giovedì 23 luglio 2009

Ristorante Prime - Roma



In questo locale ci sono stato giusto una settimana fa, per festeggiare un compleanno. Era il 19 febbraio, dapprima si era deciso per una pizza, poi gli eventi ci hanno portato in questo luogo. Premessa, era meglio andare a mangiare la pizza e questo è il preludio a ciò che scriverò in seguito. Siamo in una delle zone più chic di Roma. Il quartiere è quello dei Parioli, locali alla moda, gente bene, insomma molto snob, per dirla tutta il contrario di quello che piace a me. Ma comunque andiamo avanti. Il parcheggio non è un grande problema, ci troviamo a Piazza Euclide e con la sosta a pagamento fino alle 23, posti liberi ce ne sono. Sulla piazza ci sono un pò di lavori, ma questo non toglie quasi nulla alla sua bellezza.
L'appuntamento è alle 20,30 e nella mia testa, speravo di rimanere talmente contento che avevo anche portato la macchinetta fotografica per immortalare la serata. Alla fine ho fatto un paio di foto, giusto per il gusto di farle.
Dunque, appena entriamo ci chiedono se avevamo prenotato e ci danno un tavolo proprio vicino alla consolle del dj. No, non si può neanche scambiare una parola, musica troppo alta e troppo vicini alla fonte. Gentilmente ci preparano un altro tavolo, che allevia solo parzialmente i nostri timpani, in quanto è bastato che hanno alzato un pò la musica e io riuscivo solo a parlare con chi mi era vicino di sedia. Il lato positivo è che il mio vicino era Jacopo, mio figlio. Dopo aver atteso un pochino l'arrivo di un ritardatario, ecco arrivare il menù e la lista dei vini. Però per i vini abbiamo dovuto attendere, in quanto avevano perso la chiave della cantina frigo, per cui si sono messi con un trapano e dopo un pò sono riusciti ad aprirla. Tra me ho pensato che la serata non era cominciata troppo bene. Per tornare al vino, dato che avevamo scelto chi carne e che pesce, ho optato per un bianco barricato del Lazio della casa vinicola Casale del Giglio. Il vino è l'Antinoo, che generalmente si trova sui 7 euro al massimo, qui ne costa 17 di euro. Veniamo agli antipasti. Io ho preso una Julienne di calamari con insalatina di finocchi olive nere e agrumi. Voto 5 e perché fondamentalmente sono buono. Dunque si trattava di calamari lessi, freddi, sconditi, con delle fette di arancio e olive snocciolate insapori. I primi li abbiamo saltati, tranne Jacopo che ha optato per degli spaghetti al ragù di cinghiale, però penso che il cinghiale fosse scappato prima di cuocerlo. Insomma del cinghiale neanche l'odore. Con molta calma e con le orecchie ormai a bassa ricettività, passiamo ai secondi. Io opto per una tempura di calamari. Voleva essere un piatto che si richiamasse alla cucina giapponese, dato che la tempura è un fritto fatto da loro. Ma altro non erano che otto e ribadisco otto, calamari fritti al prezzo di 15 euro, insomma una media superiore ai 2 euro cadauno. La bracioletta di maiale alla piastra con aceto balsamico e nido di spinaci, era un pò duretta e infatti Jacopo l'ha lasciata nel piatto quasi tutta. La tagliata di manzo al profumo di timo con miele e noci, niente di speciale e veniva 18 euro. Se la vuoi buona la tagliata devi andare da un'altra parte. Solo un commensale ha dichiarato buono il millefoglie di manzo con verdure grigliate, ma secondo me era di parte. La cosa che è stata gradita molto, è stata la crema catalana, definita ottima da chi l'ha mangiata. Ma certo se per mangiare qualcosa di dignitoso devo arrivare all'ultima portata, la prossima volta o resto a casa o vado da un'altra parte. Una cosa è sicura, qui non ci torno.

Ristorante " Valle del Treja" - Mazzano Romano - Roma

E' il secondo giorno del mese di Maggio, un sabato di ponte. Decidiamo di fare una gita , non molto lontano da Roma e comunque all'aria aperta. Un luogo dove si possa respirare aria pulita, i bambini possano giocare e mangiare bene. Ecco questa è una cosa importantissima, cioè mangiare bene. Un nostro amico si prende la responsabilità e dichiara apertamente di volerci portare in un ristorante dove si mangia bene e immerso nel verde. Il parco della Valle del Treja è il verde, il ristorante Valle del Treja è il mangiare bene. Arrivare da queste parti da Roma è molto semplice. Si imbocca il Raccordo Anulare e si esce sulla Cassia Bis. Si percorre la stessa e dopo qualche chilometro si trovano le indicazioni per Mazzano Romano. Il tutto in trenta minuti di auto. E sembra, per la natura che si trova, di essere quantomeno ad un centinaio di chilometri. Ma torniamo al nostro ristorante. Arriviamo e parcheggiare è molto semplice, anche perchè lo stesso è veramente grande. C'è molta ombra, si sta bene. Il nostro tavolo, prenotato e apparecchiato, ci sta aspettando. Tra qualche istante avranno inizio gli antipasti.
Dunque ci accomodiamo, siamo sei adulti e quattro bambini. Arriva solerte il cameriere , il quale prende l'ordinazione delle bevande e degli antipasti. Per le bevande prendiamo un'acqua gassata e una liscia , per il vino optiamo per un bianco Falerna, fresco e discreto. Gli antipasti sono una serie di affettati, che non sono niente di eccezionale, buoni ma nulla di più. Molto più interessanti i formaggi, tra cui spicca un formaggio al pepe nero, veramente notevole. Tra me penso che se l'inizio è questo, non è che ci sia molto da stare allegri. Insomma se devo mangiare normale, meglio stare a casa. Passiamo ai primi e dietro indicazione dell'amico che ha prenotato, optiamo per una serie di assaggi di primi. E la scelta è stata eccellente. Sono quattro specialità diverse, ma tutte buone. I ravioli ripieni di ricotta , cotti in un buon sugo, sono molto buoni. Buoni anche gli gnocchetti al sugo di funghi porcini. Ma le due pietanze che hanno raccolto l'ovazione di tutti i commensali, sono le lasagnette in bianco con il radicchio, veramente superbe e i fagottini ripieni , anche loro in bianco, con salsa di tartufo. Dire buoni è dire poco, gli si farebbe uno sgarbo. Siamo veramente sazi e a questo punto sono anche soddisfatto. Solo per una questione di gola, decidiamo di prendere qualche porzione di arrosticini, che è carne di agnello cotta alla brace infilzata su degli spiedini di legno. Buoni, ma soprattutto vedevo dei piatti di carne che passavano per gli altri tavoli, molto invitanti. Tra questi lo stinco e delle belle bistecche di manzo. Per dolce , che io ho saltato, sono state prese delle fragole condite e il tiramisù per i piccoli. Assaggiati tutti e due, voto molto positivo. I bagni puliti, cosa da non sottovalutare e un bel biliardino per smaltire qualche caloria. Insomma , si può fare anche una bella scampagnata, ma se volete rilassarvi del tutto, mangiare più che bene e poi andare a divertirvi alla vicine Cascate del Monte Gelato, non c'è cosa migliore che mangiare alla Valle del Treja. Noi abbiamo speso venti euro a testa, per cui ottimo rapporto qualità/prezzo.

