giovedì 11 dicembre 2008

Vendute - (Z. Muhsen)

Non ricordo chi me lo ha segnalato questo libro, però devo ringraziarlo . E' un libro scritto nel 1991 e non è un romanzo, ma è una storia vera, dura. Paradossalmente , proprio oggi 03/08/2008, sul Corriere della Sera , leggevo questo titolo :"Riad, banditi cani e gatti (Servono a fare amicizia)". In pratica la polizia religiosa saudita , la mutawwa, ha deciso questo divieto in quanto gli uomini usano cani e gatti per far colpo sulle donne. La Mutawwa, cioè il braccio della Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, si accerta che nelle città saudite, vengano rispettate le regole islamiche. Per esempio che due single non si parlino, altrimenti scattano l'arresto o le frustate. Che discoteche e cinema restino chiusi e che uomini e donne siano separati sia a scuola che al lavoro. I centri commerciali sono off limits per i ragazzi, altrimenti ci potrebbe essere il pericolo di qualche flirt.
Ho scritto la data del giornale, perché invece il libro è stato scritto nel 1991 anche se la storia ebbe inizio nel 1980 e molte cose non sembrano essere cambiate. L'articolo sul Corriere poteva essere stato scritto nel 1980 e nessuno se ne sarebbe accorto.
Il libro è molto duro, mette alla prova la resistenza di chi legge, perché , soprattutto, mette alla prova la nostra conoscenza sulla stato di diritto delle donne.
Comincia tutto nell'estate del 1980, quando Zana , sospinta dal padre yemenita, decide di trascorrere sei settimane nello Yemen, paese natale del padre. Prima va lei, poi la raggiungerà la sorella di due anni più piccola, Nadia.Lei 16 e la sorellina 14 anni. Un amico del padre farà da custode a Zana, ma il realtà sarà il suo futuro padrone.
La notte prima di partire Zana era molto irrequieta, sembrava che tutta la voglia che avesse di partire fosse venuta meno. Infatti la sua domanda alla mamma prima di partire fu questa :" Mamma, se non mi trovo bene, posso tornare indietro?". La mamma la rassicurò e le chiese quale era il motivo di tanta apprensione, anche perché nei giorni precedenti era sembrata entusiasta di questo viaggio.
Comunque fu accompagnata Abdul Khada, un uomo di 45 anni amico del padre. Un'aria molto imponente e una sicurezza di se stesso da far paura. Con lui c'era anche il figlio.
Il volo è interminabile, di mezzo c'è uno scalo in Siria e qui Zana comincia a non sapersi spiegare il motivo per cui non era rimasta a Sparkbrook in Inghilterra. Chiede un bagno e si ritrova in una stanza piena di gente e con tanti buchi per terra e escrementi ovunque. Scappa via disgustata ma ancora non mette a fuoco la situazione. Ma d'altronde come potrebbe, è soltanto una ragazzina.
Dopo aver aspettato ore , arriva il loro aereo e dopo due ore sono a Sanaa, denominata il "tetto d'Arabia". Ma il viaggio non era ancora terminato, infatti per arrivare al villaggio, bisognava prendere prima un taxi, fermarsi la notte e poi con un fuoristrada arrivare al villaggio, cioè a Taez.
In tutto questo bisogna mettere in conto lo stato d'animo di Zana, che crollava sempre di più.
Ma come si sa, le sorprese non finiscono mai. Il villaggio di Taez, non ha nulla che possa ricondurlo ad un villaggio in riva al mare, ma soprattutto non ha nulla che lo cataloghi nei luoghi cosiddetti "civili". Per Zana l'incubo è cominciato da quando l'aereo ha lasciato l'Inghilterra e ora sta prendendo forma.
Le viene data una stanza con un piccolo televisore a batterie, pavimento in linoleum, cinque piccole finestre, una lampada a olio e una rete con un materasso. Tutta la casa è costruita con pietra e sterco di vacca essiccato.
Prima le viene presentata la famiglia, che è comunque tutta succube di Abdul Khada. Anche i suoi genitori, la madre Saeeda e il padre Saala Saef, ormai cieco. Poi arriva la moglie , Ward, con cui Zana avrà sempre un rapporto conflittuale, in quanto dalla stessa veniva definita " la puttana bianca". Poi arriva Bakela, sua nuora e le due nipotine Shiffa e Tamanay. Purtroppo per Zana manca ancora un componente della famiglia, cioè il figlio maschio minore, che le verrà presentato successivamente.
La primitività del luogo, è ancora caratterizzata dal bagno, talmente basso che ci si può entrare soltanto ripiegati su se stessi e con il buco per i bisogni. Quanto è lontana la sua casa , quanto è lontana la sua mamma.
In seguito scoprirà che ancora più primitivo è il comportamento a cui vengono sottoposte le donne, già dalla loro nascita.
I primi giorni, vanno avanti con fatica, ma vanno avanti. Zana è impaziente di incontrare suo fratello e sua sorella che si trovano ormai da molti anni nello Yemen, dopo che il padre , quando avevano pochi anni di vita, decise di mandare dai nonni e da allora non hanno più fatto ritorno a casa. "Per il loro bene", queste furono le parole del padre e la mamma fino ad allora aveva lottato inutilmente.
Ed ecco arrivare l'ultimo componente della famiglia, cioè Abdullah, un ragazzo di 14 anni e di aspetto alquanto gracile.
Dopo un paio di giorni di convenevoli, ecco arrivare la frase che cambierà per sempre la vita di Zana " Abdullah è tuo marito". Zana cerca di capire bene cosa abbia detto Abdul, chiede se è uno scherzo, ma dal tono di risposta capisce che è tutto vero.
Cerca aiuto nel fratello maggiore di Abdullah, Mohammed, ma anche lui conferma questa storia e le dice che anche suo padre è d'accordo e che loro hanno i documenti del suo matrimonio e quello di sua sorella Nadia. E si anche Nadia è dentro questo incubo.
E qui mi interrompo, perché sarebbe inopportuno da parte mia continuare nella narrazione, perché è da questo momento in poi che si ha nozione della vera situazione delle donne , di come vengono trattate, di come vengano annullate nella loro esistenza. Zana , con una mentalità abituata a ben altro, lotterà contro tutto questo, anche a rischio della propria vita.
La prefazione di questo libro, è stata affidata a Betty Mahmoody, autrice del libro "Mai senza mia figlia", che narra la sua storia di detenuta in terra iraniana, solo per aver sposato un iraniano e aver acquisito , sia lei che sua figlia, la cittadinanza iraniana. Per cui secondo le loro leggi, senza il permesso dell'uomo non potevano lasciare l'Iran, un incubo durato 18 mesi.
Purtroppo la società non islamica viene vista molto male da parte di molti uomini, perché è una società impura e comunque fonte di molte opportunità per le donne, soprattutto avrebbero l'opportunità di capire cosa significhi essere donna in uno stato libero e civile, perché la riduzione in schiavitù, perché di questo si tratta, è sintomo di inciviltà.

2 commenti:

butterfly.23 ha detto...

ti auguro un buon natale e un divertente capodanno!

Claudia ha detto...

ciao Mauro! sono la tua tutorina di trivago! ho seguito il tuo esempio e anche io ho aperto un blog per raccogliere le mie opinioni di viaggio! ho già linkato il tuo :-)
ancora auguri e complimenti per le 10.000 visite!

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