mercoledì 24 febbraio 2010

Museo Hermitage - Amsterdam- Paesi Bassi - Olanda



Quando nella prima metà del 2009 ho saputo della prossima apertura del nuovo Hermitage a Amsterdam, ho deciso che questa città era assolutamente da visitare. E infatti erano due i motivi principali della mia visita, il Museo di Van Gogh e , appunto, l’Hermitage. Il 20 giugno 2009 si è tenuta l'iinaugurazione di questa nuova succursale del famoso Museo di san Pietroburgo, che con i suoi tre milioni di opere, è uno dei più ricchi musei del mondo. Purtroppo non tutte possono essere esposte, così in collaborazione con il governo olandese, si è deciso, già dal 2004, di aprire una seconda sede di questo museo, proprio ad Amsterdam. Ma vista l’importanza delle opere , è stata inaugurata la nuova sede, che si tratta di un vecchio ospizio del XVII° secolo, l’Amstelhof.
Visto il periodo in cui siamo andati, cioè gennaio, vedere il giardino tutto coperto di neve, è stato molto bello.
L’ingresso costa 15 euro, ben spesi, mentre i ragazzi fino a 16 anni non pagano. Il museo è aperto dalla 10 alle 17, mentre il mercoledì prolunga il suo orario fino alle 20.
Dunque appena entrati, lasciamo i nostri zaini e cappotti al guardaroba, ma dato l’enorme afflusso di gente, ci mandano al piano superiore in quanto il guardaroba posto al piano terra era al completo. Nota negativa, non ci sono spiegazioni in italiano e neanche le audio guide prevedono la nostra lingua. Non c’è alcuna informazione . Per cui mettiamo in moto il nostro inglese, più o meno conosciuto.
All’inizio siamo in gruppo, poi ognuno prende il suo percorso e io, affiancato da Jacopo, inizio il mio giro. La prima sala che troviamo è piena di vestiti d’epoca della famiglia reale russa. Non è che queste cose mi affascinino in maniera particolare, però devo dire che l’ambiente aiuta. La cosa interessante è che all’interno della mostra dei reali russi e di tutto ciò che concerne la loro vita, si affianca la storia dell’ospizio, con addirittura la visita alle cucine, le quali sembrano riprendere vita con ombre che ricordano le suore che vi lavoravano e colloqui tra loro. Proseguendo si transita per le varie stanze dell’ospizio e in ognuna si trova , sia scritta che interattiva, la spiegazione di esse.
Una delle cose più interessanti è sicuramente la grande sala da ballo che poteva contenere fino a 3000 invitati, logicamente tutti di alto rango sociale. La festa aveva inizio con il ballo di apertura tra lo Zar e sua moglie. Poi si intrecciavano i vari componenti aristocratici, per esempio la Gran Duchessa ballava con l’ambasciatore e di conseguenza la moglie di quest’ultimo ballava con il Gran Duca.
In questo modo, riesco a far digerire a Jacopo il museo, insomma è sembrato più leggero. Continuiamo la nostra visita e così arriviamo alla sala del trono, molto bella. Prendiamo l’ascensore, non si poteva fare altrimenti, vista la stanchezza del mio piccolo e ci troviamo al piano superiore, dove troviamo la sala delle decorazioni russe, dipinti inerenti il rapporto tra la chiesa e la Russia di allora, la Russia come veniva vista nel mondo e tutta la dinastia dello Zar Nicholas II°.
A questo punto la visita volge al termine e devo dire, che anche se un po’ pesante, è stata molto ma molto interessante. Dato che Jacopo ed io eravamo stati più veloci, ci siamo fermati a mangiare qualcosa presso il ristorante interno. Un pò caro, però ci sta anche questo.
Per concludere esperienza positiva e da fare se si decise di andare ad Amsterdam, in quanto da Marzo e fino a settembre 2010 ci sarà una mostra di Matisse al suo interno.

sabato 20 febbraio 2010

Osteria dell'Angelo - Roma

Pausa pranzo, che si fa oggi? Io , solitamente, salto il pranzo, ma, dato che più di un collega di lavoro ha manifestato la voglia di pranzare da Angelino (L'Osteria dell'Angelo), anche io ho dato il mio assenso. Ci troviamo nel centro di Roma, a due passi da Piazza San Pietro, Castel Sant'Angelo, Piazza Risorgimento e che più ne ha più ne metta. Sono le tredici, di un giorno infrasettimanale, la temperatura è sopportabile , così decidiamo di occupare uno dei tavoli esterni. C'è un bel venticello si sta bene. E' la seconda volta che vengo in questo ristorante, il cui punto di forza è la cucina romana(?). La prima volta non rimasi colpito molto favorevolmente, ma ora ha rinnovato i locali e si è ingrandito parecchio, per cui ritento. Ma forse è bene, non tornare , mai, sul luogo del delitto. Siamo in cinque, ci accoglie uno dei camerieri, molto simpaticamente. Appena ti siedi, vedi la tavola apparecchiata, con una tovaglietta di carta paglia, che è quella carta , ottima, per i fritti, in quanto prende tutto l'olio e il cibo rimane più delicato. Va bene, lasciamo stare e scusate questa piccola digressione. Allora, su questa tovaglietta, sono scritte alcune informazioni. La sera , per esempio c'è il menù a prezzo fisso, escluse le bevande, a 25 euro, ma nel caso chiediate carne alla griglia, il prezzo sale a 30. Per quanto riguarda il pranzo, siamo a 7 euro per i primi, otto euro per i secondi , 5 euro un litro di vino, 3 euro i contorni, fino ad arrivare alla romanella con le ciambelline. Si parte con i primi, in cui spiccano i tonnarelli cacio e pepe, ma poi di romano basta, perchè c'è una normale pasta al sugo e gnocchetti alle vongole con crema di zucchine. Devo dire, nulla di eccezionale, sia per quanto riguarda i tonnarelli che per quanto riguarda gli gnocchetti. Prima ci hanno portato delle bruschette, con una crema di tonno e patate, un buon connubio. Il vino, grande nota dolente, almeno per me. E' il classico vino, che si trova nella damigiane da 5 litri, in vendita nei vini e oli. Insomma un vino , che al consumatore finale, cioè noi, viena a cosatare 5 euro e che al massimo può arrivare a un euro, poi io sul vino,dire che sia fissato è poco. Va bene, è fresco, ma per mandarlo giù ce ne vuole e comunque una buona bottiglia di acqua fresca frizzante, è preferibile. Arrivati al secondo, ci siamo guardati tra di noi, io avrei preferito rinuncuire, ma gli altri volevano le "famose" polpette, così abbiamo deciso di prenderne una a testa. Dato che non avevo ben capito, ho chiesto a Bixio, se il cameriere aveva capito e lui mi ha detto di si. Arrivano le famose polpette e rimango abbastanza deluso. Secondo me, hanno un aroma dentro, che sa più di orientale che di romano, non riesco a catalogarlo, ma per me è così. C'è anche l'uvetta e l'alloro. Questo è un locale molto alla moda, frequentato da professionisti, tipo notai, avvocati, medici, ecc. Nel tavolo attiguo al nostro, sento che ordinano le polpette e scuoto la testa, perchè penso che io le faccio più buone. Comunque non è questo il punto, almeno non solo questo. La porzione completa, è formata da numero due polpette, cioè otto euro, cioè sedicimila lire per due polpetta. Ma stiamo scherzando? Con sedicimila lire, faccio polpette per non si sa quante persone. Ma poi vengono servite, con qualche foglia di rughetta o rugola, che dir si voglia. La polvere d'oro è d'obbligo come condimento sulle polpette. Il contorno, sono le patate al forno, intrise di cipolla. E alla fine la famosa Romanella, vino dolce dei castelli romani, con le ciambelline, di certo non fatte in casa. Che delusione, rafforzata da un bel conto fatto sulla tovaglietta e senza ricevuta, certo con un pò di sconto, ma fidatevi, un'assurdità per quello che abbiamo mangiato e pagare quattro euro la polpetta che ho mangiato, mi è sembrato assurdo. Purtroppo, la moda colpisce anche i locali, ma non colpisce me, tanto che la prossima opinione sarà per una tipica trattoria romana, sconosciuta ai più o forse conosciuta solo agli abitanti della zona.
Comunque , per chi volesse provare, l'indirizzo dell'Osteria dell'Angelo è:

Via Giovanni Bettolo 24 tel 06.3729470
Cucina romana
Carte di credito: no
Chiusura: domenica. Lunedì e sabato a pranzo
Buon appetito, non non ve lo dico, al limite provate e poi mi saprete dire

Sagra del sedano nero e della salsiccia - Trevi - Perugia

Parecchie volte sono stato a Trevi e molte volte, come lo scorso ottobre, sono stato alla sagra del sedano nero e della salsiccia. Insieme alla festa dell'olio che si tiene a Novembre, è la più importante manifestazione che si tiene nella cittadina umbra. Questo perché i prodotti locali sono il vero traino per il turismo. E si , perché oltre le bellezze naturali locali, i prodotti tipici sono fondamentali per l'economia della regione. Ma torniamo alla sagra e vediamo quando è nata. E' dal lontano 1965 che la esiste questa festa, che si svolge, sempre, la terza domenica di ottobre. Il sedano nero, nasce proprio da queste parti, nella valle tra la Flaminia e il Clitunno, ove ci sono le fonti. In realtà è detto nero, perché i semi con cui viene piantato sono di colore nero e anche le piantine che germogliano. Successivamente prende il colore tradizionale del sedano, anche se ha un colore più scuro e ha una sua particolarità, è privo di filamenti. Tornando alla Sagra, i preparativi della stessa cominciano già dal mese di Agosto.
Ricordo che l'ultima volta, ci siamo svegliati con il rumore dei preparativi della festa. La gente arriva da molti posti del centro Italia, non solo dai comuni circostanti. Parcheggiare potrebbe sembrare un problema, ma basta allontanarsi un pochino dal fulcro della festa, cioè da Piazza Mazzini e il problema è risolto. Gli espositori sono solamente produttori del sedano nero di Trevi e per quanto riguarda le salsicce, solo macellai dei dintorni. Già dalle dieci comincia a salire il profumo della brace. E si è un profumo, perché sono le salsicce che rendono l'aria "profumata". Sotto i portici ci sono tante bancarelle con prodotti tipici locali, come il tartufo, una quantità svariati di formaggi, tipo quello di fossa. Senza dimenticare i legumi , le castagne e la farina di polenta. Ogni anno non manca il vecchietto da cui compriamo le cipolle e le patate, hanno tutto un altro sapore. Jacopo, il mio piccolo, è un autentico amante di questa sagra. Alla fine lo devo quasi portare via a forza, per quanti panini con la salsiccia si mangerebbe. Quest'anno, per la prima volta, al ristorante La Vecchia Posta, ho assaggiato il piatto tradizionale della sagra, cioè la Parmigiana di Trevi, preparata con il sedano nero al posto delle melanzane. Io non sono un grande amante del sapore del sedano, però devo dire che non era niente male quel piatto. Poi c'è il famoso "cazzimperio", cioè le coste di sedano immerse nell'olio condito con sale e pepe. Insomma è un'esperienza assolutamente da provare, anche perché insieme alla sagra ci sono delle manifestazioni abbinate molto interessanti. L'atmosfera è quella tipica festaiola, ricordo che la penultima volta che sono stato alla sagra, a mezzogiorno è arrivato un nutrito gruppo di alpini che hanno svuotato o quasi, la dispensa dei panini con la salsiccia. Anche i bambini si divertono, è un'emozione da vivere, se non quest'anno, almeno il prossimo.