La scelta - N. Sparks

Devo dire che questa tipologia di lettura , non rientra nei miei canoni. Perché allora ho deciso di leggere ugualmente questo romanzo? Per primo perché leggere è sempre una cosa positiva, poi perché mi sono fatto trasportare dalle classifiche dei libri più venduti. Si è una delle poche volte che ho seguito questa logica e devo dire che , forse, se vado a naso è meglio. Comunque partiamo dalla reperibilità del libro, che è molto facile da trovare. Io lo ho acquistato su webster.it, con uno sconto del 20%. E' un romanzo d'amore, di quelli che tutti vorrebbero vivere in prima persona. Parla della storia d'amore tra Travis Parker e Gabby Holland. Lui è un giovane veterinario, mentre lei è un'assistente medico in una clinica pediatrica. Hanno una passione in comune, i cani. E proprio a causa del cane di lui, che secondo Holly aveva messo in cinta la sua Molly, comincia la frequentazione dei due, anche se all'inizio è una frequentazione abbastanza turbolenta. Sono vicini di casa e questo fa si che Molly non indietreggi sulla sua certezza circa la paternità del cane di Travis. Sembra sempre di essere su una nave in burrasca, Gabby non perde occasione per far pesare questa cosa a Travis, fin quando, dopo averla portata in visita proprio da lui, nell'imminenza dell'evento, lui gli dice che il suo cane è stato sterilizzato molto tempo fa. Gabby vorrebbe sparire, sprofondare. Cerca di evitarlo accuratamente per la vergogna, ma quando Molly senti arrivare il momento della nascita dei suoi cuccioli, Gabby lasciò stare ogni remora e chiese aiuto al veterinario. Da quel momento in poi, comincia una vita diversa. Lei, fidanzata da parecchio tempo, dopo molti sussulti provenienti dal suo cuore, per colpa di Travis, decide di finire la sua storia precedente. In tutto questo compare anche la sorella di Travis, Stephanie, che in questa storia d'amore ci mette molto impegno per far si che vada in porto. Prima del fidanzamento vero e proprio vivono situazioni stupende, come quando sull'Oceano, con una specie di mongolfiera, volano in alto e poi si abbassano fino a toccare l'acqua del mare, trainati dal motoscafo di Travis. O quando vanno a fare una gita in moto e in tanti altri luoghi. Poi il romanzo , dai ricordi , arriva ai giorni nostri e arriva dentro la stanza di un ospedale. In cui una famiglia, composta da moglie, marito e due bambine, sta passando momenti di vera e propria angoscia. Il tutto a causa di un incidente, dovuto alla pioggia e forse all'alta velocità, di cui Travis si sente responsabile. A questo punto mi fermo, chi vuol sapere la fine deve leggere il libro. Però c'è bisogno di una spiegazione in relazione al titolo che ho dato a questa opinione. Questo libro lo ho terminato di leggere poche giorni dopo la morte di Eluana Englaro e devo dire che mi ha coinvolto emotivamente proprio per questo. E' stato un caso, però devo dire che ha rafforzato ancora di più la mia idea sul testamento biologico e sull'idratazione forzata. Ognuno ha le proprie idee al riguardo e la cosa migliore sarebbe che tutti abbiano la possibilità di poter scegliere di come finire la propria esistenza in particolari situazioni. La scelta è difficile , ma quello che farà Travis, sarà una scelta fatta in un romanzo d'amore.

Mercato Rionale Trionfale - Roma

Devo essere sincero, mai e poi mai avrei pensato di scrivere una mia personale opinione sul mercato Trionfale. E si, è il mio mercato da più di venti anni e anche adesso che mi sono allontanato dal quartiere Trionfale, non passa settimana che non mi rechi in questo luogo. Prima il mio posto di lavoro era in zona, per cui la mattina prima di andare e durante l'ora del pranzo , mi affacciavo in loco. In venti anni ha cambiato posizione per tre volte, almeno così mi sembra e ora è finalmente diventato un mercato bello, pulito e più a misura d'uomo. Fino all'anno scorso, tutti i banchi si trovavano lungo Via Andrea Doria, con delle problematiche non indifferenti, soprattutto per gli operatori, con il problema del freddo invernale, della pioggia e del caldo estivo. Ora tutto questo è quasi risolto, piccole cose devono ancora essere aggiustate , ma rispetto a prima il passo avanti è notevole. Anche se qualche operatore si lamenta, in quanto coloro che frequentavano il mercato precedentemente sapevano direttamente da chi andare, cioè avevano imparato dove si trovavano i loro venditori preferiti. E infatti anche io ci ho messo un pò, nella nuova struttura a trovare i miei venditori di riferimento.
Anche se dire venditori è un pò fuori luogo. Per esempio Dulal lo conosco da 20 anni, è originario del Bangladesh e ormai ha tutta la famiglia che vive qui in Italia. E' prima arrivato lui , poi sua moglie e infine i suoi figli, che sono nati a Roma. E' il mio punto di riferimento per la verdura, mi da sempre consigli e mi indica alla grande. Per la frutta, vado da Patrizia, che con la mamma , è titolare del banco. Frutta buonissima e mai una fregatura. E per il pesce? Vado da Maria la Pugliese, autentico monumento del mercato. Conviene sempre andare sul tardi, soprattutto per il pesce, in quanto si risparmia. Certo questi sono i miei riferimenti, ma ce ne sono tanti altri altrettanto validi. Per esempio la zona dei vignaroli è stupenda. Li trovi prodotti di proprietà di chi li vende, cioè di loro produzione. Talvolta si trovano verdure ormai sparite , tipo la misticanza, un mix di verdure povere, ottima ripassata in padella o per fare le torte rustiche. Ora è anche più facile arrivare al mercato, in quanto nella nuova struttura ci sono i parcheggi sotterranei, per cui si può fare la spesa g e mettere il tutto in macchina. Ci sono varie tipologie merceologiche. Si vai dal macellaio, per passare al pescivendolo , per arrivare al calzolaio e al venditore di scarpe e abbigliamento. Logicamente bar e panetterie non mancano. Delle volte, camminando tra i banchi, risenti quelle battute romane, simpatiche, ma che non sfociano nella volgarità. Poi sarà che per chi è romano come me, questo ambiente è talvolta rilassante, perchè ti permette di fare un giro tra i banchi e vedere e sentire cose di tanto tempo fa. Si dice che il mercato Trionfale sia uno dei migliori per quanto riguarda i prezzi. In effetti tra quelli che ho girato, è quello che ha i prezzi più abbordabili. E' situato al centro di Roma, a pochi passi da Piazza San Pietro, per cui è molto facile vedere, soprattutto i giapponesi, fermarsi tra i banchi di frutta e verdura e farsi delle foto. Fate una cosa, se ne avete il tempo. Passate da queste parti, il giorno dopo il derby di calcio Roma-lazio e se non tenete per nessuna delle due squadre, vi morirete dalle risate. Insomma qui è cambiato l'involucro esterno, sono cambiati i servizi, ma non sono cambiati gli attori, ormai gli stessi da molto più di venti anni.

