un armadio, un comò e la tv a colori. Ci sono molte prese elettriche e la stato dell'appartamento è ottimo, nonostante sia tutto bianco. E' evidente la cura con cui tutta la struttura viene seguita. Il riscaldamento funziona molto bene, dato che anche se siamo a Maggio, la sera la temperatura scende in maniera tale, da rendere piacevole l'accensione dei termosifoni.
L'aspetto esterno della Greenlanfhouse, ricorda una casa colonica, con la differenza che il tutto è curato nei minimi particolari. A cominciare dall'esterno, dove le sedie , i tavoli e le sdraio, danno un'opportunità unica a coloro che decidono di passare qualche giorno qui. Infatti basta chiudere gli occhi e immaginare di essere in una bella vallata, in un silenzio rotto dal vento e dal verso di qualche animale. Ecco, con in mano un bel libro e un qualcosa da sorseggiare, il gioco è fatto. L'organizzazione è in mano a Filippo e Filomena ed è sinonimo di certezza della buona riuscita di tutto ciò che gira intorno al buon andamento della vacanza. C'è sempre un'aria allegra e una serie di informazioni utili per l'ospite. La varietà gastronomica è di livello eccelso, sia nella quantità che nella qualità. La colazione , a richiesta anche con affettati, è arricchita con della ricotta appena sfornata, ma non dal forno, ma presa ancora calda dal caseificio.
E qui entriamo in un ambito a me caro, cioè cibo e vino. La valutazione da dare è quella massima. La qualità del cibo, è perfetta. Il mio modestissimo parere, è che l'Umbria sia una delle regioni migliori per quanto riguarda il cibo. Qui si mangia in un'atmosfera allegra, dove la qualità è superiore alla media. Francamente la scelta è complicata. E' difficile scegliere tra la salsiccia al fegato e la lonza preparata da Filippo o le fettuccine al tartufo nero e l'abbacchio cotto in padella cucinati da Filomena. Stiamo parlando di prodotti genuini, di tartufo raccolto direttamente da Filippo. E delle fettuccine ai funghi porcini e un altro tipo di cui non ricordo il nome, che crescono solo nella zona di Norcia? No, è tutto veramente buono , come il vino rosato sfuso, che è leggermente frizzantino ed è un piacere farlo scendere. E logicamente le porzioni sono molto generose. Dimenticavo, siamo vicino alla zona di Castelluccio, per cui un assaggio di lenticchie con pane bruscato è stato molto gradito da noi commensali.
Come dicevo in precedenza, questo è il luogo per gli amanti della natura. Ma anche per coloro che della bellezza bellezza paesaggistica ne fanno un vanto. E' tutto bello in questo luogo, dal verde delle colline, alle cime imbiancate degli appennini. E' un posto per ricaricare le pile, per potersi rilassare e per fare sport, tipo equitazione, rafting , ecc. I sentieri per passeggiare sono molteplici, non sono impegnativi in modo serio, per cui affrontabili in maniera semplice per la maggior parte. La bicicletta è un'ottima alternativa alla camminata a piedi.
Insomma da come avrete capito, sono stato veramente bene e non posso far altro che raccomandare un soggiorno presso Greenlandhouse e da parte mia non vedo l'ora di riandare a Norcia, per trascorrere di nuovo dei giorni allegri, spensierati e altamente culinari.
lunedì 4 maggio 2009
Casa Battlo' - Barcellona
Dunque arrivati vicino all'acquario di Barcellona, abbiamo preso la metropolitana e siamo scesi alla fermata Passeig de Gracia. Attraversiamo la strada e al civico 43 troviamo la Casa. La fila è praticamente nulla, a differenza di quella che troveremo alla fine della nostra visita. Dunque il biglietto viene 16 euro e 50 centesimi. può sembrare un pò caro, ma viene consegnata un'audioguida compresa nel biglietto di ingresso. Già vedendo l'ingresso e la particolarità della scala a chiocciola che conduce al piano nobile, si capisce che si sta entrando in un mondo magico, in un'atmosfera quasi da favola. Casa Battlo', non è un semplice edificio, ma più semplicemente un mito dell'arte. E' il punto di riferimento del Modernismo, con due particolari zone della casa, cioè le mansarde e i camini, che rappresentano le peculiarità dell'edificio, infatti sono queste le zone della casa, aperte al pubblico solo da qualche anno, che riscuotono maggior successo tra i visitatori. Non da meno sono le volte interne, che ricordano la cassa toracica di una balena. La croce tridimensionale e un altro degli elementi indissolubili della casa. In ogni angolo della casa si trova qualcosa di eccezionale, grazie ai giochi di illuminazione di Ingo Mauer. E del gioco di acqua che si trova nel lavatoio, cosa vogliamo dire? insomma è tutto magico, come il saluto particolare che alla fine della visita ci lascia Gaudì, grazie ad una immagine tridimensionale. E pensare che grazie proprio al lavoro che Gaudì ha svolto in questo palazzo, è riuscito ad iniziare quella grande opera incompiuta che altro non è che la Sagrada Familia. Ma tornando alla visita, devo dire che tutto è stato bello. Anche i più piccoli sono rimasti affascinati da questo modernismo, fatto di luci e meraviglia. Il terrazzo è evidentemente quello che attrae di più, perchè da li è possibile fare delle foto alla Barcellona di oggi, che comunque mette in mostra parecchi segni evidenti dell'opera del Gaudì. Non c'è una cosa o particolare nella casa, che non sia al suo posto. Tutto è curato nei minimi particolari. Lo stato conservativo della casa, nonostante le migliaia di visitatori, è ottimo. La scala che conduce dal piano nobile alla soffitta, è un insieme di colori di maioliche e piastrelle. Molto particolari le scale a chiocciola che conducono alla terrazza e l'ascensore che dalle soffitte scende al piano terra. Da notare che nella casa, in realtà un condominio, due appartamenti sono affittati a degli inquilini e infatti il citofono mostra questo.