venerdì 5 febbraio 2010

La biblioteca dei morti - Glenn Cooper

Innanzitutto partiamo dalla fine, cioè da quella bellissima sensazione che lascia il libro al termine della sua lettura.
E' un libro piacevole, che unisce vari secoli fra di loro e fa si che il lettore rimanga incollato a tutte le pagine del libro, nessuna esclusa.
E di tutto ciò, bisogna ringraziare colui che avuto l'ardire di scrivere questa storia, cioè Glenn Coper, il quale è alla sua prima opera e il risultato, viste le vendite, è a dir poco eccezionale.
Glenn Cooper è attualmente presidente e amministratore delegato di una importante industria di biotecnologie dopo essersi laureato con il massimo dei voti a Havard in Archeologia.
Questo è un libro che comincia in quattro tempi diversi, ma che alla fine conducono tutti alla stessa conclusiva data finale. La prima data è quella del 782 , quando in un piccolo convento sperduto sull'isola di Vectis,in Inghilterra, il piccolo Octavius, settimo figlio di Ubertus il tagliapietre e di sua moglie Santesa, nato nel 777, comincia a scrivere su una pergamena. L'altra data è quella del febbraio del 1947, con Churcill da protagonista. Ma sempre nel 1947 ci fu un altro protagonista importante, precisamente nel mese di luglio e fu il Presidente degli Stati Uniti, Truman. La quarta data è quella del maggio 2009, momento in cui fu recapitata una cartolina raffigurante una bara al giovane banchiere David Swisher.
Ed è in questo momento, che entrano in scena due dei protagonisti principali del libro, cioè Will Piper e Nancy Lipinski. Will Piper, ormai prossimo alla pensione, anche se ancora abbastanza giovane, viene comandato dalla sua attuale superiore, in precedenza alle sue dipendenze, ad occuparsi del caso Doomsday, cioè dell'assassinio del giovane banchiere David Swisher. Non accetta di buon grado questa imposizione venuta dall'alto, perchè pensava a qualche piccolo lavoretto prima di arrivare all'agognata pensione, ma la sua bravura nel risolvere casi difficili e particolarmente riferiti a serial killer, furono fondamentali nel far ricadere su di lui la scelta, anche se soltanto per il malore avuto da colui che seguiva le indagini precedentemente. Con Nancy Lipinski si instaura dapprima un rapporto lavorativo abbastanza ostile, in quanto Will non credeva nelle capacità investigative della ragazza, ma pian piano si dovette ricredere e non solo dal punto di vista professionale. Il libro salta da un secolo all'altro , con molta fluidità e con piacevole capacità temporali. Però, indubbiamente, e' nel 2009 che si svolge la maggior parte del racconto, con i continui omicidi e con le indagini che non trovano un filo logico utile alla risoluzione del caso. All'inizio si parla soltanto di un serial killer, non si pensa a quello che in realtà si cela dietro le morti di ognuno. Si cerca di trovare un filo che unisca tutti le morti, ma il tutto porta al nulla o quasi. Il lettore, essendo parte attiva dell'opera, leggendo le varie situazioni che si intrecciano nei secoli, comincerà a capire che qualcosa di incredibile e macchiavellico si cela dietro a queste morti. Octavius venuto alla luce il 7.7.777, a cui viene assegnato erroneamente questo nome, in quanto nato da un parto gemellare ed essendo uscito per secondo, concepito come settimo, è l'amanuense che da inizio a tutto ciò che accadrà in seguito, fino ad arrivare alle indagini di Will e Nancy.
Infatti non sapendo ne leggere ne scrivere, prende un bastone e nella terra comincia a scrivere dei nomi con vicino dei numeri e continua a farlo su dei fogli di pergamena, senza fermarsi mai.
Come si vede, ci sono personaggi importanti, ma con nomi non conosciuti e altri che hanno scritto la storia del dopoguerra mondiale.
Non voglio continuare con altri indizi, per non togliere a colui che legge, il piacere di scoprire da solo, che se non sei un OLO, la cosa è molto positiva.

mercoledì 3 febbraio 2010

Van Gogh Museum - Amsterdam - Paesi Bassi - Olanda

Amsterdam, almeno per me, significa andare a vedere due musei. Uno di questi è sicuramente il Van Gogh Museum e l'altro è l'Hermitage. Ho visto tutti e due e dire quali dei due mi ha impressionato di più è difficile. Però l'emozione che ti regala un dipinto di Vincent Van Gogh, è unica.
Il museo, si trova proprio nella zona di Amsterdam a loro dedicata cioè sul Museumplein e l'entrata si trova in Paulus Potterstraat 7 , a soli cinque minuti a piedi da dove avevamo preso l'albergo. Essendo gennaio e con una temperatura sotto lo zero, di turisti non ce ne erano molti, per cui delle file che avevo letto non si è visto nulla.
Il Museo è aperto tutti giorni dalle 10 alle 18, mentre il venerdì prolunga l'orario fino alle 22.
Per arrivare al Museo, basta prendere i numerosi mezzi pubblici. Si arriva per mezzo del tram n° 2,3 5, 12 o con l'autobus 145, 170 e 172. E accessibile alle persone diversamente abili e comunque sono a disposizione dei visitatori , gratuitamente, sedie a rotelle e passeggini.
Appena entrati, prendiamo l'audioguida, fondamentale per riuscire ad apprezzare all meglio le numerose opere dell'artista. l'audioguida era logicamente in italiano. Dopo aver lasciato i piumini al guardaroba, saliamo al primo piano, dove comincia la meravigliosa esposizione. E come non cominciare con uno di quadri più significativi? Ecco davanti a noi "I mangiatori di patate", realizzato nel 1885 durante il suio soggiorno a Nuenem. Il quadro voleva rappresentare un esempio realistico di vita contadina. Non ebbe il successo sperato, ma ricevette soprattutto critiche. Non avendo ancora l'abilità che lui cercava nel riprodurre figure umane , nel 1886 si reca ad Anversa, dove studia presso l'accademia. Ma spronato dal fratello Theo, mercante d'arte a Parigi, nell'inverno della stesso anno si recò nella capitale francese. Nei due anni che trascorse a Parigi, dipinse 27 autoritratti, in quanto non aveva i soldi per pagare i modelli. Nel febbraio del 1888 si recò a Arles, un piccolo paese nel meridione della Francia e li dipinse famosi "Girasoli". Altre due opere molto importanti furono "La casa gialla" e " La camera da letto". La casa gialla era il luogo in cui, insieme all'amico Gauguin, intendeva fondare un ritrovo per artisti, un luogo ove ognuno poteva sviluppare le proprie arti. Ma purtroppo tra i due nacquero insanabili attriti e così il tutto tramontò, con l'epilogo del taglio del proprio orecchio da parte di Van Gogh. Nel 1889 si trasferì a Saint-Remy, nell'ospedale psichiatrico. Nei momenti in cui si sentiva bene, dipinse il "Campo di grano con mietitore" e "Natura morta con iris". Nel 1890, anno della sua morte, si spostò a Auvers-sur-Oise. All'inizio sembrava aver ritrovato la sua vena artistica positiva, culminata con il "Campo di grano con corvi". Il 27 luglio 1890 decise di porre fine alla propria esistenza, sparandosi al petto. Era il periodo in cui arrivavano i primi riconoscimenti. Il fratello, presente al folle gesto, morì dopo sei mesi e tutti e due riposano nel cimitero della cittadina.
Solo dopo la sua morte molti subirono il fascino delle sue opere, che in questo museo sono presenti in svariata misura. Passare circa tre ore in questo luogo, è qualcosa di stupendo, anche per chi come il sottoscritto non è un intenditore di arte. Ma la bellezza e l'emozione, sono cose che inevitabilmente escono fuori, è impossibile rimanere indifferenti a tutte queste opere.
Il museo è composto di tre piani. Al primo piano c’è un’ampia esposizione di dipinti che seguono un ordine cronologico per capire al meglio l’evoluzione artistica del Van Gogh. Al terzo piano ci sono opere del XIX° secolo, le quali vengono messe in relazione con le opere del maestro olandese. Il secondo piano ospita presentazioni didattiche e ricerche inerenti le tecniche di restauro.
Il prezzo del biglietto più quello per le audioguide non è ben speso, ma molto di più.