Mille splendidi soli - K. Hosseini

Questo è un libro che lascia il segno, che continua a parlare anche dopo averlo finito di leggere. Ti rimane dentro, talvolta sembra la lama di un coltello , provoca dolore e rabbia. Khaled Hosseini, dopo "Il cacciatore di aquiloni", è riuscito nell'intento di scrivere un romanzo-verità che rimarrà nella storia.
Il libro tratta dell'Afghanistan, delle continue lotte di potere che l'hanno attraversato per anni e di due donne, profondamente diverse tra loro, che hanno avuto la fortuna/sfortuna di incontrarsi e di condividere una parte della loro esistenza.
E' la vita delle donne, il loro voler essere parte attiva o comunque cercare di esserlo nella difficile realtà afghana. E' la loro sofferenza, il loro sacrificio, quello che rende questo libro speciale. Riesci anche a capire la storia degli ultimi 40 anni di questo paese, sempre al centro dei pensieri dei signori della guerra.
Le due donne, sono Mariam,una "harami", una bastarda, in quanto nata al di fuori del matrimonio. La sua vita nella "kolba", la casa di legno dove vive con sua madre, gira intorno al giovedì, giorno in cui il suo papà la va a trovare e le racconta tante cose belle. Gli parla del suo cinema, di cui lui era proprietario e dei film che trasmetteva e lei con la fantasia volava e volava sempre più in alto e solo quando con i suoi occhi vedrà come era realmente il padre, Jalil, capirà la verità che le ripeteva spesso sua madre Nana, e cioè che sei e sarai sempre una harami e niente e nessuno potrà mai dimenticarlo e soprattutto tuo padre non lo scorderà. E fu così che giunta a Herat, trascorse molti giorni fuori dalla casa del padre senza che questi si preoccupasse minimamente di lei. Soltanto dopo il suicidio di Nana, ebbe un piccolo sussulto, ma solo per poi poterla scaricare ad un calzolaio di Kabul di circa 25 anni più grande di lei e farla sposare.
Comincia una vita piena di tristezza, il burqa come segno distintivo della volontà di Rashid, suo marito e padrone. Un bambino mai nato per problemi di gravidanza, portarono all'esasperazione lui e la sua collera nei confronti di Mariam non cessò mai di finire.
E quante volte aveva ripensato alle parole di Nana, la quale diceva "che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice e che tutti i loro sospiri salivano nel cielo, formavano nubi le quali si frantumavano e silenziosamente cadevano sulla gente. Ecco noi donne in silenzio sopportiamo tutto ciò che ci viene addosso."
Ecco Laila, l'altra donna, nata nell'aprile del 1978 quando Mariam aveva diciannove anni e aveva già passato le pene dell'inferno, sia come harami che come moglie.
Laila, terza figlia di Fariba, sua madre e Babi, suo papà. I suoi fratelli maggiori si arruolarono nella jihad e per la jihad morirono, dando un dispiacere indicibile a Fariba, tanto che non si riprese più da quello stato talvolta surreale. Per Laila, che non aveva ricordi limpidi dei due fratelli, il vero fratello era Tariq, un bimbo che aveva perso l'arto inferiore a causa di una mina e con cui ogni sera scambiava giochi di luce con una torcia per scambiarsi la buonanotte e non solo.
Le varie guerre che si sono succedute, portarono alla partenza di Tariq per stare vicino ai genitori ormai troppo anziani e questo fu un colpo molto difficile da assorbire per Laila. Ormai la loro non era più amicizia, era amore, quello che tutti sognano, quello che tutti vorrebbero vivere e invece …..
Proprio mentre era in procinto di partire da Kabul, una bomba raggiunse in pieno la propria casa uccidendo i suoi genitori e lasciando lei in balia della morte per giorni.
Ed ecco che entra in scena Miriam, ma solo perché Rashid aveva deciso di voler corteggiare quella ragazzina per poi sposarla. Laila acconsentì al matrimonio, ma solo perché portava in grembo il frutto del suo amore con Tariq. Non doveva far passare troppo tempo, altrimenti Rashid se ne sarebbe accorto. Purtroppo nacque una bambina Aziza, anche lei portatrice di sofferenze e tristezze.
Nel racconto mi fermo qui, perché ora inizia la vita tra Mariam e Laila, una vita all'inizio difficile ma poi piena di piccole gioie e quotidianità.

Il mio personale pensiero su questo libero è che assolutamente da leggere e che non è possibile non farsi coinvolgere emotivamente. Lo vivi talmente tanto, che talvolta sembra essere li con loro due, vuoi fare qualcosa o dar loro un consiglio su come comportarsi. L'arrivo dei talebani, per le donne afghane è la stata la fine soprattutto da un punto di vista della libertà di pensiero. Leggere le leggi emanate dai talebani è stato qualcosa di sconvolgente, la donna è ridotta al nulla, perché una donna è il nulla. Tutto ciò è raccapricciante , eppure molte donne hanno dato la vita per poter salvare le loro famiglie. Gli ospedali erano solo per gli uomini, le donne erano dirottate ad un nosocomio di terz'ordine, con l'obbligo per le dottoresse di intervenire a livello chirurgico indossando il burqa.


Queste erano le leggi talebane per le donne:
"Dovete stare dentro casa a qualsiasi ora del giorno. Non è decoroso per una donna vagare oziosamente per le strade. Se uscite, dovete essere accompagnate da un mahram, un parente maschio. La donna che verrà sorpresa da sola per la strada sarà bastonata e rispedita a casa.
Non dovete mostrare il volto in nessuna circostanza.
Quando uscite dovete indossare il burqa, altrimenti verrete duramente percosse.
Sono proibiti i cosmetici.
Sono proibiti i gioielli.
Non dovete indossare abiti attraenti.
Non dovete parlare se non per rispondere.
Non dovete guardare negli occhi gli uomini.
Non dovete ridere in pubblico, in caso contrario verrete bastonate.
Non dovete dipingere le unghie, in caso contrario vi sarà tagliato un dito.
Alle ragazze è proibito frequentare la scuola, tutte le scuole femminili saranno immediatamente chiuse. Se aprirete una scuola femminile sarete bastonati e la scuola verrà chiusa.
Alle donne è proibito lavorare.
Se vi rendete colpevoli di adulterio sarete lapidate."

Nella malvagità talebana, il cervello di un uomo è diverso da quello di una donna, in quanto le donne non sono in grado di pensare e tutto ciò è stato dimostrato scientificamente da medici occidentali
Questo è il talebano pensiero e allora mi rileggo le parole di Nana:
"Come l'ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell'uomo trova sempre una donna cui dare la colpa .Sempre."
Desidero fare i miei complimenti a Khaled Hosseini e, come lui ha dedicato il suo libro a tutte le donne dell'Afghanistan, io desidero dedicare queste mie righe a tutte le donne che ogni giorno soffrono e combattono per arrivare ad una parità che tarda ad arrivare.