Che dire ancora. Che è stata una stupenda sorpresa, che invito chiunque vada a Barcellona ad andare a vedere questa meraviglia e a me stesso, che quando tornerò a Barcellona, un salto a Casa Battlo' lo farò volentieri
domenica 19 aprile 2009
Enoteca Regionale Palatium - Roma
Arrivati all'enoteca, benediciamo il momento in cui Marcolino ha prenotato, perchè quello era l'ultimo tavolo disponibile. Entri e ti sembra di essere catapultato in un'atmosfera che non è solita in un sabato sera. E' ancora orario di aperitivo, infatti al bancone ci sono parecchie persone che degustano cibi e bevande, tutte e due rigorosamente della regione Lazio. Anche coloro che vi lavorano sono dipendenti della regione e hanno una professionalità e una cura nel seguire il cliente, che se qui mettessero le faccine colorate che si è inventato Brunetta per alcuni uffici pubblici, qui sarebbero sempre e solo verdi. Scusate e andiamo avanti. Appena ci sediamo ci portano il menù, che comunque si può vedere anche sul sito internet e ci chiedono quale e quanta acqua preferiamo. Alla spalle del tavolo c'è tutta una serie di prodotti in vendita, dal miele, al cioccolato, ai legumi, per passare alla parete di fronte, ove ci sono i vini e i distillati. Per iniziare , come aperitivi, prendiamo un Moscato di Terracina Oppidum Brut. Appena lo avvicini al naso, senti un bouquet di profumi, sensazionale. Sempre rimanendo tra i vini per la cena abbiamo scelto un rosato della azienda Carpinetti del 2007, che tocca i 14,5 gradi alcoolici. La scelta nel menù è in misura giusta, anche perchè i piatti sono preparati al momento. E questo lo potete vedere, infatti la cucina è a giorno, nel senso che si trova dentro una vetrata e tuti possono vedere quanto sono bravi e professionali i cuochi. Io ho optato per un piatto che non conoscevo affatto, cioè la Tiella di Gaeta con polipetti. Veramente , veramente ottima. Su tratta di una piccola pizza rustica , ripiena di polipetti, pomodorini, alici e piccante il giusto, circondata da olive di Gaeta, per chi non le conosce non sa cosa si perde e filetti di alici. Alla fine con sughetto la scarpetta è arrivata di conseguenza. Jacopo , il mio piccolo, ha optato per le alici fritte, non me ne ha fatta assaggiare neanche una e dato che lui è un buongustaio, il piatto era veramente buono. Altro antipasto particolare è stato la mozzarella di bufala panata , con le puntarelle. Le puntarelle sono una tipica verdura romana, che si mangia cruda con battuto di aglio e alici. Per finire Elisa ha preso il pane nero con patè di fegato e polpettine. Devo dire che li ho assaggiati tutti, anche le alici, grazie a Marcolino e rimango che sono tutti piatti unici nel loro genere.Certo le alici fritte sono un piatto classico, ma il modo come vengono fritte che ne fa la differenza. Io il primo lo ho saltato, mentre gli altri hanno preso tonnarelli cacio e pepe, rigatoni alla carbonara e la minestra del brigante, fatta con i ceci. A questo punto, dopo una piccola pausa, passiamo ai secondi e io vadi diretta alla coda alla vaccinara, piatto simbolo della cucina romana. Altro non è che la coda di vitello, cotta, anzi stracotta nel sugo, con una quantità smisurata di sedano. Insomma qualcosa di veramente ricercato. Un tempo era un piatto povero, ora non più, anzi. Anche la tagliata di filetto che ha preso mia moglie era buona, però per sincerità, la migliore tagliata mangiata fino ad ora è quella di Marco alla Vecchia Posta a in quel di Trevi. Il bello è che mangi, le porzioni sono giuste, non sono esigue, eppure non ti senti pieno, stai bene. E ancora c'è da prendere il dolce, accompagnato da una grappa barricata, gentilmente offerta. Jacopo per non sbagliare è andato sul tiramisù, mentre noi tutti abbiamo optato per la crostata di ricotta romana e arancio con gelato al cioccolato. Mamma mia che buona, abbiamo chiuso la serata alla grande. Devo dire che siamo rimasti fino a mezzanotte, per quanto si stava bene nel locale. L'ambiente è soft, tipico per poter parlare e scambiare un pò di chiacchiere. Al piano superiore c'è un'altra sala, più raccolta e lontana da coloro che si siedono la bancone per mangiare e bere qualcosa di frugale. Ma anche se noi eravamo vicini al bancone, non abbiamo avuto problemi nel colloquiare. L'ultima carineria l'ho scoperta tornando a casa e guardando il conto. Hanno diviso il totale per sei, non contando Jacopo, pensano che essendo un cucciolo avrebbe mangiato meno. Invece , in realtà, è un cucciolo molto affamato, per cui anche lui è entrato nella suddivisione del totale. Che altro non fa che confermare la bontà della serata, perchè 32 euro a testa, per essere nel cuore di Roma, facilmente raggiungibile con la metro, che nel fine settimana è aperta fino all'una e trenta, è veramente sintomatico di un rapporto qualità/prezzo, eccellente.