lunedì 1 febbraio 2010

Il tempo che vorrei - Fabio Volo

Una premessa è d'obbligo, cioè io non amo il FabioVolo televisivo o radiofonico, mentre sono un uso grande estimatore dal punto di vista letterario. Questo, come d'altronde lo sono i suoi scritti precedenti, è un libro che ho letto tutto di un fiato. L'ho letto dopo quello di Benedetta Tobagi e subito prima di "Fratelli di sangue" di Gratteri, che tratta la storia della 'ndrangheta. Dunque una lettura "leggera", rispetto alle altre due. Non è il miglior libro di Fabio Volo, almeno secondo me. Infatti ho dato un giudizio di quattro stelle su cinque, il suo migliore è sicuramente "Il giorno in più".
Ma torniamo all'attualità, cioè a "il tempo che vorrei".
E’ probabile che ogni libro di Fabio Volo, sia un'autobiografia, infatti Lorenzo, il protagonista, somiglia molto a lui, ha la sua stessa età, all'incirca. Perchè mi piace ? Perchè a livello di età è quasi un mio coetaneo e tante situazioni da lui raccontate, molto bene, mi fanno ritornare alla mente situazioni vissute in prima persona. Ci sono cose che la mia mente sembra aver cancellato e che grazie a Lorenzo, o meglio a Fabio, ritornano alla mente. Una per tutte, la più vera, era quando dovevamo ricevere una telefonata importante e volevamo rimanere soli, perchè era una telefonata fatta dall'altro sesso. Circa 30 anni fa non c'erano i cellulari c'erano i telefoni con il disco e, soprattutto, erano sempre dislocati nella parte centrale della casa, dove tutti erano pronti a sentire tutto. Magari eri li ad aspettare il trillo del telefono e per un'ora non c'era stato nessuno, improvvisamente la spazio si riempiva, appena cominciavi a parlare, dopo che il telefono aveva fatto mezzo squillo.
Ma torniamo al libro e al suo protagonista, il quale non ha la capacità di dimostrare l'amore verso il prossimo, ma soprattutto verso due persone, fondamentali nella sua vita, cioè suo padre e la sua donna.
La cosa più difficile per Lorenzo è crescere, soprattutto è la paura di confrontarsi con persone che provano verso di lui un sentimento vero. O meglio, riferendomi al padre, un sentimento paterno, che delle volte, può apparire in contrasto con il voler effettivamente bene ad un figlio. La similitudine riferita alla tapparella rotta, è molto calzante. E la povertà che si dilata fino a far diventare tutto precario. La provvisorietà è un qualcosa che dura nel tempo e difficilmente si riesce a sradicare. Per questo una tapparella con il cacciavite che funge da fermo, è un qualcosa che dura nel tempo. E il rapporto con i due personaggi come procede? Lorenzo comincia a conoscere suo padre in età avanzata, quando ormai la vita aveva chiesto quasi tutto a quest'uomo, che aveva fatto del lavoro e dei debiti una sua ragione di vita. Non c'era niente altro, solo lavoro per ripianare i debiti e talvolta prendere il salvadanaio di Lorenzo per far sta buoni i creditori. E poi c'è Lei, la sua donna, che come tutte le cose della nostra vita, assume una forma essenziale nel momento in cui non c'è più, nel momento in cui capisci che l'hai persa, forse per sempre. E allora tutti i tuoi ricordi, che lambiscono il masochismo, vengono a galla. Ogni cosa, ogni odore, ogni movimento, ti fa venire in mente Lei, ti fa ritornare alla mente i momenti stupendi passati insieme, la prima volta in cui hai fatto l'amore e tante altre cose, che servono solo a distruggerti. Ma in tutto questo c'è bisogno di un aspetto fondamentale, cioè crescere, avere la cognizione che soltanto facendo quello scatto in più, si può arrivare ad una conclusione, positiva o negativa che sia.
Le preoccupazioni, i pensieri, le delusioni, inevitabilmente, aiutano a crescere e crescere significa prendere atto della vita, di quella che ti regala , ma anche di quello che ti toglie. Talvolta senza una spiegazione plausibile, ma in fondo a tutto c'è un perchè.
E poi il libro da delle piccole spiegazioni che ignoravo, per esempio il suo amico fraterno Nicola, gli spiega il significato della parola croissant, che ha la stessa forma della luna crescente della bandiera turca. E il motivo per cui la Fanta si chiama in questo modo? Piccole notizie , ma comunque utili e divertenti.
Concludendo è un libro che raccomando, che regalerei ad un amico e che leggerei in ogni caso, anche se non fossi un estimatore dello scrittore.