giovedì 2 luglio 2009

Il bambino con il pigiama a righe - John Boyne -

Forse saranno gli anni che avanzano, forse sono i momenti della vita un pò particolari, ma dopo aver letto questo libro, non ho avuto il coraggio di andare a vedere il film. Eppure lo scopo era quello di leggere prima il libro e poi vedere se il film corrispondeva a quanto narrato. Un mio amico, avendo visto il film, mi aveva avvertito della tristezza della pellicola, ma mai avrei pensato che fosse tale leggendo il libro.
L'autore di questa "favola", è John Boyne, non ha ancora 40 anni ma ha scritto qualcosa di grandioso. Soprattutto , ha scritto con gli occhi di un bambino, vedendo le cose con l'ingenuità classica di chi non conosce le sofferenze e la malizia. Ecco, la sofferenza, nessuno la dovrebbero conoscere, meno che mai un bambino. Questa è la storia di due bambini, profondamente diversi tra loro, Bruno e Shmuel. Il primo, figlio di un ufficiale nazista, il secondo , figlio di genitori polacchi, rinchiuso nel campo di concentramento di Auscit (questo è il modo come chiamava il campo di concentramento Bruno). La famiglia di Bruno, era composta da mamma, papà, la sorellina Gretel,definita "il caso disperato" e lui stesso. Dapprima vivevano a Berlino, Bruno aveva i suoi amici e si divertiva molto. Poi una sera venna a cena il Furio, insomma venne a cena Hitler in persona. Quella fu la cena che sconvolse la vita della famiglia e la sua in particolare. Il papà di Bruno, date le sue alte capacità, fu mandato a dirigere il campo di concentramento di Auscit. Per l'intera famiglia , tranne il papà, fu un trauma. Passare dalla capitale tedesca, con tutte le relative comodità, a un paesino dove esistevano solo baracche, oltre la loro casa, fu quasi un trauma. I primi giorni in Bruno c'era la speranza di tornare a breve a Berlino, dai suoi tre amici, continuare a divertirsi con loro. Ma mano mano che passava il tempo, cominciò a capire che in quella casa ci dovevano rimanere per molto. Ma i bambini vivono di fantasia, cercano con la loro immaginazione di porre rimedio ad una realtà , difficile da capire. Ed uno dei giochi preferiti di Bruno era quello di esplorare ciò che lo circonda e , comunque, un bravo esploratore, si avventura anche il luoghi più lontani. Ecco questo è quello che fece lui. Si avventurò lungo la recinzione del campo di concentramento e alla fine, quando ormai aveva perso le speranza di trovare qualcuno o qualcosa, in lontananza vide un puntino che divenne una macchia, che divenne una striscia, che divenne un bambino. Questo fu il primo incontro tra Shmuel e Bruno. Quest'ultimo non aveva mai visto un bambino così magro e triste. Qui ebbe inizio un'amicizia incredibile tra i due, talmente differenti, ma alla fine uniti dalla loro età. Certo un'età non età per Shmuel, ma che con l'andare avanti della loro frequentazione diventava sempre più vicina tra i due. La loro amicizia era qualcosa di inimmaginabile a qualsiasi altra persona, erano troppo diversi, ma le distanze tra i due ormai si erano annullate.
Non vado avanti, perchè il finale spetta a chi avrà voglia di leggere il libro o in alternativa vedere il film. Penso che il titolo che ho dato a questa mia opinione sia abbastanza chiaro su come questa storia possa andare a finire. Però una conclusione da parte mia è d'obbligo. Cioè che non accada mai più nulla di simile, quello che è successo a un popolo non succeda a nessun altro, ma che, soprattutto, nessun bambino conosca mai un luogo del genere e che i loro occhi possano raccontare i loro divertimenti e le loro gioie.

venerdì 5 giugno 2009

Trattoria Picarelli Tiberio dar Quajaro - Roma -



Siamo i soliti tre, quelli delle cene insieme e talvolta allargate a qualche altro amico. In rigoroso ordine alfabetico, Alfredo, Roberto e infine il sottoscritto, cioè Mauro. Dopo averci provato svariate volte, alla fine Alfredo è riuscito a portarci in questo locale, che si trova nella periferia romana a circa 25 chilometri da dove abito io. Fortuna lo scooter, così io e Alfredo evitiamo molto traffico e Roberto viene direttamente dal lavoro. L'appuntamento è per le 20, soprattutto perchè se arriviamo più tardi, dato che non si accettano prenotazioni, non si sa a che ora si mangia. Per dovere di cronaca, noi arriviamo in orario, Roberto, ritardatario cronico, è arrivato circa 30 minuti dopo. Giusto in tempo per sedersi, anzi lavarsi le mani e cominciare a mangiare. Prima di proseguire e entrare nel dettaglio della serata, vorrei dire il mio pensiero, circa alcune recensioni lette, su questo locale. Una molto dura e con la supponenza di non conoscere la cucina romana a chi parla in modo positivo di questo luogo. Secondo me uno prima dovrebbe capire dove si trova e cosa si può mangiare. Ecco , quando ti trovi a cena da Tiberio, sai che puoi mangiare non tante cose, ma cotte all'istante e con un prezzo assai contenuto. Qualità buona,non eccelsa, ma inserita in un ottimo rapporto qualità/prezzo.
Come dicevo ci troviamo alla periferia di Roma, per essere precisi nel cuore del Quarticciolo, nella sua piazza più importante. Trovare posto non è semplice, bisogna girare un pochino e alla fine si parcheggia. Entriamo nel locale e vedo subito dei bei colori giallorossi, insomma sono tifoso della Roma e questo è già un punto a favore del locale. Chiediamo un tavolo per tre e ci parcheggiano vicino alla porta in attesa che si liberi un tavolo nella saletta superiore attigua alla cucina a vista. Nel senso che la porta è aperta e si vede per bene quello che si cucina. Passano cinque minuti e ci fanno sedere in un tavolo logisticamente un più tranquillo. Tovaglia e tovaglioli di carta. Le sedie quelle di formica rossa, quelle che un tempo si usavano in cucina. Si avvicina una signora e ci domanda se vogliamo ordinare. Le chiediamo di aspettare cinque minuti , nella vana speranza che arrivi il terzo. Ripassa la signora e ordiniamo il piatto forte del locale, cioè la quaglia ala forno, con una ciriola spaccata in due, funghetti e olive. La ciriola, per chi non è di Roma, è un tipo di pane, con parecchia mollica. Qui viene condito con olio, sale e pepe. Passano circa 15 minuti e insieme alla nostra ordinazione, arriva anche Roberto. Che tempismo! Vedo arrivare il piatto e dato che a me piacciono le quaglie, comincio a mangiare e a pulire bene il malcapitato volatile. Da bere prendiamo una birra e dell'acqua minerale. Diciamo la verità, i piatti alla fine risultano ben puliti, per cui il prodotto è stato ben gradito da noi tre. Però manca qualcosa, per completare la cena. Voi pensate ad un dolcetto? Sbagliate. Noi tre pensiamo a due piatti di pasta cacio e pepe, per loro due e a un piatto di gricia per me. La gricia è la matriciana in bianco. Anticipo il finale, per questi piatti di pasta, alla fine siamo andati in cucina e abbiamo fatto i complimenti al cuoco. Pasta ben cotta e condimento eccellente. a questo punto il finale, cioè un'insalatina per Roberto e il sotoscritto e una pizza margherita per Alfredo. La pizza è grande poco più di un piattino da frutta e francamente mi sembra l'unica nota stonata di una piacevole serata. Anche se cotta nel forno a legna, che si trova all'ingresso del locale, francamente non sono sicuro che sia fatta all'istante e comunque stona con i buoni sapori di quello che abbiamo assaggiato durante la serata.
Dato che il caffè non si prepara in questo locale, chiediamo il conto. Quando arriva la ricevuta fiscale e sottolineo ricevuta, non il conto fatto sul foglio del tavolo, in ognuno dei nostri volti è uscito un sorriso di approvazione. La quaglia 5 euro, il primo piatto 4 euro, l'insalata 2 euro, insomma senza stare a elencare tutte le voci, alla fine ce la siamo cavata con 13 euro a testa.
Quando siamo usciti, eravamo molto soddisfatti. La serata culinaria è andata bene, la compagnia non si discute e il conto finale è stata la ciliegina sulla torta.
Come avrete capito è da tornarci , non per degustare cibi speciali, ma per passare una bella serata e mangiare bene.

giovedì 21 maggio 2009

Explora - Il museo dei bambini - Roma



Questo interessante museo, molto simile a quello che si trova alla Città della Scienza di Parigi, si trova in Via Flaminia, a circa 300 metri da Piazza del Popolo. Dico che è molto simile a quello di Parigi, in quanto qualche anno fa , ci portammo Jacopo, il nostro piccolo, e si divertì molto. Ma torniamo ai nostri giorni. Dunque arrivare a Explora è molto semplice, con la linea A della Metropolitana, si scende alla fermata di Piazza del Popolo e si cade quasi dentro il museo. E questo è quello che abbiamo fatto noi. Poco prima delle 15 siamo arrivati alla biglietteria e abbiamo acquistato i bigllietti, che vengono 7 euro per i bambini fino a 12 anni e 6 per gli adulti. Alle 15 siamo entrati, perchè è il nostro turno, il quale terminerà alle 16 e 45. E vi assicuro che il divertimento, non solo per i bambini, è assicurato. Tanto è vero che alla fine i piccoli non vogliono andare via.
Innanzitutto bisogna dire, che Explora nasce nel complesso del Borghetto Flaminio e precisamente è la riqualificazione della ex rimessa degli autobus dell'Atac di Roma. Appena entrati, i bambini vengono accolti da una ragazza dello staff, un'animatrice, la quale li intrattiene e con delle domande mirate, riesce a far capire ai bambini che si trovano in una piccola città, in cui c'è la banca, l'ufficio postale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il supermercato, ecc. Ma la prima cosa da fare, è ascoltare se stessi, ascoltando il rumore della pancia della mamma, quando era in dolce attesa. E tutto questo è possibile per mezzo di un grande corpo di forma cilindrica che emette un suono simile a quello di una donna in stato interessante. Poi, una volta spiegato il senso e il funzionamento di questa città a misura di bambino, i piccoli cittadini vanno alla scoperta dei servizi essenziali per la vivibilità. Sicuramente una delle cose a cui sono più interessati i piccoli è il supermercato, soprattutto il posto relativo alla cassa. Infatti funziona anche il codice a barre, per cui esce uno scontrino di acquisto . Anche la banca, riscuote successo. Infatti il loro compito, è aprire dei conti correnti e indirizzare il cliente, cioè l'adulto, verso degli investimenti redditizzi. Lo studio Tv mette in risalto la possibilità di fare delle riprese con le telecamere. Tutte queste attività sono libere, nel senso che il bambino può andare e fare qualunque cosa desideri. Contemporaneamente è possibile partecipare a delle attività complementari, tipo "Economiamo", che è un percorso sull'uso consapevole del denaro per i bambini dai 7 ai 12 anni. In pratica, i bambini vengono registrati al municipio e poi cominciano a guadagnare soldi, tramite dei lavori, come il meccanico, il postino e lo scienziato. Ma per essere un buon cittadino e far funzionare l'economia della città, bisogna anche spendere quello che si guadagna, per cui si acquistano vestiti, si mangia un gelato o si va a vedere un film. Al termine viene rilasciato un attestato, che piegato in determinate parti, diventa un salvadanaio.
Devo dare atto a mia moglie che l'idea è stata veramente ottima, Jacopo e il suo amico si sono divertiti molto , noi adulti siamo tornati indietro di qualche anno e nel contempo abbiamo imparato cose che non sapevamo.
Trovo questo museo molto utile per lo sviluppo consapevole dei bambini e invito, chiunque ne abbia l'opportunità, di andare e portare i propri figli in questa piccola città.

martedì 12 maggio 2009

Greenlandhouse - Norcia - Perugia


Era da molto tempo che avevamo in mente un fine settimana a Norcia. Questo era dovuto anche al fatto di avere un indirizzo quasi sicuro. Dico quasi, perchè ci era stato sponsorizzato da un collega di lavoro di mia moglie e ne aveva tessuto le lodi. Dopo averci passato un fine settimana, togliamo quasi, perchè Geenlandhouse, è un posto super sicuro, è un posto dove potrete rilassarvi, mangiare alla grande e fare tante altre cose. E tutto questo grazie ai proprietari, Filomena e Filippo, che vi faranno sentire a casa vostra. Sarete coccolati e i bambini ancora di più. Appena arrivati, prima delle presentazioni, ci è corsa incontro Camilla, la loro cagnolina. E' simpaticissima, si mette in posizione perchè vuole essere carezzata. Per chi ama la natura questo è il luogo ideale. Intorno c'è tanto di quel verde, che vi viene voglia di riempire i polmoni e fare scorta di aria pulita. E ancora non avete assaggiato la cucina e i salumi fatti in casa dai due condottieri, perchè dopo vorrete fare altre scorte.
Appena sbrigate le formalità di rito, veniamo accompagnati nel nostro appartamento, composto da soggiorno con angolo cottura, camera da letto e bagno. Tutte le stanze, bagno compreso, sono con finestra e quelle che sono nelle camere danno direttamente sulla valle e con sfondo la città di Norcia. L'appartamento è per 4 persone, dato che il prontoletto che si trova nel soggiorno è a due piazze. La cucina è equipaggiata di tutto ciò che occorre per cucinare, per cui ci sono stoviglie, piatti, bicchieri, posate e la moka. Il bagno, di dimensioni normali, ha una doccia spaziosa e ciò che serve per la pulizia della persona, per cui shampoo, saponetta, ecc. La camera da letto, ha un armadio, un comò e la tv a colori. Ci sono molte prese elettriche e la stato dell'appartamento è ottimo, nonostante sia tutto bianco. E' evidente la cura con cui tutta la struttura viene seguita. Il riscaldamento funziona molto bene, dato che anche se siamo a Maggio, la sera la temperatura scende in maniera tale, da rendere piacevole l'accensione dei termosifoni.
L'aspetto esterno della Greenlanfhouse, ricorda una casa colonica, con la differenza che il tutto è curato nei minimi particolari. A cominciare dall'esterno, dove le sedie , i tavoli e le sdraio, danno un'opportunità unica a coloro che decidono di passare qualche giorno qui. Infatti basta chiudere gli occhi e immaginare di essere in una bella vallata, in un silenzio rotto dal vento e dal verso di qualche animale. Ecco, con in mano un bel libro e un qualcosa da sorseggiare, il gioco è fatto. L'organizzazione è in mano a Filippo e Filomena ed è sinonimo di certezza della buona riuscita di tutto ciò che gira intorno al buon andamento della vacanza. C'è sempre un'aria allegra e una serie di informazioni utili per l'ospite. La varietà gastronomica è di livello eccelso, sia nella quantità che nella qualità. La colazione , a richiesta anche con affettati, è arricchita con della ricotta appena sfornata, ma non dal forno, ma presa ancora calda dal caseificio.
E qui entriamo in un ambito a me caro, cioè cibo e vino. La valutazione da dare è quella massima. La qualità del cibo, è perfetta. Il mio modestissimo parere, è che l'Umbria sia una delle regioni migliori per quanto riguarda il cibo. Qui si mangia in un'atmosfera allegra, dove la qualità è superiore alla media. Francamente la scelta è complicata. E' difficile scegliere tra la salsiccia al fegato e la lonza preparata da Filippo o le fettuccine al tartufo nero e l'abbacchio cotto in padella cucinati da Filomena. Stiamo parlando di prodotti genuini, di tartufo raccolto direttamente da Filippo. E delle fettuccine ai funghi porcini e un altro tipo di cui non ricordo il nome, che crescono solo nella zona di Norcia? No, è tutto veramente buono , come il vino rosato sfuso, che è leggermente frizzantino ed è un piacere farlo scendere. E logicamente le porzioni sono molto generose. Dimenticavo, siamo vicino alla zona di Castelluccio, per cui un assaggio di lenticchie con pane bruscato è stato molto gradito da noi commensali.
Come dicevo in precedenza, questo è il luogo per gli amanti della natura. Ma anche per coloro che della bellezza bellezza paesaggistica ne fanno un vanto. E' tutto bello in questo luogo, dal verde delle colline, alle cime imbiancate degli appennini. E' un posto per ricaricare le pile, per potersi rilassare e per fare sport, tipo equitazione, rafting , ecc. I sentieri per passeggiare sono molteplici, non sono impegnativi in modo serio, per cui affrontabili in maniera semplice per la maggior parte. La bicicletta è un'ottima alternativa alla camminata a piedi.
Insomma da come avrete capito, sono stato veramente bene e non posso far altro che raccomandare un soggiorno presso Greenlandhouse e da parte mia non vedo l'ora di riandare a Norcia, per trascorrere di nuovo dei giorni allegri, spensierati e altamente culinari.