sabato 23 gennaio 2010

Hotel Washington - Paesi Bassi - Olanda - Amsterdam

Nel nostro recente soggiorno ad Amsterdam, abbiamo soggiornato presso questa struttura. La prenotazione l'abbiamo effettuata tramite easybook e devo dire che il tutto è stato molto semplice e che comunque abbiamo dato il numero della carta di credito come garanzia, ma che non è stato addebitato nulla. Infatti fino tre giorni prima era possibile disdire senza incorrere in alcuna penale. Comunque se si decide di pagare con carta di credito, bisogna aggiungere un 4% , mentre un 5% di tassa di soggiorno è una quota fissa da pagare sempre. L'hotel si trova nella zona dei musei, infatti è a soli 500 metri dal Museo di Vangogh e a pochi minuti di tram dalla Stazione Centrale. E' comunque disponibile un servizio taxi convenzionato con l'albergo , il quale propone prezzi molto interessanti. Infatti un viaggio verso l'aeroporto da quattro persone fino a sei costa 42 euro, mentre fino a tre persone viene 35. Il soggiorno è costato per quattro notti, colazione compresa, 380 euro, cioè 95 euro a notte a stanza per tre persone.
Noi avevamo prenotato una tripla, ma in realtà ci hanno assegnato una quadrupla. Il tutto è stato molto utile in quanto il quarto letto fungeva da base per appoggiare valigie e altre cose. I letti erano abbastanza comodi e la stanza era spaziosa. Era provvista di tv color lcd con ricezione di canali satellitari, ma non in lingua italiana. C'era una scrivania, il bollitore per te o caffè, la cassaforte e una poltrona. Era disponibile anche una radiosveglia e il telefono diretto. La grande finestra dava su un cortile interno con giardino, comunque molto bello in quanto pieno di neve. Certo per i canoni personali, la pulizia era sufficiente, però in confronto a quello che si trova, generalmente, in giro, bisogna dire che era abbastanza pulito. La moquette non è sinonimo di igiene e i copriletto, come le tende, avevano un colore indefinito, per il resto il tutto era in buone condizioni. Il bagno fornito di asciugacapelli e box doccia, aveva il lavandino incastonato nel marmo e, nota dolente, la tavoletta del water rotta.
L'albergo era una grande casa familiare costruita agli inizi del secolo scorso. Come tutte le case di Amsterdam è dotata di scale molto ripide e difficoltose da salire con le valigie. Non c'è l'ascensore, per cui è sconsigliato alle persone anziane o con difficoltà motoria. Bisogna dire che il personale è sempre ad aiutarti per ogni evenienza e per portare le valigie. L'organizzazione è ottima e la gentilezza del personale è fuori discussione. Si respira un'aria cordiale e giovanile.
La colazione la mattina veniva servita nell'apposita sala che si trovava proprio in prossimità della reception al piano terra. Ben fornita e con scelta che spaziava tra dolce e salato. A richiesta era possibile avere uova fritte o come si preferiva mangiarle. Molto buoni i panini caldi e l'affettato, discreto il caffè, quello classico servito negli hotel e buona la varietà di marmellate e di altri dolci. Servizio buono e attento alle esigenze dl cliente.
L'ubicazione, come dicevo all'inizio, è veramente ottima. Tutte le attrazioni più importanti, se non in zona, sono facilmente raggiungibili, soprattutto grazie ad un'ottima rete tranviaria. Dall'albergo con il 16 o il 24, si arriva in pochi minuti alla stazione centrale e da li è possibile muoversi anche con la metropolitana. L'albergo è in posizione tranquilla e poi la nostra finestra dava su un giardino interno. La vita notturna a Amsterdam è più facile trovarla in centro, che comunque è a pochi minuti. Negozi ce ne sono abbastanza e per tutti i gusti , essendo nel quartiere dei musei, sono questi la nota dominante e positiva della struttura.

Hieneken Experience - Paesi Bassi - Olanda - Amsterdam

Amsterdam ,oltre ai suoi intrattenimenti noti ai più, è nota anche per essere la città in cui è nata la birra Heineken. Dal nostro albergo ci siamo fatti una bella camminata e dopo circa 45 minuti siamo arrivati al numero 78 di Stadhouderskade, ossia all'ingresso della fabbrica della Heineken, ora diventato luogo di attrazione turistica con il nome di Heineken Experience. Il biglietto è di 15 euro per gli adulti e di 5 per i bambini fino a 16 anni. All'ingresso ci alleggeriamo in quanto l'escursione tra il freddo esterno e la temperatura interna è notevole. Lasciamo i nostri giubbotti al guardaroba e comunque mi porto dietro la macchina fotografica, in quanto è possibile fotografare qualsiasi cosa.
Nel prezzo del biglietto sono comprese due consumazioni di birra, mentre per i bimbi c'è la coca cola. Per verificare il fatto che qualcuno si faccia più bevute del previsto, all'ingresso viene rilasciato un braccialetto, verde per gli adulti e rosso per i bambini, che ha due bottoncini che si danno agli operatori per le birre che spettano. Varcato l'ingresso arriviamo in una specie di pub, dove in un video viene spiegata la storia della birra e della fabbrica in questione. Da notare che la fabbrica vera e propria si trova fuori Amsterdam. Il tutto è spiegato in inglese e non ci sono neanche cartelli esplicativi nella nostra lingua, per cui se da una lato non è positiva la cosa, dall'altro serve come esercizio per ripassare , almeno per il sottoscritto. Camminando si vedono le varie bottiglie che si sono susseguite negli anni e poi troviamo una ragazza che ci spiega come viene prodotta la birra e i suoi ingredienti. Dopo questo ci troviamo nel luogo in cui parecchi anni fa si produceva la birra, ovvero nei forni, ovvero siamo nel cuore e nell'anima della birreria Heineken. Immaginate grossi cilindri di rame, con delle piccole aperture e al suo interno passano delle videoriprese in cui viene spiegato come si arriva al prodotto finale. Si va oltre e ci si imbatte in Karel, Freddy e Charly. Chi sono costoro? Sono i leggendari cavalli Heiniken Shire. Infatti ancora oggi si possono incontrare per le vie della città mentre tirano la carrozza della birra Heineken. Poi si passa ad un'esperienza entusiasmante, cioè si prova a capire come ci si sente ad essere imbottigliati dentro una bottiglia di birra. Grazie ad un viaggio a quattro dimensioni il tutto è possibile. E' difficile da raccontare, ma credetemi è veramente divertente. A questo punto si prova la birra, sempre dietro spiegazione su come si degusta.Non dimenticate sempre in inglese. Le varie pubblicità della Heiniken si possono godere in una sala con divanetti , sono video che tutti conosco molto bene. Il marketing è anche scrivere su una bottiglia di birra il proprio nome e noi lo abbiamo fatto. E' un bel ricordo e viene a costare 5 euro. Molto divertente il fatto di poter inviare dei video e delle foto ai nostri amici, il tutto gratuitamente. Funziona così. Sullo sfondo compare un video e della musica , poi noi ci siamo messi davanti a questo video e abbiamo cominciato a ballare. Quando ho rivisto il tutto a casa con calma, sono morto dalle risate. Soprattutto il video di Jacopo che balla, è esilarante. Adesso si arriva nel regno degli amanti del calcio, infatti la Heinieken è uno dei maggiori sponsor della Champions League . A disposizione c'è anche un bel biliardino e così ho sconfitto Jacopo 10 a 5. Molto belle le maglie esposte e la possibilità di vedere i video della propria squadra del cuore impegnata nella competizione più importante. Siamo arrivati quasi al termine e dopo esserci rilassati su dei lettini un pò spaziali, nei quali si aveva la possibilità di vedere i video delle pubblicità più belle, si arriva alla degustazione finale. Noi ne abbiamo usufruito ben poco, infatti bere a stomaco vuoto non è proprio indicato. Ma questo per i più non è un problema, infatti la maggior parte dei visitatori beveva alla grande. Per finire siamo arrivati all'Heiniken Shop, dove abbiamo comprato un mouse veramente carino, proprio in ricordo di questa esperienza.
Per finire devo dire che è stata una scelta azzeccata e che andare in visita al museo Heiniken è stato proprio divertente