lunedì 4 maggio 2009

Casa Battlo' - Barcellona

Devo dire che quando il giorno di Pasqua sono arrivato a Barcellona, ho sentito un tuffo al cuore. Si perchè nel lontano 2004 è stato il primo viaggio che Jacopo ha intrapreso con noi, cioè la sua mamma e il sottoscritto. Era piccolo, solo 4 anni. Non so quanti chilometri ho fatti di corsa per Barcellona, per farlo giocare e non farlo stancare nella sua prima visita di una città estera. Ora non si contano più le città che ha visitato, ma Barcellona resta sempre in cima alle nostre preferenze. Quella volta vedemmo poco della bellezza artistica riconoscibile nella maestria del Gaudì, così , stavolta, quando abbiamo visto, che anche solo per poche ore, avremmo fatto rotta nella città catalana, mia moglie Carla ha subito messo le mani avanti e ha detto che Casa Battlo', andava visitata assolutamente. Io ho risposto positivamente, ma non è che ne fossi molto convinto. Ma dopo averla vista, ci riandrei un'altra volta e ci rimarrei un paio di ore per gustarmi tutti i particolari architettonici di quella casa. Dunque siamo arrivati al porto di Barcellona, veramente bello, alle otto di domenica mattina. Siamo scesi immediatamente e da li è cominciato il nostro cammino verso Casa Battlo'.
Dunque arrivati vicino all'acquario di Barcellona, abbiamo preso la metropolitana e siamo scesi alla fermata Passeig de Gracia. Attraversiamo la strada e al civico 43 troviamo la Casa. La fila è praticamente nulla, a differenza di quella che troveremo alla fine della nostra visita. Dunque il biglietto viene 16 euro e 50 centesimi. può sembrare un pò caro, ma viene consegnata un'audioguida compresa nel biglietto di ingresso. Già vedendo l'ingresso e la particolarità della scala a chiocciola che conduce al piano nobile, si capisce che si sta entrando in un mondo magico, in un'atmosfera quasi da favola. Casa Battlo', non è un semplice edificio, ma più semplicemente un mito dell'arte. E' il punto di riferimento del Modernismo, con due particolari zone della casa, cioè le mansarde e i camini, che rappresentano le peculiarità dell'edificio, infatti sono queste le zone della casa, aperte al pubblico solo da qualche anno, che riscuotono maggior successo tra i visitatori. Non da meno sono le volte interne, che ricordano la cassa toracica di una balena. La croce tridimensionale e un altro degli elementi indissolubili della casa. In ogni angolo della casa si trova qualcosa di eccezionale, grazie ai giochi di illuminazione di Ingo Mauer. E del gioco di acqua che si trova nel lavatoio, cosa vogliamo dire? insomma è tutto magico, come il saluto particolare che alla fine della visita ci lascia Gaudì, grazie ad una immagine tridimensionale. E pensare che grazie proprio al lavoro che Gaudì ha svolto in questo palazzo, è riuscito ad iniziare quella grande opera incompiuta che altro non è che la Sagrada Familia. Ma tornando alla visita, devo dire che tutto è stato bello. Anche i più piccoli sono rimasti affascinati da questo modernismo, fatto di luci e meraviglia. Il terrazzo è evidentemente quello che attrae di più, perchè da li è possibile fare delle foto alla Barcellona di oggi, che comunque mette in mostra parecchi segni evidenti dell'opera del Gaudì. Non c'è una cosa o particolare nella casa, che non sia al suo posto. Tutto è curato nei minimi particolari. Lo stato conservativo della casa, nonostante le migliaia di visitatori, è ottimo. La scala che conduce dal piano nobile alla soffitta, è un insieme di colori di maioliche e piastrelle. Molto particolari le scale a chiocciola che conducono alla terrazza e l'ascensore che dalle soffitte scende al piano terra. Da notare che nella casa, in realtà un condominio, due appartamenti sono affittati a degli inquilini e infatti il citofono mostra questo.
Che dire ancora. Che è stata una stupenda sorpresa, che invito chiunque vada a Barcellona ad andare a vedere questa meraviglia e a me stesso, che quando tornerò a Barcellona, un salto a Casa Battlo' lo farò volentieri


domenica 19 aprile 2009

Enoteca Regionale Palatium - Roma

E' un sabato sera, molto ventoso e freddo. Ci dobbiamo incontrare con i soliti amici dei nostri viaggi, per scegliere la nostra prossima tappa e buttare giù un itinerario, anche se sommario. Successivamente faremo il punto della situazione e partiranno le prenotazioni. Per dovere di informazione, la tappa scelta è la Scozia. Comunque l'appuntamento è a Piazza di Spagna, dove noi arriviamo con la Metro A, comodissima, mentre Marcolino, Antonella, Cristina e Elisa, arrivano dalla scalinata di Trinità dei Monti. Come potrete immaginare, ci troviamo in una delle zone più belle di Roma. Basta che ti giri e ogni immagine che vedi, sembra una cartolina. Prima di andare a mangiare , ci facciamo una bella camminata per Via del Corso e viuzze limitrofe. Tutto questo è il preludio ad una serata indimenticabile, sia per la compagnia, che comunque già sapevo essere tale, ma soprattutto per la cena e l'ambiente in cui mi sono ritrovato. Sono le otto e ci cominciamo ad avvicinare all'Enoteca Regionale Palatium, che si trova in Via Frattina 94, angolo con Via Borgognona.
Arrivati all'enoteca, benediciamo il momento in cui Marcolino ha prenotato, perchè quello era l'ultimo tavolo disponibile. Entri e ti sembra di essere catapultato in un'atmosfera che non è solita in un sabato sera. E' ancora orario di aperitivo, infatti al bancone ci sono parecchie persone che degustano cibi e bevande, tutte e due rigorosamente della regione Lazio. Anche coloro che vi lavorano sono dipendenti della regione e hanno una professionalità e una cura nel seguire il cliente, che se qui mettessero le faccine colorate che si è inventato Brunetta per alcuni uffici pubblici, qui sarebbero sempre e solo verdi. Scusate e andiamo avanti. Appena ci sediamo ci portano il menù, che comunque si può vedere anche sul sito internet e ci chiedono quale e quanta acqua preferiamo. Alla spalle del tavolo c'è tutta una serie di prodotti in vendita, dal miele, al cioccolato, ai legumi, per passare alla parete di fronte, ove ci sono i vini e i distillati. Per iniziare , come aperitivi, prendiamo un Moscato di Terracina Oppidum Brut. Appena lo avvicini al naso, senti un bouquet di profumi, sensazionale. Sempre rimanendo tra i vini per la cena abbiamo scelto un rosato della azienda Carpinetti del 2007, che tocca i 14,5 gradi alcoolici. La scelta nel menù è in misura giusta, anche perchè i piatti sono preparati al momento. E questo lo potete vedere, infatti la cucina è a giorno, nel senso che si trova dentro una vetrata e tuti possono vedere quanto sono bravi e professionali i cuochi. Io ho optato per un piatto che non conoscevo affatto, cioè la Tiella di Gaeta con polipetti. Veramente , veramente ottima. Su tratta di una piccola pizza rustica , ripiena di polipetti, pomodorini, alici e piccante il giusto, circondata da olive di Gaeta, per chi non le conosce non sa cosa si perde e filetti di alici. Alla fine con sughetto la scarpetta è arrivata di conseguenza. Jacopo , il mio piccolo, ha optato per le alici fritte, non me ne ha fatta assaggiare neanche una e dato che lui è un buongustaio, il piatto era veramente buono. Altro antipasto particolare è stato la mozzarella di bufala panata , con le puntarelle. Le puntarelle sono una tipica verdura romana, che si mangia cruda con battuto di aglio e alici. Per finire Elisa ha preso il pane nero con patè di fegato e polpettine. Devo dire che li ho assaggiati tutti, anche le alici, grazie a Marcolino e rimango che sono tutti piatti unici nel loro genere.Certo le alici fritte sono un piatto classico, ma il modo come vengono fritte che ne fa la differenza. Io il primo lo ho saltato, mentre gli altri hanno preso tonnarelli cacio e pepe, rigatoni alla carbonara e la minestra del brigante, fatta con i ceci. A questo punto, dopo una piccola pausa, passiamo ai secondi e io vadi diretta alla coda alla vaccinara, piatto simbolo della cucina romana. Altro non è che la coda di vitello, cotta, anzi stracotta nel sugo, con una quantità smisurata di sedano. Insomma qualcosa di veramente ricercato. Un tempo era un piatto povero, ora non più, anzi. Anche la tagliata di filetto che ha preso mia moglie era buona, però per sincerità, la migliore tagliata mangiata fino ad ora è quella di Marco alla Vecchia Posta a in quel di Trevi. Il bello è che mangi, le porzioni sono giuste, non sono esigue, eppure non ti senti pieno, stai bene. E ancora c'è da prendere il dolce, accompagnato da una grappa barricata, gentilmente offerta. Jacopo per non sbagliare è andato sul tiramisù, mentre noi tutti abbiamo optato per la crostata di ricotta romana e arancio con gelato al cioccolato. Mamma mia che buona, abbiamo chiuso la serata alla grande. Devo dire che siamo rimasti fino a mezzanotte, per quanto si stava bene nel locale. L'ambiente è soft, tipico per poter parlare e scambiare un pò di chiacchiere. Al piano superiore c'è un'altra sala, più raccolta e lontana da coloro che si siedono la bancone per mangiare e bere qualcosa di frugale. Ma anche se noi eravamo vicini al bancone, non abbiamo avuto problemi nel colloquiare. L'ultima carineria l'ho scoperta tornando a casa e guardando il conto. Hanno diviso il totale per sei, non contando Jacopo, pensano che essendo un cucciolo avrebbe mangiato meno. Invece , in realtà, è un cucciolo molto affamato, per cui anche lui è entrato nella suddivisione del totale. Che altro non fa che confermare la bontà della serata, perchè 32 euro a testa, per essere nel cuore di Roma, facilmente raggiungibile con la metro, che nel fine settimana è aperta fino all'una e trenta, è veramente sintomatico di un rapporto qualità/prezzo, eccellente.