Museo di Anna Frank - Paesi Bassi - Olanda - Amsterdam

Non pensavo di provare delle emozioni così forti, un turbamento interno, che ti rimane per un bel pò. Non è facile dimenticare quello che si vede all'interno della casa di Anna Frank, divenuta ormai un museo, grazie al volere del padre, unico sopravvissuto delle otto persone che per due anni si rifugiarono all'interno della casa. Non è possibile fotografare nulla e gli zaini bisogna metterli non sulle spalle, ma davanti. Il biglietto d'ingresso è pari a 8,50 euro, mentre i bambini fino a 14 anni entrano gratis. Non è facile spiegare a un bambino, nel caso specifico Jacopo, cosa è successo qui e cercare di farlo nel modo più semplice e in quello meno traumatico.
Il Museo si trova in una delle zone più centrali di Amsteerdam, noi siamo arrivati a piedi, dopo una bella passeggiata, con neve incorporata alla camminata. Non sto qui a spiegare la rilevanza e il significato del diario di Anna Frank, bene o male la storia della giovane è nota a tutti. La sua morte avvenne a causa di un'infezione da tifo, la camera a gas le fu risparmiata. Però entrando nella sua casa, è come se si entra nel suo intimo. La prima parte del museo è dedicata alla visita dell'impresa di Otto Frank, il papà di Anna. Questa costruzione è con vista sul canale, mentre quella posteriore è la casa vera è propria, quella dove per 24 mesi, due famiglie, quella di Otto Frank e la famiglia van Pels. La ditta di Otto Frank si occupava di addensante per marmellate e erbe aromatiche per la lavorazione della carne. dato che l'appartamento ove erano nascoste le due famiglie si trovava al piano superiore e direttamente sopra i magazzini, mi è rimasta impressa questa frase scritta d Anna Frank " di giorno dobbiamo camminare in punta di piedi e parlare sottovoce, altrimenti nel magazzino potrebbero sentirci". Solamente durante il fine settimana, quando la fabbrica chiudeva, potevano vivere quasi normalmente, ma sempre reclusi nelle mura dell'abitazione. L'appartamento era tutto al buio, in quanto le finestre davano nella parte del magazzino ove erano custodite le spezie, le quali non dovevano vedere la luce. Tra gli uffici e il nascondiglio, c'era una parete in cui era stato costruito uno scaffale girevole, che ne permetteva l'accesso. Coloro che sapevano del rifugio, cioè quelli che lavoravano negli uffici della fabbrica, aiutavano i clandestini portando loro viveri, giornali e libri. Dopo l'arresto dei clandestini , fu tutto distrutto da parte delle forze naziste. Per questo motivo il papà decise di lasciare l'appartamento vuoto e solo successivamente furono costruiti dei modellini per far capire ai visitatori come dovevano vivere. Molto toccante il segno sulla parete che misurava l'altezza e di conseguenza la crescita di Anna e di sua sorella Margot. La sua cameretta Anna la divideva con il figlio della famiglia van Pels, cioè Fritz. Alle pareti, per renderle meno tristi e meno spoglie, aveva attaccato cartoline e fotografie di stelle del cinema, ,a anche foto della famiglia reale olandese. Oltre a stare attenti a muoversi e a parlare, durante il giorno non bisognava usare l'acqua, altrimenti le tubature avrebbero destato l'attenzione di qualcuno. Tutto questo lo prova anche chi viene a visitare questo luogo, perchè è talmente forte la partecipazione emotiva, che non si rimane indifferenti a nulla. Ad un certo punto, si vedono le foto di alcuni degli otto rifugiati, prima e dopo il loro arresto. Sconvolgente a dir poco. E la forza del padre, che tornato nel giugno del 1945 ad Amsterdam, dopo qualche tempo decise di pubblicare il diario. Anna Frank morì nel marzo del 1945 al campo di concentramento di Bergen-Belsen. Dal 1960 è diventata un museo la casa di Anna Frank, perchè come disse Otto Frank " per costruire il futuro, bisogna conoscere il passato".