mercoledì 25 marzo 2009

La città del gusto - Roma

La serata è mite, sembra che la primavera sia entrata qualche giorno prima del previsto. Ci troviamo alla Città del Gusto del Gambero Rosso, sulla riva destra del Tevere. E' con la Città del Gusto che è cominciata la riqualificazione urbana di questa parte della città. Siamo a Viale Marconi, una delle zone più popolate di Roma . Dall'altra parte del fiume, troviamo il quartiere Ostiense, il mio quartiere in cui ho vissuto per circa 25 anni. Una volta era un quartiere dormitorio, grazie alla presenza Mercati Generali, ora è diventato uno dei quartieri più giovani di Roma, con la Terza Università e la miriade di locali che sono nati. Ma torniamo a noi, soprattutto a noi tre, detti i soliti noti. Alfredo, Roberto e il sottoscritto, che da quando ,circa dieci orsono, abbiamo fatto il corso di degustazione, le nostre seratine eno gastronomiche , non ce le facciamo mancare. Con noi c'è sempre una variabile, cioè una quarta persona che si aggrega a noi. Devo dire la verità, questa è la sesta volta che veniamo a degustare alla Città del Gusto , ci ha sempre accompagnato Gianfranco e anche stasera non ha mancato di timbrare il cartellino.
Arriviamo e diamo i nomi con cui abbiamo prenotato via internet. Saliamo al primo piano e lasciamo al guardaroba le nostre giacche. L'ambiente è informale, noi eravamo vestiti molto sportivi, come quasi tutti coloro che partecipavano all'evento. Alle 19 con una puntualità svizzera, comincia la degustazione. Aspettiamo solo Gianfranco, che arriverà con qualche minuto di ritardo. Al centro della sala, disposti a quadrato, ci sono tutti i vini del Consorzio Tutela Vini Montefalco e i sommelier che li offrono. Notiamo subito una cosa strana, cioè un bianco. Strano, il Sagrantino è solo rosso, mai visto nulla di simile. Invece è un Sagrantino vinificato bianco, insieme ad altri vitigni, come il Grechetto e la Malvasia. Degustiamo e devo dire che la sorpresa è stata positiva, veramente una bella novità. Ma torniamo , anzi cominciamo con i rossi, la nostra degustazione. Assaggiamo solo Sagrantino, tralasciando volutamente il Rosso di Montefalco, meno prezioso. Certo cominciare a degustare a stomaco vuoto è alquanto pericoloso, si rischia in un attimo di rimanere "storti", nel senso che l'alcool entra subito in circolo e la sensazione di beatitudine arriva subito. Allora prendiamo qualche pezzetto di pane carasau, messo li appositamente. Ma in fondo alla sala , sta aprendo il buffet. Torno un attimo indietro, cioè all'ultima degustazione che avevamo fatto , relativa ai vini rosati , in un ambiente stupendo, sulla terrazza della Città del Gusto, era estate e il ponentino di Roma ci rinfrescava alla grande. Ma la nota negativa fu il cibo, una quantità smisurata di pizza bianca con i fichi. Invece stavolta il buffet è stato all'altezza, tutti assaggi della cucina umbra. Abbiamo cominciato con dei fritti, gli arancini a forma di cubo e il bollito di carne, sempre panato e poi fritto. Tutte e due molto buoni con la novità del bollito. La tavola a buffet, offriva pecorino di Colfiorito stagionato, formaggio al pepe nero sempre di Colfiorito, la coppa, il lombo e il capocollo di maiale, una salsa di pomodorini secchi piccante, detta anche "pizzicar ti voglio" e olio extra vergine di oliva di Montefalco. Riempiti i piatti, ci siamo messi in un angolino , abbiamo preso altri vini e continuato la nostra degustazione. C'era veramente molta gente, questa è una delle degustazioni più importanti e il prezzo pagato, cioè 12 euro, le vale tutte. Mi guardo intorno e osservo che c'è gente di tutti i tipi. Vedo con piacere molti ragazzi e ragazze, oltre i soliti volti che si incontrano a questi incontri degustativi. Talvolta sembra di essere allo stadio o a teatro, quando hai l'abbonamento. Cioè vedi spesso le stesse persone. Scusate la digressione, parola che usava spesso il nostro professore al corso di degustazione e torniamo al vero motivi della serata. Intanto è arrivato anche Gianfranco, il quale cerca di recuperare qualche bicchiere che aveva perso in precedenza. Devo dire la verità e come me anche gli altri hanno fatto la stessa considerazione, queste annate di Sagrantino sono state un pò deludenti. Non voglio fare come il sommelier di gusto, la rubrica del Tg5, però si sentiva molto l'alcool ma poi in bocca la delusione è stata notevole. Tranne che per uno, l'unico che non aveva alcuna brochure da lasciare a coloro che degustavano. Per rafforzare ciò che vi sto' scrivendo vi narro un episodio. Questo Montefalco Sagrantino della casa vinicola Madonna Alta del 2005, l'ho assaggiato io prima di tutti gli altri. Ne ho tessuto le lodi con Alfredo e Roberto, dato che Gianfranco gironzolava con il bicchiere in cerca di qualcosa di buono. Dopo dieci minuti ci ritroviamo tutti e quattro e Gianfranco, indicando il box Madonna Alta, ha detto:"Quel Sagrantino è veramente notevole, in assoluto il migliore". Ci siamo guardati tutti e quattro e abbiamo convenuto che la nostra scelta era azzeccata. Non sto' qui a scrivere l'elenco degli altri espositori, tanto basta collegarsi al sito www.consorziomontefalco.it e scaricarli. Nota di merito anche per il servizio. Tutti i ragazzi che servivano , come i sommelier, sono stati gentilissimi e rapidi nel sostituire le pietanze che erano terminate. Che altro dire, che a Maggio c'è un'altra bella degustazione, stavolta si tratta del Lugana, un bianco della Liguria, forse non molto conosciuto ma meritevole della nostra attenzione.Solo per curiosità, anche se so che alla fine ne acquisterò quanto meno una bottiglia, mi sono collegato al sito di Madonna Alta e ho visto che il Sagrantino viene 27 euro a bottiglia.

mercoledì 18 marzo 2009

Ristorante Regional - Lisbona

Siamo arrivata da poche ore a Lisbona, ma già ne siamo rimasti affascinati. Sarà l'aria, sarà che sei in vacanza. Però tutte queste situazioni, non riescono a rendere palpabile ciò che provo a descrivere. Abbiamo un pò girato, la stanchezza del viaggio si comincia a far sentire e allora ci mettiamo alla ricerca del locale dove cenare. Non prendiamo la guida, ne diamo un'occhiata alla lista dei locali che Carla aveva scaricato dietro approfondito studio. Come al solito ci vogliamo affidare al fiuto, che nel 90% dei casi non ci ha mai tradito. Ci troviamo nel centro di Lisbona, a pochi passi dall'Elevator di Santa Justa. Sono da poco passate le 20 e 30, i negozi sono chiusi e Via Dos Sapateiros è illuminata dalle insegne dei negozi. Va avanti Marcolino, si prende lui la responsabilità della scelta. Lo vedo che si avvicina ad una vetrata e si ferma a leggere un foglio attaccato fuori dalla stessa. E' un menù. Lo comincio a leggere anche io, ma è tutto scritto in portoghese e neanche una parola in inglese. Ci guardiamo tutti quanti e decidiamo di entrare.
L'ambiente è molto familiare, ridotto al minimo indispensabile. Entrando sulla destra, c'è un frigorifero a vista con dentro del pesce. Dentro ci saranno si e no 10 persone in tutto. Non è segnalato in nessuna guida turistica, infatti coloro che mangiamo sono tutti del luogo, non ci sono stranieri. Arriva il cameriere e ci fa scegliere dove sedersi. Avevamo diretto un condizionatore che sparava aria fredda, abbastanza fastidiosa. Appena il cameriere ha capito il problema, ha abbassato notevolmente l'intensità del flusso. Appena ci siamo seduti ci ha portato del pane con del burro e dei grissini. Questa cosa merita attenzione, infatti loro portano sempre questo antipasto, se così si vuol chiamare, però non è gratis alla fine ve lo mettono in conto. Per cui se uno non gradisce, non lo mangia e loro non lo mettono nel conto finale. Ma torniamo alla nostra cena. Siamo a Lisbona e cerchiamo il baccalà. Niente da fare, infatti in questo locale il baccalà viene cucinato il sesto giorno della settimana, che corrisponde al nostro venerdì. Insomma la domenica è il primo giorno e così via. Non ci siamo persi d'animo e abbiamo dirottato le nostre scelte, prevalentemente sulla carne, anche se un piatto tipico qualcuno, non ricordo chi, lo ha voluto provare, cioè l'omelette di gamberetti, veramente notevoli. Ma tutta la cena è stata gustosa e meritevole di menzione. La lombata messicana, per cui abbastanza piccante e il filetto erano buonissimi. Da notare che tutti i piatti sono accompagnati da due contorni, cioè da patatine fritte e insalata. Il vino abbiamo bevuto quello della casa e devo dire che era buono e comunque un vino che non ti annienta la testa è un vino valido. Per non farci mancare nulla, abbiamo anche preso un piccolo assaggio di formaggi locali e anche qui non siamo rimasti delusi. Poi siamo passati ai dolci, più precisamente al pudim flan, cioè una crema di latte a budino, un dolce tipico portoghese. Buono, come buono è stato il liquorino finale, un distillato di nocino. E il prezzo? Assolutamente soddisfacente, abbiamo speso 16 euro a testa, praticamente quanto una pizza e qualcos'altro in Italia. Che dire, la scelta è stata ottima e peccato che l'ultima sera abbiamo voluto provare un altro ristorante che purtroppo rientrava nel 10% in cui il nostro fiuto non ha funzionato.
Queste sono le coordinate per chi si trova a Lisbona e vuole provare questo ristotantino tipico: Restaurante Regional, Rua dos Sapateiros 68, tel 213421027

venerdì 13 marzo 2009

B&B Casa Mascia - Dolianova - Cagliari

Devo dire che mettersi alla ricerca di un qualcosa che somigli ad un giaciglio nel mese di Agosto in Sardegna , è veramente impresa ardua. Ho perso parecchio tempo e inviato molte mail e fatto telefonate. Ma un motivo o un altro, niente rientrava nei parametri che servivano a noi, cioè due famiglie con un bambino ognuna. Quando stavo quasi perdendo la speranza, ecco che ti trovo un link che mi porta al sito web di Casa Mascia. Prima cosa è abbastanza vicino a Cagliari, solo 15 chilometri e i prezzi sono veramente buoni. Infatti per 60 euro abbiamo avuto la camera per tre persone, bagno e colazione e poi logisticamente comodo per muoversi. Quando ho telefonato e parlato con la titolare, devo dire che oltre alla disponibilità ho trovato molta cordialità. Ci siamo sentiti più di una volta e alla fine abbiamo concluso.
Le stanze rientrano nella norma, comode per tre persone. Troviamo un armadio, due comodini, un bel letto matrimoniale, comodo e questo è importante, più un letto singolo per il bambino. Non c'è la televisione, perchè si trova nella sala della colazione. Lo stato della stanza è buono e il bagno, molto ampio, ha una bella finestra, una doccia e tutti gli accessori necessari, phon compreso.
Devo dire che trovandosi in un paesino, l'atmosfera è rilassante, compresa quella del bed and breakfast. Esso è tenuto molto bene, sia internamente che esternamente, è molto curato, anche nei piccoli particolari. La famiglia che ci ha ospitato, è veramente gentile. La signora , oltre a fornirci di tutto ciò che avevamo bisogno, non mancava di farci assaggiare qualche prodotto locale, per esempio hanno dei pomodori da insalata sensazionali. inoltre , soggiornando da loro, si hanno delle convenzioni con dei locali e con la cantina sociale di Dolianova. C'è un bel giardino, con delle sdraio e un ombrellone, per poter rilassarsi e permettere ai bimbi di giocare un pochino.
La colazione è la classica all'italiana. con latte, caffè, biscotti, qualche dolcetto, la cioccolata e così via. Insomma c'e tutto quello che serve per cominciare la giornata e immergersi nello splendido mare sardo. La qualità buona e l'atmosfera anche, dato che c'eravamo solo noi.
Ci troviamo in un paesino immerso nella terra della Sardegna, non vedi il mare, ma le montagne e la viticultura non mancano sicuramente. Proprio a 100 metri dal b&b, c'è la fermata dei pullman, che portano nei paesi intorno e a Cagliari. La posizione è tranquilla, non c'è vita notturna e il riposo e il relax è assicurato.
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