giovedì 14 gennaio 2010

Come mi batte forte il tuo cuore - Benedetta Tobagi

La prima volta che sentii parlare di Benedetta Tobagi, fu in una trasmissione televisiva dedicata ai parenti di coloro che erano stati uccisi per mano dei terroristi. Era la prima trasmissione che cercava di dar voce a coloro che veramente avevano sofferto, a coloro che nel silenzio avevano continuato a combattere per mantenere viva la figura dei loro cari. Non più voce solo a coloro che uccidendo , successivamente si sono pentiti e hanno cercato di spiegare i loro folli gesti.
Rimasi molto colpito dalle parole di Benedetta, la quale raccontava della probabilità di incontrare per le vie di Milano l'assassino di suo padre, cioè Marco Barbone. Infatti essendosi pentito ha potuto sfruttare la relativa legge sui collaboratori di giustizia e dopo soli tre anni di carcere è potuto uscire e costruirsi una nuova vita, come se niente fosse, come se il sangue che per mano sua è uscito, facesse parte di un'altra persona , sconosciuta a se stesso.
Per cui, quando è uscito il libro, mi sono sbrigato a comprarlo, con la voglia di leggerlo e capirlo fino all'ultima riga. E qui esce fuori il motivo della mia non totale soddisfazione circa lo scritto. Perchè se è vero, che l'autrice cerca di dare una risposta non solo politica all'accaduto, per cui c'è il forte dubbio che proprio nell'ambiente del Corriere della Sera, giornale ove lavorava il padre, sia stato deciso il suo assassinio, è altrettanto vero, che il fattore politico/terroristico non rende viva , secondo me, quella che era la vera figura di Walter Tobagi.
Intendo dire che non mi aspettavo un libro dai toni lacrimevoli, ma solo un qualcosa che ci raccontasse un pò più nell'intimo questo personaggio. Aldilà delle foto, dei brevi ricordi, il tutto è improntato sulla motivazione di questo assassinio. Vuole un pò ripercorrere la storia dell'Italia, di quella parte della nostra nazione, che negli anni di piombo, era collusa sia con la finanza che con il terrorismo.
Walter Tobagi fu ucciso nel 1980 da una delle tante piccole formazioni nate dalla costola di altre, nate soprattutto per dimostrare quello che erano capaci di fare. In questa occasione fu la "Brigata XXXVIII Marzo" a compiere l'efferato delitto. Quale la sua colpa? Essere il presidente del sindacato dei giornalisti lombardi. Era il 28 Maggio e lui aveva solamente 33 anni. Ha lasciato la moglie e oltre a Benedetta, un altro figlio di sette anni. Mi ha molto colpito la figura del papà di Walter, il nonno di Benedetta, il quale da solo ha combattuto nei tribunali, durante le udienze, contro questi criminali e per fare in modo che la giustizia facesse il proprio corso. Ma soprattutto ha cercato di non far dimenticare il nome di suo figlio e in questo, devo darne atto, c'è riuscita Benedetta, la quale saprà certamente che anche da lassù il papà sarà orgoglioso di quello che lei gli ha dedicato, indipendentemente dalle mie valutazioni personali e dalle moltissime positive che ha ricevuto.

lunedì 11 gennaio 2010

Antica Locanda - Torrita di Amatrice - Rieti

Era da molto che Daniele ci chiedeva di andare a trovarlo nella sua Torrita di Amatrice. Così con il nuovo anno abbiamo deciso di andare. Appena ha saputo del nostro arrivo, mi ha detto che andare a prenotare al ristorante. E meno male che lo ha fatto, perchè oltre al fatto che avremmo trovato solo posti in piedi, non avremmo avuto l'opportunità di assaggiare dei cibi prelibati. Ma non solo buon mangiare, ma anche buon bere, infatti il locale offre una carta dei vini da togliersi il cappello. Insomma per chi è appassionato di vini come me, questo è un grande punto a favore. Insomma ci sediamo e iniziano ad arrivare le pietanze, non senza aver fatto prima una visita alla toilette per lavare le mani e anche questo luogo ha superato l'esame.
Dunque scegliamo come base un buon piatto di antipasti. Arriva un prosciutto , tagliato a mano, degno della massima attenzione . A seguire troviamo una ricottina molto delicata, un piatto di affettati, delle piccole bruschette con fette di lardo caldo, peperoni in padella, mozzarella molto ma molto buona e fette di pecorino romano. Il tutto è stato accompagnato da un vino rosso cabernet sauvignon con gradazione alcolica pari a 13. Azzeccato il vino , ottimi i cibi. Passiamo ai secondi, intanto l'ambiente è sempre più pieno, i tavoli sono pieni in ogni ordine di posto. Questo anche perchè la Locanda è molto semplice da trovare, infatti usciti dalla Via Salaria, km 127, fatti 500 metri si entra nella frazione di Torrita e a questo punto si è arrivati a destinazione. Ma torniamo ai primi piatti, quelli tradizionali della zona. Non può mancare la pasta all'amatriciana, quella alla gricia, in pratica è una matriciana in bianco, la carbonara e le fettuccine ai funghi porcini. Io opto per la gricia e la scelta mi ha soddisfatto ampiamente. Assaggio anche una forchettata di fettuccine ai porcini, funghi buonissimi, pasta normale.Io preferisci quella erta e ruvida. Da notare che tutti i primi, ad eccezione delle fettuccine, sono conditi con il pecorino romano, che ha un sapore molto forte e marcato, per cui il vino è richiesto e dovuto. A questo punto ho provato ad alzare bandiera bianca, il tour dei banchetti sotto le festività sembra non finire mai. Ma dietro insistenza, ho assaggiato un paio di cotolette d'abbacchio ripassate nell'uovo e fritte. Peccato che ero sazio, altrimenti avrei volentieri continuato. Carla ha preso mezzo filetto argentino ed ha detto che la carne era delicatissima. L'ambiente è gioviale, la battuta fatta al momento giusto non manca. Per finire un bel caffè e una fetta di crostata di ricotta con le visciole. Un dolce notevole, ottimo con la grappa. Comunque la grappa sta bene , sempre.
Siamo stati molto bene, ottimo magiare, ottimo ambiente. Abbiamo deciso di tornare, ma quando saranno finiti i tour de force mangerecci.

Antiga Casa dos Pasteis de Belem - Lisbona - Portogallo

Ci troviamo in una delle città che io più adoro, Lisbona. E precisamente nel quartiere di Belem, dove si trovano le maggiori attrazioni della capitale portoghese, come il Monastero di San Geronimo o il Monumento alle Scoperte. Ma soprattutto c'è la famosa Torre di Belem, insomma quando ci si trova in questo quartiere, oltre alla cultura si può e si deve fare un piccolo peccato di gola. Poi se da piccolo diventa grande, non è un gran problema, tanto non è che a Lisbona uno ci viene tutti i giorni.
Arrivare alla Pastellaria è molto semplice, infatti il tram ferma proprio in prossimità di questa pasticceria. La prima volta che sono venuto qui, c'era una fila incredibile e solo grazie alla perseveranza di Marcolino riuscii a assaggiare la famose paste. La seconda volta, insieme a marco e Luisa, sono venuto diretto, non mi sono fermato da nessuna parte ed ho degustato alla grande il loro mitico dolcetto, accompagnato da una spolverata di cannella e dentro pieno di una crema pasticcera, ma con un gusto particolare, direi unico. Anche l'interno, se si riesce a trovare posto, è molto bello, con tutte le maioliche che ornano il locale.Ho provato a rimangiare le paste a Londra, precisamente a Greenwich, in quanto durante il fine settimane c'è un mercato internazionale culinario, ma non è la stessa cosa. Insomma non saltate assolutamente la Pastellaria , perchè ve ne pentireste e quei dolcetti in nessun altro luogo li troverete così buoni. Logicamente si possono degustare tante altre cose, compreso un bel caffè e i prezzi rientrano nella norma della città, cioè un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Airport Inverness - Inverness - Scozia

E' il 1° Luglio di quest'anno (2009) e dopo aver fatto gli ultimi giri a Inverness, dove si spende alla grande, prendiamo il taxi che ci porta in circa 15 minuti all'aeroporto. L'imbarco bagagli non è ancora attivo, così , insieme a Jacopo e Marcolino, decidiamo di effettuare un giretto all'interno della struttura. Ma quanto è durato questo piccolo tour interno? non più di 7/8 minuti e andando con molta , ma molta calma. Guardando il tabellone sui voli in partenza, vediamo che il nostro, programmato per le 19 e 10, è l'unico della giornata, anzi c'è ne era stato uno la mattina molto presto per un'altra destinazione che ora non ricordo. Fortunatamente apre l'imbarco, così possiamo toglierci una parte dei bagagli, che non sono pochi, in quanto la nostra permanenza in Scozia è stata di otto giorni e ore ce ne attendevano altri quattro a Londra. Imbarchiamo il tutto e proviamo a rilassarci. All'esterno c'è un grande parcheggio, che fatico a pensare che possa diventare pieno di macchine. Il panorama intorno è interessante e con i colori del sole che fa capolino tra le nubi, è molto suggestivo.
A questo punto ci sediamo al bar, che serve anche pietanze calde e mangiamo qualcosa. Nel frattempo Jacopo fa amicizia con due bambini spagnoli e tra loro parlano una lingua internazionale, quella dei gesti e dei giochi. Ad un certo punto, vedo Marcolino che cambia sguardo, si fa un pò cupo e mi indica il tabellone delle partenze. Il nostro volo viaggia con 60 minuti di ritardo. Porca paletta, una vera iattura. Questo significa arrivare a Londra Luton più tardi e comunque non prima di mezzanotte in albergo. Ma il bello è ancora da divenire. Infatti alle 19 precise, tutti i negozi, bar compreso, posti all'interno dell'aeroporto, chiudono. Non gli interessa nulla che comunque circa 200 persone rimangano per un'altra ora, è l'orario di chiusura e basta! Ma non è finita, in quanto dall'altoparlante,in un inglese stretto, sento il cognome di mia moglie, che comunque era accanto a me. Ci rivolgiamo al banco informazioni e poi lei è pregata di presentarsi al posto di polizia. Non sono molto tranquillo, ma quando la vedo tornerà, mi spiega che le hanno fatto aprire una borsa e tirare fuori tutto. Insomma i controlli non sono mai troppi, soprattutto visti gli ultimi avvenimenti. Quando stiamo per passare i controlli di rito, Jacopo scopre di non avere la psp, corre verso i tavoli del bar e li la ritrova.
Alla fine riusciamo ad imbarcarci sul nostro volo easyjet.
Che dire, un piccolo aeroporto, con un grande parcheggio, con qualche negozio e mai frequentarlo dopo le 19.

Carron Cottage - Inverness - Scozia

Siamo arrivati in questo b&b a causa della poca serietà di un albergatore di Inverness, il quale nonostante avesse il numero della mia carta di credito, a pensato bene di non prenotarmi la stanza. Così siamo andati in giro e abbiamo scelto quello che c'era disponibile. Per dovere di informazione devo dire che la proprietaria si è prodigata per qualunque cosa noi avessimo bisogno e comunque è stata veramente molto gentile.
Le dimensioni della stanza sono abbastanza normali, in cui all'interno è stato ricavato il bagno, privo di finestra. Il letto è il classico letto ad una piazza e mezza con materasso nella norma. La pulizia , insomma non rientra tra i punti di forza del cottage, ma ci siamo adattati. L'arredamento è molto spartano, c'è la tv lcd con canali satellitari, una finestra, un paio dio sedie, oltre naturalmente il letto singolo per Jacopo.
Appena entrati ho avuto l'impressione che fosse un luogo ancora in fase di ristrutturazione, un mezzo cantiere. Invece no, era proprio così, per cui il colpo d'occhio non è dei migliori. Però la cortesia della signora è veramente ammirabile. L'atmosfera è un pò vecchieggiante, però il tutto è rapportato anche al prezzo pagato, un buon rapporto qualità/prezzo
Dunque ricordando le colazioni di Edimburgo, mi è sembrato di stare in un posto ad una stella o sotto. Ma alla fine devo ammettere che la colazione non era male, comunque in gran quantità, ma con una qualità più bassa, anche se alla fine noi mangiamo quasi tutto, poi c'è Jacopo che invece mangia proprio tutto. La sala della colazione erapiena di gingilli, sopramobili, monili, insomma un ambientino si familiare, ma non proprio entusiasmante. anche perchè poi dava con la finestra direttamente su strada.
Per prendere il bus bisogna recarsi al centro della città, 10 minuti di passeggiata , comunque piacevole. La posizione è molto tranquilla e il panorama non è il punto di forza della struttura.
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